Avis Barletta: R. Lattanzio e i favolosi anni Sessanta

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L’attività della locale sezione avisina (Avis) procedeva spedita anche perché il prof. Lattanzio, che ne era l’anima, al tempo stesso ricopriva la carica di direttore sanitario dell’Ospedale. E tuttavia, nonostante il gran numero di donazioni, presso il Centro trasfusionale, i donatori storici erano diventati insufficienti per cui bisognava creare nuovi canali di confluenza e partecipazione all’idea della donazione volontaria.

Per far fronte alle esigenze di nuove trasfusioni, agli inizi degli anni Sessanta, nel giro di pochi mesi, il prof. Lattanzio, per diffondere la cultura della donazione e incrementare il numero dei donatori, diede una accelerazione alla attività dell’Avis, promuovendo simultaneamente tre iniziative collegate tra di loro: 1) l’incontro con gli studenti degli istituti scolastici superiori per la formazione di gruppi di studenti donatori;  2) la creazione di una struttura polisportiva centralizzata sul principio “mens sana in corpore sano” che nella pratica sportiva pluriennale stabilizzasse questo rapporto; 3) la nascita di un bollettino sociale (“Sangue e Vita”) non solo con finalità informative, ma anche formative e promozionali.

 

L’incontro col mondo giovanile-studentesco

 

Agli inizi degli anni Sessanta, il professore pensò bene di sensibilizzare i ragazzi delle nostre scuole superiori attraverso una intensa opera divulgativa dei principi avisini di fratellanza e di umana gratuita solidarietà. L’opera di sensibilizzazione dell’I.T.C. “G. Di Scanno”, cioè dell’Istituto Tecnico Commerciale per Geometri (oggi “Cassandro”) retto allora dal preside prof. Francesco Filannino.

Incontro facilitato dal fatto che il preside Filannino, a quel tempo, rivestiva la carica di presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Civile “Principe Umberto” di Barletta. Così il primo nucleo di studenti donatori dell’Avis si costituì presso l’Istituto Tecnico nell’aprile del 1962. Al tavolo della presidenza, il prof. Lattanzio e il prof. Filannino, oltre ai cento giovani presenti in aula alla manifestazione per sanzionare l’adesione alla famiglia avisina. Il preside Filannino e il prof. Lattanzio spiegarono con parole semplici il significato del dono del proprio sangue per malati bisognosi, o per traumatizzati a rischio della vita.

Un generoso dono di sé, quella prima donazione, che segnava al tempo stesso il punto di arrivo per il conseguimento di un risultato lungamente auspicato, ma anche un nuovo punto di partenza per una strategia a più ampio raggio. Così il prof. Lattanzio la illustrò agli studenti. 

“Una donazione non retribuita, ma il frutto di una sentita dedizione, per cui un uomo si sente fratello di un altro uomo senza conoscere nemmeno la sua identità. Una pratica, non solo capace di arricchire la mente e il cuore, ma anche scevra da inconvenienti e da pericoli di sorta, che si risolve in una prestazione disinteressata che rende il gesto nobile e altruistico. Da queste trasfusioni – concludeva l’illustre chirurgo – nasce un filo invisibile che anima gli ideali e i sentimenti e completa la personalità dell’individuo con la piena consapevolezza del gesto”.

La scuola, nelle parole del preside Filannino, con questa iniziativa si elevava ancora di più, da fucina del sapere a occasione di un gesto di umana generosità.  Al termine dell’incontro il preside Filannino chiamò uno per uno i cento e più donatori per consegnare a ciascuno la tessera e il distintivo di socio dell’Avis.

Fu quindi la volta degli studenti del Liceo classico “A. Casardi” propiziato dall’interessamento del prof. Franco Mascolo che era docente di educazione fisica presso quell’Istituto e che favorì l’incontro fra la scuola e l’AVIS. Il quale fece appello alla sensibilità degli studenti del suo istituto che accorsero numerosi nell’Aula Magna della scuola per rispondere all’invito da parte del professore e del preside Antonio Morrone il quale lui pure aderì all’Associazione, non solo con l’iscrizione ma anche con la donazione ch’egli fece insieme ai suoi studenti presso il Centro trasfusionale dell’Avis. 

Le donazioni degli studenti sia del Tecnico che del Classico e poi dello Scientifico continueranno negli anni successivi, ce ne sono restate numerose attestazioni attraverso gli articoli e le foto riportate sul bollettino “Sangue e Vita”.

Esse contribuirono in modo notevole alla diffusione dei principi dell’Avis fra i cittadini. Quei ragazzi rappresentavano il futuro dell’AVIS, infatti non saranno pochi quelli che continueranno anche in seguito a fare le donazioni.

