Barletta nel XII secolo e il falso mito del suo sviluppo a seguito della distruzione di Bari del 1156

disfida

La dominazione normanna dell’Italia meridionale fu conseguenza diretta della instabilità politica che contrassegnava quest’ultima nell’XI secolo: costanti conflitti tra longobardi e bizantini, duri antagonismi tra ducati longobardi, permanente minaccia di incursioni saracene. Nella visione politico-strategica dei nuovi dominatori normanni l’abitato cittadino assunse particolare importanze, così popolazioni rurali vennero attratte verso i centri urbani, resi appositamente più sicuri con la edificazione di mura difensive, di torri e, più in generale, di elementi fortificativi urbani. Tali centri divennero, così, nuovi poli economico-politici e religiosi. Fu, infatti, dato impulso alla costruzione, o – spesso – alla riedificazione, di luoghi di culto, la cui evidente funzione di attrattori sociali e di promotori politici era stata opportunamente valutata ed efficacemente pianificata dai guerrieri nordici. Nel territorio corrispondente alla nostra provincia questo processo ricevette particolare impulso anche a seguito di particolari ragioni di rilevanza strategico-militare, legate – nello specifico – al permanere in mano bizantina della città di Trani. Fu così che Pietro il Normanno, come riferisce il poeta e cronista Guglielmo di Puglia (o Appulo), “Edidit hic Andrum (Andria), fabricavit et inde Coretum (Corato), Buxilias (Bisceglie), Barolum (Barletta) maris aedificavit in oris[1]”. Secondo lo storico locale Francesco Saverio Vista, tale processo di fortificazione ebbe evidentemente luogo prima del 1054, anno in cui Trani cadde in mano normanna. Del resto, come attesta lo storico Sabino Loffredo, non si trattava certo di fondazione ex novo di tali città, tutte, in realtà, preesistenti al conte Pietro, “sibbene quegli ne fece città fortificate: ed è così che va intesa l’attestazione di Guglielmo Appulo[2]. Studi recenti confermano, in effetti, una datazione anteriore al 1054 dell’opera di fortificazione di Barletta e delle altre città di cui parla Guglielmo di Puglia, assumendo come data il 1046[3].

Questo processo segnerà un momento di particolare importanza nella storia della città di Barletta, che, grazie al suo porto ed alla favorevole posizione geografica, si ritroverà al centro di quei flussi di pellegrinaggio tra l’Europa e la Terra Santa che segnarono tutto il medioevo. Peraltro, Barolum vide accrescere ulteriormente il proprio ruolo di crocevia strategica soprattutto nel corso di quel vasto movimento religioso, economico, sociale e militare universalmente noto col nome di “crociate”. Ecco, quindi, che in ragione degli eventi descritti possiamo collocare alla seconda metà del XI secolo quei prodromi di rinascita della città, che ne fecero, dagli inizi del XII secolo, uno dei centri pugliesi con più vivace sviluppo economico (come proposto anche dal Loffedo). Come riporta il mercante inglese Sevulfo, che nel 1102-1103 si recò nei luoghi santi, la città era tra i porti pugliesi da cui i pellegrini erano soliti imbarcarsi per l’Oriente[4]. Non va dimenticato che, inoltre, a seguito della distruzione della città di Canne (1083) ad opera di Roberto il Guiscardo (1059-1085), la gran parte dei cannesi riparò a Barletta, con conseguente incremento demografico. Peraltro, è proprio a questi profughi che si deve, secondo il Loffredo, la costruzione del Borgo San Giacomo, sorto su un territorio che a quel tempo era, d’altra parte, di pertinenza cannese[5]. Si tratta, anche in questo caso, di un evento cruciale nella storia dello sviluppo della città, la cui linfa sarà alimentata anche da canosini e più in generale da tutte quelle popolazioni che risiedevano in luoghi distrutti dai normanni nei dintorni ed a cui si aggiungeranno, secondo recenti proposte storiografiche, anche i sipontini[6].

