Barletta-Napoli già sui binari del Comitato Barletta Provincia

ferroviaA proposito del recente confronto a distanza, in videoconferenza, tra il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola ed il Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, in occasione del convegno su “Infrastrutture di trasporto in Puglia: un’opportunità per l’Europa”, porgo alla cortese attenzione della Redazione di Barlettanews un progetto di realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità e ad alta capacità, che penso si possa considerare alternativo o complementare a quello, solamente ad alta capacità, attualmente in itinere tra la Puglia e la direttrice Tirrenica, che ha tra l’altro subito degli intoppi, prima per la frana di Montaguto (Av) ed ora, per quel che riguarda il tratto Apice-Orsara, relativamente all’impresa Rabbiosi che oggi è in amministrazione controllata.

Si tratta di un progetto predisposto all’epoca dei Borboni nel 1846, rivisto nel 1920 dal progettista ing. Dini, e che il Comitato di Lotta “Barletta Provincia”, di cui mi onoro essere stato Segretario Amministrativo sino al 2012, ha riscoperto qualche anno fa nelle pieghe di una relazione pubblicata nel 1930 da una Organizzazione Sindacale dell’epoca, “sull’ importanza storica, commerciale, industriale, agricola, culturale e demografica della città di Barletta”; progetto che descrive e prospetta la realizzazione di una linea ferroviaria direttissima Barletta-Napoli lunga 204 Km e che oggi correrebbe parallela, all’incirca, all’autostrada A16 Napoli-Canosa, lunga 172,5 Km.

Evidentemente i Borboni nell’800 avevano ben intuito, con acuta ed oggettiva lungimiranza, che il percorso più breve dall’Adriatico al Tirreno parte da Barletta, anticipando i progettisti degli anni ’60 dell’autostrada A16. Non per niente, tutte le linee ad alta velocità, in Italia, corrono ragionevolmente parallele alle autostrade. E con i moderni elettrotreni “Frecciarossa”, la distanza di 200 Km sarebbe coperta oggi in meno di un’ ora! Non solo, ma pare che gli stessi Borboni fossero anche a conoscenza, già allora, dei fenomeni franosi che oggi interessano il territorio, al confine tra Puglia e Campania, dove più tardi sarebbe poi sorto l’attuale tracciato ferroviario Foggia –Benevento e dove sono attualmente in corso i lavori di ammodernamento della stessa linea con ingenti costi. E si sa che ristrutturare una infrastruttura vecchia può costare di più che realizzarne una nuova!

Voglio ricordare che, una volta ultimati i lavori di ammodernamento della attuale linea ferroviaria Foggia-Benevento-Caserta, trasformata in linea “semplicemente” ad alta capacità, i treni possono raggiungere una velocità massima di 180-200 chilometri orari, mentre su una linea ferroviaria ad alta velocità le “Freccerosse” oggi possono raggiungere anche oltre 300 chilometri orari (e a breve con le ultime “Freccerosse” dedicate al caro ed indimenticato Pietro Mennea, possono raggiungere addirittura i 400 chilometri orari). Inoltre attualmente le “Frecceargento” Lecce-Bari-Roma sono costrette a ben 10 minuti di sosta a Foggia per consentire un’anacronistica inversione di marcia ai treni! Non è noto con i lavori di ammodernamento della attuale linea Foggia –Benevento-Caserta, per evitare questa inutile perdita di tempo con l’inversione di marcia dei treni, che cosa si voglia fare dello scalo foggiano. Mentre il progetto borbonico, così come quello degli anni ’20, esclude lo scalo foggiano spostandolo più a sud di una quarantina di chilometri all’altezza di quello di Candela.

Perciò una auspicabile linea ferroviaria direttissima ad alta velocità, oltre che ad alta capacità, dall’ Adriatico al Tirreno, consentirebbe di prolungare il tracciato del Corridoio europeo n. 8 Bari-Varna fino a Napoli, collegandosi in maniera più veloce e diretta al Corridoio Europeo n. 1 Berlino-Palermo. Così con tale grande opera infrastrutturale il Mezzogiorno d’ Italia, connesso con tutto il suo sistema dei trasporti (costituito oggi da strade, autostrade, ferrovie, porti) diverrebbe la chiusura più ideale e naturale della maglia ferroviaria europea: obiettivo che la stessa Rete Ferroviaria Italiana traccia nel suo piano di sviluppo degli itinerari fondamentali per il Sud.

Sulla scorta di questo importante e significativo documento, abbiamo ritenuto già da tempo, noi del Comitato, intraprendere i primi passi nei confronti della società Italferr che, per conto del Gruppo delle Ferrovie dello Stato, si occupa della realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, comprese quelle dell’alta velocità/alta capacità. Del progetto è stato già interessato anche il Parlamento attraverso l’on. Alessandro Montagnoli (già componente della IX Commissione Trasporti della Camera) e l’on. Gabriella Carlucci, attraverso l’interrogazione a risposta scritta n. 5-02536 del 16 marzo 2010 indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti “sulla mancata istituzione della fermata ferroviaria nella città di Barletta per i treni Eurostar che collegano la Puglia con Roma”; e la Provincia di Barletta-Andria-Trani che ha stilato apposito Ordine del giorno n. 33, inviato in data 3 febbraio 2010 al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture sen. Altero Matteoli, al Direttore Regionale ed al Direttore Nazionale di Trenitalia e, per ultimo, il progetto (presentato nelle sue linee generali dal sottoscritto) è stato consegnato personalmente al Ministro delle Infrastrutture sen. Altero Matteoli (documento consegnato da Nardo Binetti il 10 febbraio 2011 durante una sua visita a Barletta).

I lettori si chiederanno: “ma come reperire i fondi per realizzare una simile opera?” La risposta è nella conclusione della lettera d’accompagnamento da me redatta con l’illustrazione del progetto consegnato nelle mani del Ministro Matteoli: “Non è compito principale della nostra classe politica, signor Ministro, quello di intercettare ed attrarre il maggior numero possibile di risorse e di occasioni di sviluppo per il nostro Mezzogiorno utilizzando i fondi ancora disponibili, e mi riferisco alle decine di miliardi di euro di fondi FAS e POR ancora a nostra disposizione?”.

Prof. Vincenzo PICCIALLI
già Segretario amministrativo del Comitato di Lotta “Barletta Provincia”.

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