Uno Stato che protegga le famiglie e non sfrutti le loro debolezze.

Questo l’impegno alla base del decreto Dignità n° 87 del 12 luglio 2018 che nel capo III contiene misure per il contrasto alla ludopatia.

L’Italia diviene così il primo Paese membro in Europa ad eliminare pubblicità e sponsorizzazioni del gioco di azzardo su qualunque mezzo: stampa, TV, radio, internet.

Negli ultimi anni abbiamo indubbiamente assistito al moltiplicarsi di sale slot con un’evidente “selvaggia” liberalizzazione del gioco di azzardo che continua a mietere vittime tra l’indifferenza dei gestori delle stesse sale il cui unico obiettivo è “far cassa”.

Una vera e propria emergenza sociale che ha aspettato fin troppo e alla quale è doveroso guardare con la giusta preoccupazione.

Non si possono ignorare i tanti padri di famiglia che hanno perso il lavoro e che desiderosi di un riscatto sociale si sono avvicinati a tali giochi nella convinzione  che la dipendenza non li avrebbe mai colpiti.

Quanti di loro sono nel tempo diventati giocatori accaniti? Quanti di loro si sono indebitati? Quanti hanno perso moglie e figli?  Tanti!

La ludopatia li priva della loro vita e li trascina in una realtà dalla quale non è semplice uscire, fatta di bugie, aggressività, solitudine.

Come dimenticare quel disoccupato di Palermo che mesi fa, dopo aver perso 200.000 euro al gioco, ha tentato di farsi arrestare schiantandosi con la sua auto contro le vetture di due carabinieri: voleva finire in carcere perché per lui quello era l’unico modo per uscire dal tunnel della dipendenza.

Ad avvicinarsi al gioco d’azzardo purtroppo sono anche tanti giovani incuriositi da una pubblicità insistente e spesso da una vicinanza eccessiva delle sale slot alle scuole che frequentano.

Come il Ministro dello sviluppo economico Di Maio ha sottolineato: “Nell’80% dei casi i ragazzi vengono a conoscenza dei giochi attraverso la pubblicità”.

 Ed allora diventa indispensabile insegnare loro che il futuro va costruito con l’impegno e il talento e non “tentando la sorte”.

Fondamentale a tal proposito è la collaborazione degli insegnanti che dovrebbero spiegare unitamente alle famiglie il pericolo del gioco d’azzardo.

Come non salutare con favore quindi tali misure?

Eppure, sin da subito, il Decreto ha diviso il Paese vedendo così contrapposti coloro i quali, consapevoli dell’urgenza di contrastare tale emergenza hanno ravvisato nella normativa un corretto intervento e coloro i quali invece lo ritengono eccessivo.

Si pensi ai gestori scommesse che lamentano il rischio per migliaia di posti di lavoro.

La Gelmini ha affermato poi che il divieto assoluto di pubblicità favorirà la criminalità organizzata e tra i tanti a condurre una battaglia contro Di Maio vi è Niklas Lindahl che, manager della società del gioco online LeoVegas, ritiene che per gli operatori del gioco online la pubblicità e la sponsorizzazione siano gli unici mezzi per rendersi riconoscibili presso i giocatori e distinguersi dagli operatori illegali.

A suo dire pertanto il divieto di pubblicità esporrà maggiormente gli italiani alla ludopatia.

Vi è inoltre La Lega Calcio con i suoi testimonial vip.

Il provvedimento infatti impedisce che l’azzardo possa essere sponsorizzato dalle magliette delle squadre di serie A.

L’esigenza di protezione dei cittadini si scontra così con la “preoccupazione” della Lega che teme il dirottamento all’estero dei budget pubblicitari finora destinati alle squadre italiane.

Problema questo che non sembra assolutamente turbare il Ministro Di Maio che senza mezzi termini si è così espresso:”Che qualche squadra di calcio perda i soldi per pagare Cristiano Ronaldo 400 milioni di euro, non me ne frega niente, abolirò la pubblicità sul gioco d’azzardo perché sta distruggendo le famiglie”.

Analizziamo dettagliatamente il contenuto della misura.

Cosa prevede il Decreto Dignità?

L’art. 9, quale misura di contrasto alla ludopatia sancisce: “Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un più efficace contrasto alla ludopatia, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa  a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet. Dal 1° gennaio 2019 il divieto si applicherà anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti e servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale.”

Cosa resta escluso dal divieto?

Restano escluse dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita.

Questo perché l’obiettivo è chiaramente quello di combattere fenomeni compulsivi quali ad esempio le giocate ogni dieci minuti.

Quali sanzioni sono previste in caso di violazione del divieto?

L’inosservanza dei divieti previsti comporterà a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzazione della manifestazione, evento o attività, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000.

Trattasi di proventi che saranno destinati al fondo per il contrasto al gioco di azzardo patologico di cui alla legge 208/2015.

Come saranno regolamentati i contratti di pubblicità in corso di esecuzione?

Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del decreto dignità resta applicabile, fino alla loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del decreto, la normativa vigente anteriormente alla medesima data di entrata in vigore.

Questo il contenuto del decreto, non vi sono dubbi in merito alla sua perfetta aderenza al testo costituzionale che all’art. 3, co. 2 così recita: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”.

Ed allora nella dura battaglia tra il profitto della società e la serenità delle famiglie non possono esservi dubbi: a vincere deve essere quest’ultima!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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