Gli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria 1° grado “Ettore Fieramosca” di Barletta, guidati dalle docenti Discornia, Borraccino, Falconetti e Rizzi, nel mese di marzo sono stati immersi nelle bellezze storico – artistiche dei capolavori del grande pittore barlettano Giuseppe De Nittis. Unica particolarità: il percorso è stato tutto illustrato in lingua francese.

Dopotutto, l’artista ha trascorso buona parte della sua pur breve esistenza a Parigi, luogo nel quale ha sposato Léontine Gruvelle ed in cui si è affermato come una delle personalità più apprezzate di tutta la mondanità parigina. Il pittore ha amato questa città, ne ha ritratto i dettagli e le bellezze ed è stato soprannominato “Le peintre des parisiennes” grazie al ruolo centrale da sempre attribuito alle donne nei suoi dipinti.

Il barlettano, riferendosi alla città francese, si è così pronunciato: “Io amo la Francia appassionatamente e disinteressatamente, più di ogni qualsiasi francese. La Francia ha fatto la mia formazione. Sotto un certo aspetto la Francia è il paese che io ho sposato”.
Gli alunni sono stati sensibilizzati alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale della loro città ed hanno sperimentato una modalità di visita ad un museo più viva, dinamica, pratica e laboratoriale con lavori di gruppo, brain storming, role-play e discussioni sulla produzione del grande De Nittis.

Gli stessi ragazzi si sono sentiti all’interno delle sale e di fronte alle opere dei veri protagonisti della visita, grazie alla quale hanno esercitato spirito di osservazione, curiosità e creatività.

Il viaggio tra i mondi meravigliosi e così dettagliatamente dipinti dal pittore barlettano trapiantato in Francia ha entusiasmato tutti gli alunni, che attraverso questa attività hanno potuto apprezzare con mano le opere di De Nittis. Le spiegazioni in francese, inoltre, hanno permesso agli stessi, oltre che di perfezionare la lingua, di potersi immergere in maniera così inclusiva nelle opere descritte, tanto da sembrare essere stati trapiantati nei salotti parigini di fine Ottocento.

Considerando l’alto successo dell’iniziativa, non si esclude che la stessa potrà tornare ad essere proposta successivamente.

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