Questo stato di cose favorirà l’arrivo nella Barolum della prima metà del XII secolo di ordini canonicali e militari di Terra Santa che ne faranno un centro di straordinaria rilevanza, investendo ingenti risorse nella costruzione di complessi religiosi di particolare importanza. Si avvierà, così, un processo di progressivo concentramento religioso-istituzionale la cui portata è oggi oggetto di rivalutazione da parte della moderna storiografia. Tale rilettura ci restituisce l’immagine di una vera e propria civitas monastica in buna parte ancora da indagare, anche se, come ricorda la professoressa Luisa Derosa (Università di Bari), “si sono fatti negli ultimi anni passi da gigante, a partire dal Convegno nel 1996 ‘Barletta crocevia degli Ordini religioso-cavallereschi medioevali’, organizzato da Cosimo Damiano Fonseca, per arrivare agli importanti interventi di Hubert Houben sull’Ordine Teutonico, di Francesco Tommasi e Raffaele Iorio per quanto riguarda le domus degli Ospitalieri e dei Templari, di Fulvio Bramato  e di Kristjan Toomaspoeg[7]. Molto lucidamente, proprio la cronologia insediativa di questa straordinaria concentrazione di ordini religioso-cavallereschi porta la citata studiosa a stigmatizzare l’inattendibilità di un ormai desueto cliché storiografico che li legava alla distruzione di Bari ad opera di Guglielmo il Malo (1156). Cliché, ahimè, ripreso, del tutto acriticamente, anche da alcuni studiosi locali… Ecco come si esprime la Derosa in riferimento al ruolo chiarificatore della nuova storiografia: “Questi studi hanno avuto il merito di chiarire molti aspetti e dissipare errori spesso reiterati, come quello caro alla storiografia erudita, di considerare l’arrivo a Barletta degli ordini d’Oltremare conseguente alla distruzione di Bari del 1156, mentre evidente è invece il loro stanziamento in piena età ruggeriana[8].

Del resto, la presenza in città di importanti istituzioni di Terra Santa con relative sedi, peraltro anche a carattere monumentale, ben prima del tragico evento barese è documentalmente attestata. Eccone alcune:

  • chiesa del Santo Sepolcro con annesso ospedale (1138), straordinario monumento, peraltro ritenuto da eminenti studiosi il primo esempio di gotico in Italia (Camille Enlart, Émile Bertaux, Giambattista Nitto de Rossi). La chiesa rappresenta il più importante dei quattro templi dedicati al Santo Sepolcro presenti in puglia e e degli otto totali in tutto il meridione d’Italia[9]. La chiesa era alle dirette dipendenze dei canonici del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i quali possedevano già prima del 1099 (anno della caduta in mano crociata di Gerusalemme) un certo numero di proprietà in Occidente, di cui in Puglia si conosce solo l’esempio della chiesa barlettana[10]. In altri termini, è molto probabile che una chiesa con questo nome fosse presente a Barletta già prima nel 1099.
  • abazia premostratense di San Samuele (1147). Secondo una cronaca, fu fondata dallo stesso re Ruggiero II e venne rinnovata nel 1149. Essa divenne la più ricca ed importante tra le 65 appartenenti all’ordine fondato nel 1119 da San Norberto e presenti in Italia[11].
  • chiesa di San Giovanni dei cavalieri gerosolimitani, risulta già eretta prima del 1157, mentre ancor prima, siamo nel 1147, l’Ordine possedeva nei pressi della chiesa un “ortum ospitalis Ierusalem[12]. La zona è quella dove attualmente trovasi il complesso di Solemar.
  • Domus dei templari già eretta prima del 1158 (assieme alla loro chiesa di San Leonardo).
  • Chiesa di Santa Maria di Nazareth, già eretta prima del 1158. Lo storico Sabino Loffredo la dice coeva a quella del Santo Sepolcro, ovvero risalente ad almeno gli anni ’30 del XII secolo.
  • Chiesa di Maria Maddalena risulta già eretta nel 1156, in quanto citata in un documento di quell’anno in relazione ad una questione sorta tra il Vescovo di Canne e la “Domus Templi” di Barletta circa il possesso della “Ecclesia S. Marie de Salinis”.
  • Il monastero di Santo Stefano, oggi di San Ruggero, che secondo il Vista risalirebbe al X secolo.

Oltre a questi monumenti, in quello stesso periodo si registra la presenza di altre strutture di carattere religioso, anche particolarmente importanti, che confermano ulteriormente la vitalità della civitas barlettana già prima di quel fatidico 1156. Ad esempio abbiamo:

  • la chiesa di Santa Maria Maggiore, di origini paleocristiane. Venne ricostruita in epoca normanna, probabilmente a partire dal 1147. Peraltro, uno dei capitelli che sormontano una delle colonne della navata centrale, donato da un certo Muscatus, riporta la data del 1153 in memoria della presa di Ascalona in Terra Santa.
  • La chiesa di San Giacomo con annesso monastero, dipendente direttamente dai Benedettini di Monte Sacro (Gargano) risulta già costruita almeno dal 1158.
  • La chiesa di Lazzaro – Padri Celestini della SS. Trinità – S. Giovanni di Dio risalente alla prima metà del XII secolo.
  • La chiesa di San Michele, concessa col titolo di Omnium Sanctorum da Bisanzio, Arcivescovo di Trani, a Salomone, abate del monastero di San Michele Arcangelo nel 1144.
  • La chiesa di San Vitale, citata in un documento del 1126, che dava il nome all’omonimo borgo posto furi le mura di sud-est.[13]

Molte altre sarebbero le chiese, ed in generale le istituzioni religiose, che forse andrebbero ascritte al periodo in questione, ma che, in assenza di dati documentali certi, non è possibile aggiungere all’elenco.

