Il 3 novembre del 1918, nel giorno dell’occupazione di Trento e Trieste, fu firmato l’armistizio con l’Austria a Villa Giusti, presso Padova. Dal 4 novembre il governo italiano annunciò la cessazione delle ostilità sul fronte italiano. Grandi festeggiamenti, a Barletta, con spari e mortaretti, fuochi d’artificio e un solenne pontificale in Cattedrale officiato da S.E. l’arcivescovo mons. Giovanni Regine, dal sindaco Luigi Cafiero e dall’intera giunta comunale.

Benché la città fosse stata risparmiata dalla guerra, come del resto tutte le città pugliesi estranee al teatro principale delle operazioni belliche, tuttavia notevole fu il tributo di sangue che i cittadini barlettani resero alla Patria.

A consuntivo dei tre anni e mezzo della nostra partecipazione alla Prima Guerra Mondiale (24 maggio 1915-4 novembre 1918) la città aveva infatti pagato un tributo di 365 caduti accertati più 82 dispersi (praticamente morti anch’essi), ai quali bisogna aggiungere i 312 decessi avvenuti per causa di servizio prestato durante il conflitto. Un mese dopo l’entrata in guerra il Comando Territoriale di Bari ordinava la costituzione a Barletta di un Distretto Militare composto da quattro battaglioni di milizia territoriale.

Della Prima Guerra Mondiale Barletta conserverà due primati: il primo bombardamento all’alba del primo giorno di guerra che provocò quattro brecce sulla cortina del Castello lato mare ancora oggi visibili, e la prima medaglia d’oro al Valor Militare a Giuseppe Carli ucciso sul Carso il 1° giugno 1915 ad appena una settimana dall’inizio del conflitto.

 

Il cannoneggiamento del Castello. All’alba del primo giorno della nostra entrata in guerra, il 24 maggio del 1915, Barletta ebbe il suo battesimo di fuoco. L’esploratore austriaco Helgoland, dall’imboccatura del porto, colpì prima dei carri ferroviari che sostavano nella stazione marittima, poi una casa in via San Cataldo, infine il Castello, dove si trovava un non ben precisato numero di soldati e di bersaglieri, provocando quattro brecce ancora oggi visibili. Poi puntò le sue bocche da fuoco sulla Cattedrale, ma fortuna volle che ne fosse dissuaso dal provvidenziale intervento del cacciatorpediniere italiano “Turbine”, in perlustrazione nelle nostre acque, che pagherà purtroppo caro il suo aiuto.

 

Barlettana la prima medaglia d’oro. Il nome del barlettano Giuseppe Carli, classe 1896, apre l’elenco delle medaglie d’oro della prima Guerra Mondiale. Il valoroso sergente dei bersaglieri cadde eroicamente nella battaglia di Monte Mrzlivrk, sul Carso, il 1° giugno del 1915, appena una settimana dopo l’inizio delle ostilità, mentre tentava di difendere la posizione conquistata. La salma non fu mai ritrovata, ed è ricordato da una lapide, nel cimitero, che lo commemora come la prima Medaglia d’Oro della Grande Guerra

A perenne ricordo di questo valoroso figlio, la città, oltre ad avergli dedicata una strada, quella laterale a destra di Viale Giannone, ha voluto elevargli, in una aiuola della Stazione,  all’angolo dove le due vie si incrociano, un mezzo busto in pietra, opera del maestro Nunzio Saracino.

 

La Brigata Barletta. Nel corso dell’intera durata della guerra si distinse in modo particolare la “Brigata Barletta” costituita da due reggimenti di fanteria, il 137° e il 138°. La Brigata si segnalò il 18 agosto 1915 sul Carso, il 10 giugno del 1916 nella controffensiva sull’Altipiano di Asiago, il 1° e 2 novembre 1917 nel mantenimento della postazione di Castagnevizza sul Carso, mentre gli Austriaci sfondavano la linea difensiva del Tagliamento (in quella circostanza ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare) e da ultimo dal 16 al 22 giugno del 1918 nelle giornate risolutive del Piave (battaglia del Solstizio) e all’inizio di luglio quando contribuì a riconquistare le posizioni sul Grappa e sulla foce del Piave. Inizialmente la Brigata fu comandata dal colonnello Giuseppe Vaccari. A Vaccari (che successivamente sarà promosso generale di corpo d’armata e poi capo di Stato Maggiore dell’esercito) e a Castagnevizza sul Carso, sono state intitolate due traverse contigue di via Vitrani.

 

 

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Scarsi spunti di cronaca in quegli anni di guerra. L’evento più rilevante, nell’estate del 1916, l’attivazione dell’Acquedotto Pugliese a Barletta, per merito di Matteo Renato Imbriani, che ne aveva sostenuto la indifferibile necessità per la nostra regione, innanzi tutto per ragioni di igiene, perché al degrado delle condizioni igieniche cittadine era in massimo grado imputabile la comparsa della peste che aveva così duramente colpito Barletta prima nel 1866 e poi – in forma ancora più drammatica – nel 1910. In campo culturale rilevante la pubblicazione di un approfondito studio sulla Cattedrale di don Salvatore Santeramo. Era il primo impegno storiografico del nostro studioso di cose patrie che di lì a qualche anno, avrebbe scritto la prima guida illustrata della città e – un anno dopo della nascita dell’Associazione Amici dell’Arte e della Storia barlettana – anche il primo volume del nostro Codice Diplomatico Barlettano.

