Barletta città magica e l’enigma dei monumenti scomparsi

Torino è universalmente famosa per essere la città magica. Persino sul sito del comune si citano i libri della giornalista Giuditta Dembech “Torino Città Magica”, che spiegherebbero come il capoluogo piemontese sia attraversato da misteriose energie ordinatamente incanalate lungo precisi percorsi scanditi da monumenti zeppi di simboli esoterici. Torino sarebbe addirittura uno dei vertici del triangolo della magia bianca assieme alle città di Praga e Lione.

Mi permetto, in conseguenza a quanto sto per “raccontarvi”, di proporre l’aggiunta di un lato al triangolo facendolo diventare un quadrilatero nel quale, la parte nuova, sarebbe rappresentata dalla nostra Città.

Non pensiate sia una proposta tanto peregrina se si pensa che, tra le mura cittadine, sono avvenuti “fenomeni” poco chiari e definirli in questo modo ci avvicineremmo al vero e proprio eufemismo.

Il puntuale racconto che mi accingo a proporvi è ciò che risulta dai documenti, sì sbiaditi dal tempo ma inoppugnabili. Chissà che in questi giorni a qualcuno, leggendo queste righe, non decida di adire le “famigerate” vie legali per far valere i propri indiscutibili diritti.

Ma andiamo con ordine.

monumenti-scomparsi-2Il caso più eclatante e che in questi giorni è ritornato prepotentemente alla ribalta, è quello dei bronzi facenti parete del Monumento ai Caduti.

La genesi del tutto scaturisce dall’attività di “ Denuncia e raccolta delle cancellate di ferro o di altro metallo”, sancita dalla legge 408 dell’8 maggio 1940 seguita da altre norme di consegna di materiali passibili di fusione.

Nel luglio 1941, gli elenchi delle opere erano già pronti e in alcuni casi, già spediti al Ministero, il Soprintendente si premurò di avere maggiori notizie circa l’anno di realizzazione, gli autori e i soggetti delle opere.

Ma neanche il tempo di svolgere ulteriori accertamenti che il Monumento voluto dai Barlettani, come in uno dei più riusciti trucchi di David Copperfield  il quale riuscì a far scomparire un grattacielo, da un giorno all’altro, scomparve dalla vista di tutti e volete sapere il paradosso? Nessuno dei contemporanei l’avvenimento, che ho sentito, mi ha saputo fornire la seppur minima indicazione sulla la data del prelievo e questo perché, a quanto pare, nessuno (incredibile) assistette al colpo di mano. Ma come è possibile? Inimmaginabile se si pensa che non era un semplice busto, bensì un gruppo scultoreo di dimensioni notevolissime e tutte in bronzo.

Abracadabra e il monumento…non c’è più!

Altro caso emblematico e qualificante delle doti magiche possedute da Barletta è quello del monumento a Carducci.monumenti-scomparsi-3

Il 24 novembre 1931 il sig. Pasquale Cardone scriveva al Podestà Lamacchia  una lettera a dir poco perentoria nella quale informava che “ … Il Sig. Ing.La Regina (all’epoca a capo dell’Ufficio Tecnico) mi ha verbalmente richiesto la consegna del busto in bronzo di Giosuè Carducci riferendomi che esso dev’essere eretto in Piazza Monte di Pietà. Confermo la mia precedente offerta fatta a V.S. a mezzo del Sig. Dott. Michele De Pascale  (lo stesso personaggio che si trovò, non si sa come, tra le mani la lettera dal fronte di Giuseppe Carli) e cioè che dono alla Città di Barletta, affinché sia eretto continuamente in una pubblica piazza della Città (notare bene il passaggio)  il busto in bronzo di Giosuè Carducci che, nel 1908, fu da me ordinato e pagato con mio denaro, allo scultore Sig. Gino De Micheli di Napoli”.

Il Podestà non esitò e il 15 ottobre inviò una lettera di accettazione nella quale scriveva “… Le assicuro che il busto sarà eretto in questa piazza Monte di Pietà. Ove il busto stesso non dovesse eventualmente essere esposto in pubblica piazza sarà dovere dell’Amministrazione di restituirlo a lei che ha voluto, con tale clausola, farne dono al Comune (chiaro?)”.

Accolte e ratificate tutte le richieste del Cardone.