Un simile fermento economico, politico, religioso ed amministrativo fece di Barletta, già dal XII secolo e per tutto il successivo, un potente polo di attrazione per numerose famiglie forestiere appartenenti al ceto nobile-ecclesiastico ed amminstrativo-militare per la possibilità di assumere incarichi autorevoli. Tra queste, la potente famiglia ravellese dei Della Marra è documentata a Barletta già dal 1155[14]. Ad essa si affiancarono numerose altre provenienti dalla costiera amalfitana, tra cui i Rufolo, i Frezza, gli Acconciaioco, i Pironti, i De Afflitto, i De Fusco e i De Anna[15].

In conclusione si può affermare che, proprio il fatto che Barletta già prima della distruzione di Bari assunse nella regione un ruolo di non trascurabile importanza socio-economico-religiosa-istituzionale e militare, costituisce un formidabile elemento esplicativo delle ragioni per cui un grossa fetta di esponenti delle istituzioni profughe scelse di rifugiarvisi. Qui, infatti, la presenza di chiese, domus e monasteri appartenenti anche al proprio ordine costituì la ragione primaria del loro arrivo… Nella seconda metà di quello stesso secolo, l’accresciuta importanza farà di Barletta una delle città più importanti del meridione, fino all’ottenimento della demanialità con Re Tancredi (1190). Tutto ciò sfocerà, nel secolo successivo, in livelli di sviluppo socio-economico davvero considerevoli. A questo riguardo può essere utile considerare i dati demici proposti da Vittorio Franchetti Pardo, che stima a Barletta una popolazione di circa 14-15.000 abitanti, a Trani di 12-13.000 e a Bari di circa 10-11.000[16].

