Caro Sindaco, che aspetti a mantenere la Tua promessa in campagna elettorale di completare l’iter per la intitolazione di Barletta come Città della Disfida e di Pietro Mennea su mio preciso suggerimento quando era ritenuto, proprio da Te per primo, un fattore necessario nel programma della coalizione di Buon Governo? Due lettere a mia firma, protocollate via PEC, giacciono sulla scrivania del presidente del consiglio comunale Sabino Dicataldo, anch’egli divenuto sordo e cieco davanti a tale legittima questione invocata, a norma di Statuto comunale, al preciso scopo di onorare la memoria del Campione.

E succede che, in carenza di proprie idee, si consumi lo scippo di quelle altrui. Com’è successo a mio personale danno, proprio a me, coetaneo giornalista di lungo corso e dunque testimone autentico della carriera di Mennea dai tempi della ragioneria alla massima responsabilità istituzionale di Eurodeputato. Ho già pubblicato sui social le mail con il Teatro Pubblico Pugliese: quando a inizio d’anno ho suggerito un incontro fra tutta intera la Città di Barletta con chi ha impersonato Pietro Mennea. Il risultato, amaro come accadeva allo stesso Pietro in vita, è stato che ai blocchi di partenza per il quarantesimo di quel leggendario record sui 200 metri a Città del Messico, quel magico 12 settembre 1979, ecco Michele Riondino, il Pietro Mennea della fiction Rai Uno del 2015, ospite al Curci sabato 12 gennaio alle 18,30 per l’omaggio che arriva puntualmente in ritardo esattamente tre anni dopo la messa in onda.

Avevo proposto un incontro pubblico ed allargato alle scuole, alle associazioni sportive, al movimento atletico, alle strutture del CONI, a chi con Pietro aveva percorso tappe salienti della propria vita: Franco Mascolo, primo allenatore; Giuseppe Acquafredda, componente della staffetta famosa; i figli del professor Alberto Autorino, primo insegnante di educazione fisica al Cassandro su quell’altra pistina in abbandono di viale Marconi; i figli del professor Ruggiero Lattanzio, il grande chirurgo e munifico presidente dell’Avis… 

Tutto inutile. Con Michele Riondino, nel comitato di accoglienza come preannunciato nel comunicato stampa diffuso dal Teatro Pubblico Pugliese Bari, un’altra passerella riservata agli aventi diritto, e solo a loro, dicono… Sarà così consentito che alla ribalta ci vada Tommy Dibari, classe 1974, autore del più recente libro dove si narra la vita di quell’uomo “che ha battuto il tempo” (questo il titolo, Cairo Editore) ma fra stile di romanzo narrato su notizie esplicitamente di terza mano sullo sfondo di solidarietà a gogò e filantropia spicciola avallata da raccomandatari di pubblico dominio… E chissà perché destinato proprio al circuito delle scuole.

Già. Ma tra fiction (davvero molto immaginifica per situazioni sceneggiate, ambientazione, perfino il copione) e romanzo, chiediamoci tutti quanti: dov’è andato a finire il vero Pietro Mennea? I suoi luoghi di una vita dedicata alla velocità: chi sa davvero riconoscere dove esistono, dove stanno, in che condizioni si trovano?

Caro Sindaco, noi barlettani ce lo dobbiamo domandare seriamente e veramente. Oltre le cialtronesche lobby del diverso sottobosco amministrativo. Oltre certi servili atteggiamenti di accondiscendenza al politico di turno. Perfino oltre le ostentate manifestazioni di autopropagandistico perbenismo. Fino a ridurlo in una inestricabile melassa, quel “blob” dove nessuno ci capirà più niente fra esaltazione dell’immaginario sovrapposta alla verità. Ma che vergogna per la città dove Mennea è nato e da dove ha spiccato il grande balzo verso la gloria sportiva!

Ci sono molti, davvero preoccupanti segnali all’orizzonte biografico del più grande, assoluto Campione che l’Italia, sua Patria, e Barletta, sua città natìa, abbiano mai avuto nella propria storia.

Caro Sindaco, come mai si addensano fosche nubi sulla luminosa figura di Pietro Paolo Mennea – nato a Barletta il 28 giugno 1952 da Salvatore e Vincenza in Via Porta Reale 20, morto a Roma il 21 marzo 2013 sposo di Emanuela Olivieri – la leggendaria Freccia del Sud, detentore per ben diciassette anni del tempo più veloce al mondo sui 200 metri con quel leggendario 19″72. Ecco perché…

Caro Sindaco, può bastare perché Barletta si senta l’anima in pace verso Pietro Mennea il lungomare che porta il suo nome? Può bastare che Barletta onori il valore sportivo delle sue imprese su quella pista impossibile da utilizzare in uno stadio di cui appena oggi, 10 gennaio, si sta per dare inizio alla demolizione delle tribune, quelle stesse tribune dove 10.000 barlettani hanno assistito domenica pomeriggio 17 agosto 1980 alla conquista del record mondiale sui duecento metri a livello del mare dopo la conquista dell’oro olimpico tre settimane prima a Mosca? 

Caro Sindaco, può bastare quell’orrendo busto che accoglie i viaggiatori nella stazione ferroviaria? Caro Sindaco, quanto male fa male l’amara scoperta che la prossima mezza maratona del prossimo 10 febbraio non sarà più intitolata a Pietro Mennea: unica manifestazione di rango nazionale organizzata a Barletta…” 

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