L’amministrazione, nell’ambito della riqualificazione, come si direbbe oggi, della piazza prospiciente il Real Monte di Pietà, operò così come deciso, e collocò il busto di Carducci proprio al centro di quello slargo.

Apriti cielo (mai espressione fu più azzeccata)!  Da pochissimo tempo erano stati firmati i famosi Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e dopo neanche un anno, il Comune (ricordiamo che siamo al nono anno del ventennio fascista) si permetteva di posizionare un busto di Carducci sotto le finestre della Curia Arcivescovile di Barletta. Insopportabile !

Qualcuno si starà chiedendo il perché di questa insofferenza accentuata. Ebbene signori, da sempre la Chiesa era apertamente “contro” la Massoneria e (udite, udite!) Carducci era un massone.

Le “preghiere” (le vogliano chiamare così ?) del prelato furono immantinente accolte e nel 1940 l’immagine sacrilega del Carducci fu rimossa.

Come al solito (si dice così ?) il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, perché a qualcuno non andò giù la cosa e si rivolse alle Autorità competenti per presentare le proprie rimostranze. Ovviamente con una denuncia, presentata oltretutto per iscritto, non tardò a giungere la resa dei conti. Il 10 marzo 1940 dalla Regia Prefettura di Bari giungeva una lettera dal tono perentorio che recitava “ … Vi prego di comunicare i motivi dello effettuato spostamento del monumento a G. Carducci, e se sia stato provveduto alla successiva sistemazione ”.

Pressato in questa maniera il Comune, nella persona del Podestà Violante, forniva una duplice giustificazione che tradiva, palesemente nella seconda delle opzioni, quale era stato il (vero) motivo dello spostamento “ … In esito a quanto richiesto s’informa che lo spostamento del monumento a Carducci è stato effettuato per i seguenti motivi: 1) Perché il monumento posto un po’ fuori centro (come, l’antica strada delle Carrozze poi via Cialdini cuore storico della Città, fuori centro? Ridicolo!) era diventato il bersaglio quotidiano dei monelli, i quali si divertivano ad imbrattare il volto di Carducci con melma e fango. 2) Perché il Clero non vedeva bene l’esistenza del monumento sotto le finestre del palazzo Arcivescovile (e dilla tutta fratello!). Per i predetti motivi l’Amministrazione decise rimuovere il monumento e dargli più degno posto nei locali del Regio Ginnasio-Liceo ”.

Ma quando mai! Quel busto, ovviamente, non fu più ritrovato. Anche questo svanito nel nulla più profondo.

E concludo con l’ultimo caso di “magia bianca” (se preferite anche nera), forse quello meno conosciuto e cioè la sparizione del Monumento al Soldato ignoto.

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Nel 1921 i vertici della nostra Nazione decisero di celebrare il terzo compleanno della Vittoria nella Grande Guerra, con la  traslazione dei resti mortali del Milite Ignoto caduto in combattimento, “all’Altare della Patria, nella gloria di Roma”. Per quella occasione “In ogni Comune, in ogni borgo d’Italia, nello stesso giorno e nella stessa ora della tumulazione in Roma, tutti gli Italiani ricordando il trionfo delle armi…ricordando il Soldato Ignoto, esalteranno il sacrificio senza nome dei figli migliori”.

Ovviamente Barletta, Città di Eroi, non se lo fece ripetere due volte e pensò di onorare i propri Figli, con un monumento che venne inaugurato, con larga partecipazione di popolo, l’11 aprile 1921.

Poco dopo l’imponente manifestazione organizzata (facciamo notare che non è ancora iniziato il ventennio fascista) come per gli altri casi (successivi), con il solito colpo di bacchetta magica, del monumento non se ne seppe più niente ed inutile sarebbe stato effettuare una ricerca per rintracciare notizie se non fosse per due importanti foto che ne testimoniano l’esistenza.

La conclusione si configurerebbe troppo dura da articolare, ma cerco di farlo in leggerezza riportando una battuta molto in voga tra i comici “Guarda che io ti ho fatto ed io ti disfo”…azzeccatissimo!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

1 COMMENTO

  1. il terzo compleanno della Vittoria nella Grande Guerra è il 4 novembre 1921 (terzo anniversario dell’armistizio di Villa Giusti) e non l’11 aprile 1921, si sono invertiti il mese con il giorno. In quegli anni la data era composta dall’anno, il mese, in ultimo il giorno, pertanto la data è 1921, 11 sta per novembre, e il 4 sta per il giorno.

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