Numerose le strade che il nostro Comune, al termine del conflitto, intitolò alla Grande Guerra: undici a soldati di cui i primi tre barlettani: Giuseppe Carli, Luigi Doronzo e Nicola Straniero, e inoltre a Cesare Battisti, Luigi Cadorna, Armando Diaz, Emanuele Filiberto duca d’Aosta, Fabio Filzi, Nazario Sauro, Enrico Toti, generale Giuseppe Vaccari di cui abbiamo detto. Dieci le località: Carso, Castegnevizza, Gorizia, Montegrappa, Pasubio, Piave, Monte Sabatino, Trento, Trieste, Vittorio Veneto. E sei le date o gli eventi particolari di cui i primi tre riguardano la città: via Brigata Barletta, piazza Caduti in Guerra, via Turbine e inoltre via del Milite Ignoto, via 3 novembre e via 24 maggio. Undici anni dopo, nel 1929, davanti a una strabocchevole folla, in piazza Federico II, il commissario prefettizio Vito Lattanzio inaugurò solennemente il monumento ai Caduti che darà il nuovo nome alla piazza.

 

Il dopoguerra nel Paese…

Grande fu la delusione di quei contadini che di ritorno dalla guerra, anziché il pezzo di terra promesso, trovarono fame e disoccupazione. Di fronte al disorientamento generale che colpì la nostra società, in Puglia, come nel resto del Paese, i partiti non riuscirono ad orientare le masse che rappresentavano, verso grandi progetti di rinnovamento sociale.

Non ci riuscì né la sinistra che si affidava al socialismo riformistico del moderato Filippo Turati e del pugliese Gaetano Salvemini, né quella operaia radicale guidata a Torino da Antonio Gramsci e in Puglia da Giuseppe Di Vittorio, né la destra storica preoccupata solo di tutelare interessi consolidati nel tempo, e neppure il nuovo partito dei Cattolici, collocato al centro dello schieramento politico, ancora alla ricerca di una propria identità culturale, frenata dalle remore della gerarchia ecclesiastica. Non deve stupire quindi che, di fronte a questo vuoto, alla fine, sul Paese si sia imposto il partito dei Fasci, che si presentava agli Italiani delusi come il partito dell’ordine e della rinascita sociale ma anche economica salvo a pagare in seguito l’amaro prezzo di una costosa disillusione. Mutatis mutandis, qualche disinvolto politologo potrebbe forse trovare qualche azzardato accostamento assimilabile alla situazione attuale…

 

… e a Barletta

Tutto sommato, da un punto di vista strettamente amministrativo, durante la guerra la situazione politica locale era stata tranquilla, e il sindaco Luigi Cafiero aveva esercitato il suo mandato senza grandi sussulti. Ma i veri problemi sorgeranno negli anni seguenti, quando, in seguito alle convulsioni postbelliche, si saranno costituite anche a Barletta nuove aggregazioni politiche (come il PPI e il PCI guidate rispettivamente da don Luigi Scuro e da Antonio Violante), che daranno vita a nuove alleanze che concorreranno, sull’onda dell’esperienza nazionale, alla formazione del partito dei fasci. Ma questa è un’altra storia.

Renato Russo

 

 

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Così Barletta ha ricordato la Prima Guerra Mondiale

  • 26 maggio 2015, cerimonia al Castello col ministro della Difesa Roberta Pinotti e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito per ricordare Giuseppe Carli, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della prima Guerra Mondiale.

 

  • Mostra documentaria presso il Castello di Barletta promossa dal Comune di Barletta (maggio-giugno 2015).

 

  • “L’Italia Chiamò: Barletta e la Grande Guerra”, monografia a cura del Comune di Barletta, promossa dal sindaco Pasquale Cascella (coordinamento editoriale Renato Russo, Editrice Rotas, maggio 2015).

 

  • Mostra documentaria sulla Prima Guerra mondiale presso la Prefettura a cura dell’Archivio di Stato sezione di Barletta coordinata da Michele Grimaldi (12 sett.-4 nov. 2014).

 

  • Mostra permanente di documenti e cimeli della Grande Guerra, in via Capua, a cura di Ruggiero Graziano.

 

  • Progetto commemorativo sulla Grande Guerra, Barletta febbraio-dicembre 2015, 12 appuntamenti con illustri studiosi, progetto a cura della Sezione di Barletta della Società di Storia Patria per la Puglia promosso dalla presidente Antonietta Magliocca.

 

  • “La memoria e la Grande Guerra, studi per il Centenario” a cura della Società di Storia Patria per la Puglia (Editore Cafagna 2016).

 

  • Biografia di Michele Grimaldi su “Nicola Straniero un eroe della Grande Guerra” e distribuzione del libro nelle nostre scuole (Editrice Rotas, maggio 2016).

 

  • “L’Italia, la Puglia e la Grande Guerra”, Atti del Convegno Nazionale di Studi per il Centenario, giugno 2015 (Schena Editore, 2016) presentazione nella emeroteca del Castello di Barletta.

 

  • 12 articoli della Gazzetta del Mezzogiorno (Di Cuonzo, Grimaldi, Magliocca, Russo).

 

 

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