Barletta e la “Macchina” del Tempo: la Città della Disfida e i suoi orologi – Parte II

fig. 2
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Ma l’attenzione della pubblica amministrazione verso gli ingranaggi del tempo non nasce con la costruzione dell’orologio di S. Giacomo che possiamo tranquillamente definire come il compimento di un lungo percorso, bensì pone le sue radici in tempi ben più lontani. Risalgono, infatti, al 1810 i primi provvedimenti degli amministratori per deliberare erogazioni di contributi per installare ed in seguito per la manutenzione e riparazione di orologi pubblici.

Tra questi è da segnalare l’intervento dell’Intendente della Provincia di Bari che con circolare del 2 giugno 1810 invia al Sindaco di Barletta Vincenzo Damato, per il tramite del Sotto Intendente De Leone, “ … gli atti formati per la riattazione del Pubblico Oriolo con l’obbligo del Sig.Luigi Pentrella di mantenerlo per anni sei ”. Nel fascicolo sono descritti in maniera minuziosa, quasi maniacale, tutti gli adempimenti che doveva osservare il Pentrella. A dimostrazione della particolare cura prestata dall’Intendenza per la “buona salute” dell’orologio pubblico, c’è una lettera di non tanto velato rimprovero inviata il 22 agosto 1810 al Sindaco Damato dal De Leone, Sotto Intendente, il quale fa notare che “…E’ molto tempo Sig. Sindaco ( due mesi !!! ) che S.E. il Sig.Intendente vi ha autorizzato ad accomodare il Pubblico Orologio di questo Comune e sento

con rincrescimento che non ancora si sia a ciò adempiuto. Compiacetevi di darmi li corrispondenti riscontri sopra questo assunto, acciocché possa renderne informata la predetta E.S.”. Quello che non potè la carota produsse il bastone ed infatti dopo soli sei giorni il Sindaco inviò la comunicazione dell’avvenuto affidamento al Pentrella dei lavori e manutenzione dell’orologio.

A questo seguirono altri esempi di attenzione verso gli orologi e tra gli altri merita una speciale menzione quello riguardante il progetto per la costruzione dell’orologio sul frontone della chiesa di S. Giacomo. La questione sorta, quasi scatenò un incidente “diplomatico” tra la Chiesa e il Comune di Barletta in quanto l’autorità religiosa, rivendicando la proprietà dell’edificio di culto, negò l’autorizzazione ad impiantare l’orologio sulla torre della chiesa. Se da un lato questa vicenda ebbe un risvolto negativo, dall’altro (come di dice ? si chiude una porta e si apre un portone ) quel rifiuto generò nel 1896 (dopo quasi 60 anni)  l’idea di costruire sul marciapiede opposto, proprio dirimpetto alla Chiesa ( un piccolo dispetto ?),  una torre “laica” su cui installare l’orologio cittadino.

Sempre nella prima metà del 1800 e più precisamente nel 1844, l’Amministrazione comunale procedette alla costruzione di una torretta sul locale di Eraclio (ex sedile del Popolo) per installarvi un nuovo orologio   (fig. 2).

fig. 3
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La febbre contagiosa per gli orologi non scemò neanche nel XX secolo e colpì anche gli amministratori del ‘900 che il 1932 per andare incontro alle esigenze dei viaggiatori commissionarono alla ditta Frassoni di Rovato (Brescia) un orologio da installare sul frontone della stazione ferroviaria.

Non passò neanche un anno che la febbre colpì ancora.

Con la delibera n.892 del 22 settembre 1933, Commissario Prefettizio il Commendator Rogges, il Consiglio Comunale  “… visto che a cura dei benemeriti Frati Cappuccini è in corso di completamento l’erigenda Chiesa dell’Immacolata in via Milano (fig. 3) e si è chiesto di poter utilizzare il vecchio orologio del Comune (quello installato nel 1844 n.d.r.) proveniente dall’antico sedile del Popolo, assolvendosi così un’aspirazione di pubblico interesse, delibera provvedere all’acquisto di tre quadranti da orologio dalla ditta Fontana di Milano per la somma complessiva di lire 1.467”.

Da 70 anni a questa parte la febbre non è affatto scemata ma ha mutato soltanto le sue realizzazioni, infatti l’intera città continua a “popolarsi” di orologi che oggi hanno assunto forme e meccaniche diverse ma sempre ripropongono il profondo bisogno dell’uomo di misurarsi con il tempo e contemporaneamente avvalersene per ritornare indietro ad un epoca tanto sognata ed agognata nella quale il tempo non c’era: parliamo naturalmente del giardino dell’Eden.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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