Barletta e le Politiche Sociali: Intervista con il cons. Dario Damiani

Esaustiva intervista nella redazione di Barletta News

La grave situazione del Paese fa emergere un forte incremento delle richieste di protezione sociale che mal si coniugano con la pesante diminuzione delle risorse finanziarie nazionali, regionali e locali.

E’ oggetto di attenzione anche nella nostra realtà locale il livello di allarme sociale , livello che sta crescendo in maniera esponenziale e al punto tale dal farci ritenere di essere in una situazione di reale emergenza.

Un grido di dolore di sempre più forte intensità si leva dalle famiglie che vivono un disagio sociale incolmabile e inconsolabile, famiglie che versano in grandissima difficoltà, poiché rese orfane dei diritti essenziali quali il diritto alla casa, ad un lavoro, ad un vivere dignitoso.
Il diritto ad un vivere dignitoso e il diritto al lavoro sono garantiti dalla Costituzione in base al combinato disposto degli artt. 1 e 36, ma nel nostro Paese, ormai, la Costituzione è ritenuta obsoleta “a convenienza” e da invocare all’occorrenza!

Era il 13 novembre quando il sindaco Cascella presentava al vaglio del Consiglio Comunale le sue linee programmatiche traendone ottimi spunti di riflessione, nonché suggerimenti utili per poter attribuire concretezza alla pura teoria. sicuramente le linee di mandato del sindaco e della sua giunta difettano per la mancanza di un cronoprogramma che detti un’agenda puntuale dei lavori e individui obiettivi di breve e medio periodo. Ergo, ci si aspettava un lavoro più certosino ed innovativo e non il solito elenco di ciò che si dovrebbe fare, ma ancora non si può fare, ciò che servirebbe ma ancora non è possibile, ciò che sarebbe opportuno ma ancora non realizzabile!

Trascorsi circa ben due mesi dalla suddetta data, non è dato di sapere se le linee di mandato del sindaco siano state opportunamente “rivisitate” e abbiano recepito i suggerimenti che da più parti non sono mancati in tal senso.
Un contributo in tal senso è stato offerto dal Consigliere Comunale Dario Damiani, soprattutto in materia di politiche sociali. In particolare, Damiani, pone l’accento su tre questioni di rilievo, quali l’affido familiare, i contenitori culturali, i centri riabilitativi.
All’uopo, abbiamo colto l’occasione per invitare presso la nostra redazione il Dott. Damiani, al fine di poter conoscere attraverso la sua viva voce se, a quelle che sono state le sue rimostranze in occasione del consiglio comunale succitato, ne è seguito un riscontro non ancora reso noto ai cittadini.

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La Giunta comunale ha approvato il progetto “Fidati dell’affido”, sulla base di quanto previsto nel Piano sociale di Zona 2010-2013 e richiesto dall’Avviso Pubblico regionale “per la presentazione di progetti per la promozione e il potenziamento dei percorsi di affidamento familiare”. Nonostante questo provvedimento lei ritieni doveroso procedere ad un ulteriore potenziamento nell’erogazione del servizio, ci spieghi in che modo.
L’interesse verso tale questione trae origine sia dalla circostanza di aver personalmente seguito, nel recente passato, una famiglia che voleva avviarsi all’affido, sia dalla esigenza di suggerire all’ amministrazione, la possibilità di attuare un notevole risparmio delle risorse comunali disponibili. All’uopo, sarebbe, per l’appunto auspicabile l’ulteriore potenziamento del servizio erogato, attraverso una più efficace interazione dell’Amministrazione con le associazioni che sul territorio si spendono con dedizione e professionalità nel perseguire tale progettualità. Di talchè, si sortirebbe un duplice vantaggio, quello di non destinare un bambino presso un istituto, bensì, collocarlo in una famiglia (opportunamente formata attraverso percorsi ad hoc), unitamente ad un apprezzabile risparmio di danaro per le casse comunali, atteso che, allo stato, l’ente comune spende circa 600 mila euro l’anno per mantenere i bambini presso gli istituti di accoglienza.

 

Lei, durante il suo corposo intervento tenutosi in consiglio comunale, in data 13 novembre, ha fatto riferimento alla scottante questione relativa alla mancanza nella nostra Città di centri riabilitativiattrezzati e funzionali, all’uopo ha citato la struttura dell’Angioletto.
L’Angioletto, una struttura, in passato adibita a scuola materna poi ristrutturata, sulla base di un progetto, approvato nel 2006 dalla giunta comunale e costato 390.000 euro; progetto, co-finanziato al 50% con fondi regionali, per la realizzazione di un “centro educativo diurno per portatori di handicap grave”, così come testualmente recitava il titolo della delibera.
A tal riguardo come si potrebbe sopperire a tale mancanza e come reperire le risorse per dare attuazione alla realizzazione di tale progettualità?
Il mio accorato contributo si proietta nella direzione di affiancare all’attività svolta dal centro riabilitativo ed educativo diurno per portatori di handicap gravi (collocato presso la sede del’ex presidio ospedaliero della nostra Città), quella di un centro ricreativo multidisciplinare e adeguatamente attrezzato per svolgimento di attività pomeridiane destinate, per l’appunto, ai soggetti succitati.
Il mio suggerimento è , dunque, quello di poter realizzare tale progetto, accingendosi, finalmente, all’utilizzo della struttura denominata Angioletto, struttura che giace, da circa due anni, nell’abbandono e nell’incuria, atteso il sovrapporsi degli interessi e appetiti (politici?) che afferiscono alla sua gestione. Unitamente, si potrebbe pensare alla riqualificazione di altri immobili comunali da destinare al progetto de quo, intercettando nuovamente risorse regionali, al fine di prevedere il minor coinvolgimento economico possibile dell’ente comune, attesa l’esiguità delle risorse disponibili.

Inoltre, lei ha anche sollevato la questione relativa alla fruibilità dei contenitori culturali e alle difficoltà oggettive riscontrate dai disabili nell’accesso ai servizi e attività offerte da tali contenitori, quali il Castello Svevo, ad esempio. Quindi si ripresenta l’annoso problema del superamento delle barriere architettoniche, lei, dunque, come ritiene si possa finalmente avviarsi alla risoluzione di tale problematica? Persuasi del fatto che Barletta non è una città a misura di disabile, quali interventi lei ritiene sarebbero da attuarsi con urgenza?
La non accessibilità ai diversamente abili di un contenitore culturale per eccellenza, quale è il nostro Castello Svevo, costituisce un’altra bruttura che caratterizza la nostra Città.
L’assenza di una volontà politica capace di proiettarsi verso una pianificazione diretta al reale superamento della difficoltà, sicuramente oggettiva, di raccordare le diverse esigenze, (quali ad esempio, il tener conto della circostanza, non di poco conto, che il Castello è un bene tutelato dalla soprintendenza) , produce una situazione di stallo in tal senso che impedisce, di fatto, la fruibilità di tale contenitore culturale a causa del permanere delle barriere architettoniche.
Il percorso da intraprendere è, dunque, quello di predisporre un tavolo ed avviarsi ad un dialogo con tutte le parti legittimate, nonché in grado di offrire soluzioni che possano sfociare in interventi condivisi e tali da eliminare tutte le cause, strutturali e non, che ostano alla libera disponibilità, non solo, di un bene di siffatta guisa,che è patrimonio di tutti i cittadini di Barletta, ma dell’intera Città, rendendola, per l’appunto, finalmente, a misura di disabile.

 

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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