 

 La costituzione del G.S. Avis – Barletta

Mens sana in corpore sano

 

Dall’impatto col mondo giovanile studentesco a quello agonistico-sportivo il passo fu breve. L’idea del professore, maturata già attraverso la sua personale esperienza agonistica, era quella di avvicinare i giovani all’attività sportiva, per portarli ad una crescita non solo fisica, ma anche umana e sociale, per approdare alla donazione volontaria di sangue, come generoso atto di disinteressato altruismo. Questa appartenenza avrebbe funzionato anche come veicolo pubblicitario per ulteriori adesioni.

Il primo passo fu quello di dar vita ad un gruppo di atletica leggera, il più abbordabile per i giovani e anche il più economico. Del resto già esistevano delle strutture sportive alle quali il professore aveva dato vita sul finire degli anni Cinquanta: in particolare un Circolo tennistico in via Canosa e una compagine di giocatori di pallacanestro, allievi nella metà degli anni Cinquanta di cui facevano parte, fra gli altri Enrico Lattanzio e Pasquale Pedico.

Per l’atletica la nascita del Gruppo Sportivo fu semplificata dal passaggio degli atleti della Polisportiva Libertas, nell’estate fra il ’60 e il ’61, a quella avisina che concorse con un nucleo di propri giovani talenti. L’incontro fra le due strutture sportive, quella fucina e quella avisina, era stata invero già preparata da un campionato di nuoto al porto che (auspice il presidente della Lega navale Pasquale Pedico).

La circostanza che il prof. Alberto Autorino nell’Istituto tecnico e Franco Mascolo in quello classico fossero anche istruttori del G.S. Avisino, avrebbe semplificato questa integrazione. Mentre l’impegno sportivo degli istituti scolastici si esauriva nell’appuntamento annuale dei campionati studenteschi primaverili, quello del gruppo avisino si estendeva alla partecipazione a tutte le gare di atletica previste dal calendario regionale e nazionale della FIDAL, per l’intero arco dell’anno.

Il Gruppo Sportivo, nelle intenzioni del professore, che non mancherà di sottolinearlo per anni sulla rivista “Sangue e Vita”, doveva abbinare la cultura della donazione volontaria di sangue, con quella fisica e morale: a questo progetto aderirono centinaia, migliaia di giovani che praticavano diverse discipline: l’atletica, la marcia, il tennis, il canottaggio, il nuoto, la pallacanestro, l’automobilismo, talvolta il calcio. Alcuni di questi atleti si affermeranno in campo nazionale.

 

Il bollettino “Sangue e Vita”

 

Nei primi tempi l’idea di donazione stentò a farsi strada, e non era semplice sensibilizzare la gente, i cittadini comuni, specialmente i giovani. Come raggiungerli? e come spiegar loro il valore di una donazione? come spiegare i principi avisini? Nacque così nella fertile mente del professore, l’idea di realizzare un bollettino informativo ma anche formativo e promozionale. Uscirà con continuità per dieci anni, da ottobre del 1960 a dicembre 1969. In seguito in modo discontinuo ed estemporaneo, in occasioni speciali.

Inizialmente il bollettino riportò notizie riguardanti l’impegno del professore per la costruzione del nuovo Ospedale, o l’esito di incontri socio-culturali di medicina presso la Società “Righetti”, oppure articoli storici, letterari dello stesso direttore Oronzo Pedico, di mons. Salvatore Santeramo, del giovane e brillante prof. Raffaele Iorio.

Ma quando di lì a poco sorgerà il Gruppo Sportivo AVIS-Barletta, diventerà anche cassa di risonanza per tutti gli impegni sportivi del Gruppo avisino. È così che si è salvata dalla dimenticanza la lunga stagione dell’Avis sportiva ed agonistica, che, nata ai tempi del periodico, praticamente cesserà con essa, periodo che coincide con la nascita del fenomeno Mennea. E infatti l’ultimo numero riporterà, sia pure in ultima pagina, le prime imprese del giovane promettente velocista del G. S. avisino a livello nazionale. Ma questa è un’altra storia.

 

Didascalie

 

  1. La copertina di “Sangue e Vita” del 30 aprile 1962

 

  1. 27 dicembre 1964. Foto ricordo al termine della costituzione del gruppo universitario avisino

 

  1. 1963. La partenza di una gara di corsa su strada dei giovanissimi avisini. A destra il prof. Lattanzio nella inedita veste di speaker della corsa.

 

  1. 1968. Sede Sociale dell’AVIS in via Baccarini. Cerimonia di premiazione del torneo di scacchi. Da sinistra Michele Frezza, Ruggero Lattanzio, Giuseppe Sollazzo, Renato Russo, Rita Scuro.

 

  1. Bari, aprile 1968. Stadio della Vittoria, Campionati studenteschi, Mennea vince gli 80 metri piani in 9”2. Fra il pubblico si intravede, indicato dalla freccetta, il prof. Lattanzio che assiste compiaciuto alla vittoria

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