Barletta aderisce alla giornata mondiale “Città per la vita – Città contro la pena di morte”

barlettanews - pena di morte

“Un mondo senza la pena di morte”.

Questo il chiaro messaggio che oggi 2163 città in tutto il mondo, tra le quali Barletta, hanno voluto trasmettere aderendo alla Giornata Mondiale “Cities for life- Cities against the Death Penalty”. 

Trattasi della più grande mobilitazione contemporanea planetaria tesa ad indicare una forma di giustizia capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale.

La grande manifestazione, giunta alla sua sedicesima edizione, è stata organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio che come si legge nella delibera adottata dalla Giunta del Comune di Barletta in data 10 novembre “mantiene viva l’attenzione e raccoglie la sensibilità delle comunità locali a sostegno del processo abolizionista”.

La data del 30 novembre, scelta per tale Giornata non è casuale atteso che ricorda la prima abolizione della pena capitale avvenuta il 30 novembre del 1786 nel Granducato di Toscana.

Molte le città che oltre ad aderire hanno in segno di partecipazione illuminato uno dei monumenti presenti in città. La torre del palazzo della Citta Metropolitana sul lungomare di Bari si è così illuminata di arancione mentre a Trieste il colore scelto è stato il rosso per illuminare ponte Curto.

A scegliere il rosso è stato anche il Comune di Ferrara per l’illuminazione dello scalone municipale. Blu invece il colore preferito da Perugia per dar luce ai due monumenti simbolo della città: il Grifo e il Leone posti nell’atrio di palazzo dei Priori. Verde per la Ghirlandina a Modena  e ancora tanti altri colori in tutto il mondo.

Migliaia di città dunque impegnate a ricordare che non possiamo rinchiuderci nei confini nazionali, ignorando le violazioni dei diritti umani che ancora si determinano in molte parti del mondo anche non molto lontane da noi!

La questione “pena di morte” inoltre è stata oggetto del 10° Congresso internazionale dei ministri della Giustizia, svoltosi il 28 novembre presso la Camera dei Deputati a Roma.

Trattasi di incontro organizzato sempre dalla Comunità di Sant’Egidio con la finalità di coinvolgere ministri e rappresentanti dei governi di paesi sia abolizionisti che mantenitori della pena di morte.

Un tema questo sempre attuale perché come ha chiarito il Ministro Orlando nel suo intervento: “Oggi comincia a manifestarsi, anche nelle proposte di movimenti e partiti politici, la tentazione di ricorrere alla pena di morte come risposta istituzionale alla crescente domanda di maggiore sicurezza pubblica”.

Se dunque l’Europa, primo continente libero dalla pena capitale torna a pensare  ad un possibile  ripristino della pena di morte, a fronte del moltiplicarsi di atti di terrorismo e di crimini violenti, è segno che occorre ancora parlarne.

“Se vogliamo evitare che questo pericolo, per il momento latente, ci porti indietro, ad una società che consideri la pena di morte un metodo efficace di contrasto alle forme di criminalità più efferate, è necessario rafforzare la cooperazione internazionale”. Queste le ferme parole del ministro in risposta ai dati sul terrorismo che non sono certo incoraggianti. 

Nel 2016 infatti sono stati registrati 13.488 attentati nel mondo, con 34.676 vittime.

I sostenitori della pena di morte ritengono che questa sia un efficace deterrente e che consenta di eliminare ogni eventualità di recidiva mentre gli oppositori non hanno dubbi sul fatto che la pena capitale non può e non deve essere considerata la cura per una società violenta.

L’aver l’Italia definitivamente abolito la pena di morte nel 1948, non ci esime dall’affrontare la questione che vede coinvolti ancora tanti Stati perché come ha dichiarato Orlando: ”C’è una pena di morte dichiarata dagli Stati ma c’è anche una pena di morte che è conseguenza dell’indifferenza degli Stati e questo ci impone di non girarci dall’altra parte”. 

I dati pubblicati da Amnesty International dimostrano quanto ancora il fenomeno sia presente. 142 sono i Paesi abolizionisti della pena capitale nel mondo. Di questi, 104 l’hanno abolita per ogni reato, 7 l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali (quali quelli commessi in tempo di guerra) e 30 risultano abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno 10 anni.

58 invece i Paesi che mantengono in vigore la pena capitale ma quelli che eseguono le condanne a morte sono stati 23 nel 2016.

Nel 2016 vi sono state 1032 esecuzioni di pena di morte, 3117 condanne a morte e 18.848 sono le persone attualmente rinchiuse nel braccio della morte.

La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta in Cina, seguono l’Iran, Arabia Saudita e Pakistan.

La Cina da sola ha condannato a morte più persone che il resto del mondo tutto insieme e ad aggravare la situazione è il fatto che la reale entità dell’uso della pena di morte in Cina è sconosciuto atteso che i dati sono classificati come “segreto di Stato”.

Circa le modalità di esecuzione, ve ne sono state tante nel corso della storia, alcune non più presenti.

Si ricordi l’annegamento che in Egitto prevedeva che il condannato chiuso in un sacco fosse gettato nel Nilo.

A questo si aggiungano la camera a gas, la decapitazione, la fucilazione, la ghigliottina, l’impiccagione, il colpo di pistola alla nuca (ancora praticato in Cina), la lapidazione (presente ancora in alcuni Stati islamici), la sedia elettrica inventata alla fine dell’800 e applicata in molti Stati statunitensi fino agli anni ’70 e poi sostituita dall’iniezione letale, attualmente praticata.

Tralasciando il discorso sostenitori e oppositori, è innegabile che errori negli anni ne siano stati commessi e tanto a conferma che la giustizia infallibile non esiste.

Si stima che il 4% delle persone entrate nel braccio della morte era innocente; di questi l’1,7% è uscito vivo dalla prigione (spesso grazie al test del DNA)  mentre per molti altri l’innocenza è stata appurata quando ormai era troppo tardi.

L’impegno del nostro Stato dunque, secondo le parole pronunciate al Congresso non può non essere indirizzato a sensibilizzare la società civile sulla storia della pena di morte, sugli effetti drammatici della sua applicazione, sulle condanne di innocenti, sulle discriminazioni in base al colore della pelle, alla religione, al genere o agli orientamenti.

A conferma dell’importanza del dialogo tra le Nazioni, Mohamed Auajar, ministro della giustizia del Marocco, in occasione del Congresso ha affermato: “Il diritto alla vita è stato inserito per la prima volta come diritto supremo nella nostra Costituzione” e ha concluso: “Il Marocco è sulla via che conduce gradualmente all’abolizione della pena di morte”. 

Il ministro della Guinea, Cheik Sako, ha invece ricordato che da quest’anno la Guinea è divenuta completamente abolizionista dopo che il Parlamento nell’ottobre del 2016 aveva adottato un nuovo codice di procedura penale che eliminava la pena di morte dalle sanzioni applicabili.

Cooperazione internazionale dunque e dialogo affinché alla pena di morte ancora vigente nei 58 Paesi non segua l’ulteriore condanna della nostra indifferenza!

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