Barletta 5 Stelle: ‘Paese che vai, muri che cadono…con quali conseguenze?’

Mentre a Berlino la  caduta del muro ha aperto le porte alla libertà di una intera nazione, a Barletta  il cedimento del muro di cinta della Timac Agro in via  Misericordia apre le porte a inquietanti interrogativi .

L’abbondante pioggia dei giorni scorsi infatti ha investito gli spazi dell’azienda recentemente impermeabilizzati con teli plastificati,  finendo così per riversarsi sulle parti di terreno prospicienti via Misericordia. Conseguentemente, si è creata una sorta di vasca di raccolta di acque provenienti dalle zone impermeabili che, una volta colmata per il perdurare della pioggia, ha fatto tracimare le acque dal muro di cinta della Timac determinando anche la creazione di una falla nel muro stesso da cui si sono riversati lungo la via Misericordia detriti non ben identificati, presumibilmente scorie, e acque torbide.
La zona colpita dal fenomeno avrebbe interessato l’area dello stabilimento oggetto dei recenti lavori di realizzazione della vasca di accumulo delle acque di prima pioggia “dove localmente non si registrano sostanze inquinanti”, si è affrettata a puntualizzare la Timac.

Il Sindaco, intervenuto sul luogo del cedimento del muro, ha chiesto, oltre al rapporto dei propri tecnici, anche una relazione alla TIMAC Agro sull’accaduto.

Nelle more di apprendere i risultati delle analisi dei materiali fuoriusciti, che auspichiamo quanto più dettagliati possibili, segnaliamo che, tra i prodotti che l’azienda di fertilizzanti produce presso la sede ubicata a Barletta, vi è il perfosfato semplice ovvero un concime il cui costituente più alto in percentuale è l’anidride solforica.

Come desumibile dalla tabella chimica e scheda chimica si tratta di un elemento altamente pericoloso, del quale è riconosciuta corrosività e elevata tossicità a lungo termine.
L’anidride solforica è anche un comburente, cioè una sostanza chimica che rende possibile la combustione. Esempio classico di comburente è l’ossigeno.
Trattandosi di fertilizzanti fosfatici, sarebbe anche fondamentale approfondire se la Timac ottempera a quanto richiesto dal dlgs 230/95 Capo IIIbis e relativi allegati, ossia se sono state prodotte stime sulla dose delle radiazioni sulla popolazione e sui lavoratori.

La presenza di ingenti quantità di sostanze tossiche in uno stabilimento ubicato in città dovrebbe prevedere di certo protocolli di sicurezza e accurate procedure di gestione, stoccaggio e smaltimento delle stesse al fine di evitare incidenti come quello che ha interessato il muro di cinta della fabbrica.

Ricordiamo, inoltre, che detta azienda proprio in questi giorni si è vista respingere da parte del tribunale del riesame di Trani il ricorso presentato contro il provvedimento di sequestro dello stabilimento di Barletta, adottato dalla procura di Trani lo scorso 14 giugno. Legittime quindi le nostre perplessità sul ruolo avuto fino ad oggi dalle istituzioni sia comunali che regionali, non fosse altro che tali enti dovrebbero essere i principali garanti della sicurezza e della salute dei cittadini.

GIOVANNA BORZACCHIELLO- BARLETTA CINQUE STELLE

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