Barletta, Aldo Moro e l’oblio autoindotto

Nei miei comportamenti da “studioso” di storia (locale e nazionale) non ho mai indugiato sugli aspetti inerenti l’appartenenza ad una particolare idea politica, ad un’etnia, alla corrente letteraria o artistica più in voga. In pochissime parole, non mi lascio trasportare dal vento che, in quel preciso momento, soffia più forte degli altri.

Questo perché, negli ultimi tempi, ma il “vizio” ha origini antichissime, registro comportamenti che mi fanno riflettere e persuadono sempre di più che le proprie convinzioni tendono ad oscurare, letteralmente, la verità storica riportata dai documenti. Si badi bene, la critica va rivolta a chiunque assuma atteggiamenti che sono in nettissimo contrasto (se non antitetiche) a ciò che la Storia avrebbe voluto insegnare ma che non viene mai appreso.

Qualcuno potrebbe individuare in questi discenti indisciplinati, appartenenti alla corrente chiamata revisionismo.  In genere, s’intendono per revisionisti coloro che mettono in discussione, con nuovi documenti o nuove interpretazioni, una consolidata versione di eventi storici. Se consideriamo tutte le insidie di carattere soggettivo che presenta lo studio di un documento, è facile comprendere come ogni ricerca storica condotta in archivi contenga già in sé i germi della revisione storiografica. Se inoltre consideriamo le implicazioni politiche ed etiche che comporta la storia del novecento, con la corruzione delle coscienze indotta dalle ideologie totalitarie e con il loro fallimento, la sopraggiunta esigenza di occultare o ingigantire responsabilità e compromissioni singole e collettive, possiamo facilmente misurare quanto oggi possa apparire ingenua l’ottocentesca esortazione di Leopold Von Ranke agli storici “di mostrare i fatti come furono”.

L’accusa di revisionismo è stata e continua ad essere, una delle armi, tra le più recenti, adoperate contro l’autonomia della ricerca e l’accertamento della verità. E anche se l’abuso del termine la sta ormai rendendo sempre più inoffensiva, tuttavia, esso ha provocato danni diffusi, poiché se da una parte il rischio di venire accusati di corrività nei confronti di una ideologia politica che può essere il fascismo, il comunismo staliniano o la corrotta e poi scomparsa “Balena Bianca” Democrazia Cristiana,  ha indotto molti storici a mantenersi prudentemente lontani dallo studio di esso, dall’altra chi l’ha praticata si è consegnato al conformismo storiografico.

L’antefatto è ovviamente propedeutico a qualcosa che è accaduta e ha attirato la mia attenzione. Il “caso” che mi ha più colpito ed ho immediatamente collegato a quanto esposto è uno (ma potrei citarne altri come le Foibe e i profughi dell’Istria giunti a Barletta o la recentissima ricorrenza del decimo anniversario della scomparsa di Carlo Ettore Borgia) e più precisamente ciò che non si è fatto nella nostra Città in occasione dei cento anni dalla nascita di Aldo Moro (23 settembre 2016).

In prossimità del 23 settembre, essendo informato che quella data era collegata ad Aldo Moro, mi sono attivato e cercando su internet (ah… se non ci fosse bisognerebbe inventarla!), ho notato come, in tantissime città della nostra nazione, sono state organizzate manifestazioni istituzionali che rendevano omaggio allo statista pugliese. Nella ricerca ho avuto la cattiva idea e me ne scuso, di inserire il nome “Barletta” credendo (o sperando?) di trovare qualcosa riferita al politico scomparso. Di ufficiale ed intendo ad iniziative di istituzioni, niente di niente, se si esclude un puntuale reportage apparso sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno e gli interventi di privati, attraverso riviste o siti internet dedicati.

Eppure Aldo Moro a Barletta non era così estraneo, tutt’altro!  L’elenco delle sue, sempre concrete, venute nella nostra Città sarebbe sin troppo lungo quindi mi limito a riportarne alcune.

inaug-scuolaLa prima in assoluto in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno ’46 con il comizio in piazza affiancando il primo Sindaco repubblicano di Barletta Isidoro Alvisi. Proseguendo con l’inaugurazione della Scuola Elementare “Rione Tempio” nel 1952 che fu solo l’iniziale “aiuto” dell’on. Moro a beneficio del progetto ricostruttivo dell’edilizia scolastica cittadina favorendo il finanziamento di due scuole, una elementare nel rione Tempio la “S. Domenico Savio” e l’altra, la scuola media “Giuseppe De Nittis”.

inaug-bibliotecaAltra importantissima presenza a Barletta, nella veste di Ministro alla Pubblica Istruzione, allorquando fu inaugurato l’Antiquarium di Canne nel 1958 alla presenza di tantissima gente che vedeva realizzata un’aspettativa disattesa per tanti anni (ah che tempi quelli!). Nello stesso anno altra “botta” per la cultura con  l’inaugurazione della Biblioteca Comunale nel foyer del Teatro “Curci”,  riaperta al pubblico dopo un lungo periodo di restauro, in seguito all’occupazione da parte delle truppe alleate nel primo dopoguerra che l’avevano gravemente danneggiata.

inaug-cartieraE dopo la cultura il lavoro con l’avvio, nel 1964, della costruzione della Cartiera Mediterranea, in rispetto di una promessa fatta nel 1961 dall’avv. Pietro Sette, presidente della Breda, il quale Convinto dall’on. Aldo Moro, si era impegnato per la industrializzazione della nostra regione, attraverso la costruzione di alcuni grandi stabilimenti: a Bari il Pignone e le Fucine Meridionali, a Giovinazzo la Brema, a Taranto l’Italsider e a Barletta la Cartiera.

Si potrebbe andare avanti, con l’elenco, ancora con pagine e pagine ma, detto questo, vi sembra richiesta assurda aspettarsi nel centenario della nascita di una grande figura di Pugliese che così tanto ha dato alla nostra Città, un minimo di ricordo da parte di chi rappresenta la comunità? Va beh, ormai quello che è fatto è fatto, saranno i nostri discendenti, nel 2116, a porre rimedio a questa colpevole dimenticanza e se qualcuno lo ricorderà ancora, a spiegare come i grandi uomini sono riusciti a superare, per il bene comune,le stantie ideologie politiche.

Quindi cosa dire di questa situazione certamente qualificante dell’immagine della nostra Città? Può essere solo considerata un modo abbastanza datato di leggere la Storia, lettura, questa, effettuata attraverso un paio di lenti colorate (in maniera pesante e con una sola tinta) le quali, alla lunga, fanno male agli occhi di chi le indossa e non forniscono l’esatto quadro di ciò che si sta guardando, con buona pace di chi ancora è presente e di chi, purtroppo, non c’è più.

Papa Francesco nella recentissima udienza del 3 novembre scorso ha ammonito un po’ tutti dicendo “Si vive in un mondo agitato e con poca memoria, che va di corsa lasciando indietro molti, senza accorgersi di rimanere senza fiato”…e se lo dice il Sommo Pontefice c’è da credergli.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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