a cura di Michele Dinicastro

  • [1] de Pouille Guillaume, La geste de Robert Guiscard, ed. M. Mathieu, Palermo, 1961.
  • [2] Loffredo S., Storia della città di Barletta, ristampa anastatica di Arnaldo forni Editore, Vol. 1, Trani, 1893, p. 127.
  • [3] Kappel K., S. Nicola di Bari und seine architektonische Nachfolge, Worms am Rehin, 1996.
  • [4] Derosa L., Barletta E La Terrasanta: Bilancio Storiografico E Prospettive Di Ricerca, in ARCHEOLOGIA STORIA ARTE
  • Materiali per la storia di Barletta (secoli IV a.C.-XIX d.C.), 2015, p.146.
  • [5] Loffredo S., Storia della città di Barletta, ristampa anastatica di Arnaldo forni Editore, Vol. 1, Trani, 1893, pp.138-139.
  • [6] Franchetti Pardo V., Le città portuali meridionali e le crociate, in G. Musca (a cura di), Il mezzogiorno normanno-svevo e le crociate, Atti delle quattordicesime giornate normanno-sveve, Bari, 17-20 ottobre 2000, Bari 2002, pp. 313.
  • [7] Derosa L., Barletta E La Terrasanta:Bilancio Storiografico E Prospettive Di Ricerca, cit. p. 145.
  • [8] Derosa L., Barletta E La Terrasanta:Bilancio Storiografico E Prospettive Di Ricerca, cit. p. 145.
  • [9] Frati M., I Santi Sepolcri nell’Italia meridionale, in P. Pierotti (a cura di) Le rotonde del Santo Sepolcro – Un itinerario europeo, Edipuglia, Bari, 2005, pp. 121-138.
  • [10] Luttrell A., Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno, in G. Musca (a cura di), Il mezzogiorno normanno-svevo e le crociate, Atti delle quattordicesime giornate normanno-sveve, Bari, 17-20 ottobre 2000, Bari 2002, p. 293-294.
  • [11] Ceci R. & Mascolo R., Barletta, leggere la città, Edizioni Libreira Liverini, Barletta, 1986.
  • [12] Codice Diplomatico Barese, VIII, Bari, 1914, n. 53.
  • [13] Loffredo S., Storia della città di Barletta, ristampa anastatica di Arnaldo forni Editore, Vol. 1, Trani, 1893, p.139.
  • [14] Loffredo S., Storia della città di Barletta, ristampa anastatica di Arnaldo forni Editore, Vol. 1, Trani, 1893, p.165.
  • [15] Diviccaro A. M., I Della Marra: un profilo, in V. Rivera Magos (a cura di), Una famiglia, una città. I della Marra di Barletta nel medioevo, Edipuglia, 2014, p. 93.
  • [16] Franchetti Pardo V., Le città portuali meridionali e le crociate, cit., pp. 301-323.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteWhat’s UP? I film in uscita al cinema… dal 20 al 23 febbraio
Articolo successivo
Studioso di numerose discipline, è autore di circa 140 articoli a carattere scientifico e storico. La sua produzione bibliografica si compone di ben 8 libri di cui è autore o coautore. Dopo la maturità classica studia antropologia presso l’Università di Bologna ed ottiene la co-docenza di Biopsicocibernetica presso il IV Dipartimento di filosofia, psicologia, sociologia e pedagogia dell’Università Aperta di Imola. Oltre all’interesse per l’epistemologia, la fisica, la filosofia e l’antropologia, sviluppa fin da giovane anche una forte passione per la storia e l’archeologia. Già dal 1976, infatti, entra a far parte dell’Archeoclub di Barletta e pubblica a partire dai primissimi anni ’80 dello scorso secolo vari articoli di storia locale su giornali quali “Il Banditore” e “Il Fieramosca”. Diventa in quegli anni grande frequentatore e profondo conoscitore degli archivi storici locali, quali: Archivio di Stato di Bari –Sez. di Barletta, Biblioteca Archivio Diocesano “Pio IX” – Sez. di Barletta, Archivio Notarile di Trani ed archivi privati. Nel 1991 realizza alcuni libretti di storia della città di Barletta per ragazzi, pubblicati in tre lingue. Nel 2004 collabora col prof. Quinto Casadio, Rettore dell’Università Aperta di Imola, a cui fornisce documenti attinenti la storia della città di Barletta nel corso della Seconda Guerra mondiale. Tale collaborazione gli varrà una menzione nel saggio storico del Rettore, intitolato Una resistenza rimasta nell’ombra (Editrice La Mandragora, Imola, 2004). E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna e la Scottish Society for Psychical Research (SSPR). Pubblica articoli sulle più importanti riviste del settore, come "Luce e Ombra", i "Quaderni di Parapsicologia", “Il Giornale dei Misteri”, “La Ricerca Psichica”, “Lettere e Scritti”, “ITC Journal”. Ha scritto articoli scientifici sulla parapsicologia, tra gli altri, anche per il gruppo RCS (Rizzoli- Corriere della Sera). E’ spesso ospite di importanti trasmissioni televisive di reti nazionali ed internazionali (RAI 1 - RAI 2 – RAI 3 – Reti Mediaset – La7 - TSI – Discovery Channel – Travel Channel - SKY) e la sua attività di ricerca è frequentemente oggetto di pubblicazione da parte di periodici nazionali (Focus – Famiglia Cristiana – Chi – Libero – La Repubblica – Il Resto del Carlino – Ecc.) ed esteri. E’ stato protagonista, in qualità di parapsicologo, nella prima serie del fortunato programma televisivo Presenze di SKY. Ha ricoperto per undici anni l’incarico di Direttore della Sezione Ricerca del Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica (Il Laboratorio) di cui è co-fondatore nel 2001. E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico, come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna, la Second International Conference on Current Research into Survival of Physical Death with Special reference to Instrumental Transcommunication (ITC) in Vigo (Spagna) e la Scottish Society for Psychical Research (Scozia). Per quest’ultima ha anche tenuto una conferenza presso la facoltà di fisica dell’Università di Glasgow (2007) ed un’altra presso la Società Teosofica Scozzese (2008). Dal 2005 fa parte della prestigiosa Parapsychological Association (PA), unica associazione di parapsicologi al mondo associata alla AAAS (Associazione Americana per il Progresso delle Scienze), ritenuta la più importante compagine scientifica del mondo. Dal 2008 entra nella ristretta rosa dei Professional Member della PA: unico italiano di origini meridionali che vi abbia mai fatto parte. Nel 2011 pubblica in qualità di coautore, assieme a don Ignazio Leone, il libro "Santa Lucia. Storia e devozione" (Cafagna Editore, Barletta, 2011). L’opera, che ottiene la prefazione di sua Eminenza il cardinale Francesco Monterisi, presenta una sua articolata indagine storico artistica-antropologica sul complesso monastico di S. Lucia di Barletta. E’ autore di un saggio scientifico sulla natura del tempo, di imminente pubblicazione sul mercato nazionale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here