Riportiamo il comunicato stampa inviato alla nostra redazione da Sabrina Salerno del Forum Salute e Ambiente Barletta

Ci siamo sempre chiesti perché i cittadini barlettani abbiano dovuto superare così tanti ostacoli per far approvare la delibera sul monitoraggio ambientale delle aziende insalubri, e ancora perché tante difficoltà per riuscire ad ottenere un finanziamento di 100.000 euro per avviare quella delibera, ed infine perché l’amministrazione Cascella abbia deciso in extremis di utilizzare gran parte della somma destinata a monitorare la zona industriale per effettuare un monitoraggio generico nei pressi degli istituti scolastici, in barba alla partecipazione e al rispetto della volontà popolare.

Recentemente abbiamo finalmente compreso cosa avveniva nelle stanze dei bottoni, di nascosto da una cittadinanza preoccupata per l’aria sempre più irrespirabile e per una crescente criticità sanitaria. Difatti, mentre a Barletta nel 2015 i movimenti si organizzavano per raccogliere le firme utili a portare all’attenzione dell’amministrazione comunale i problemi ambientali, negli uffici della provincia BAT si procedeva per arrivare al rinnovo dell’AIA fino al 5 luglio 2024 per la Buzzi Unicem, prolungando di altri 6 anni la durata dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’attività di co-incenerimento di 65.000 tonnellate di rifiuti all’anno.

Il provvedimento provinciale, controfirmato dal dott. Vito Bruno, qualche mese dopo nominato direttore dell’Agenzia Regionale Pugliese per l’Ambiente, è figlio di una legge del 2014 che ha spostato la competenza per il rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali dalle Regioni alle Province, prima tenute a rilasciare la Valutazione d’Impatto Ambientale, propedeutica all’AIA regionale.

Il contrappeso di questa sburocratizzazione, che semplifica la procedura ad esclusivo vantaggio delle aziende insalubri e delle istituzioni carenti di quelle capacità e volontà politica necessarie ad esaminare la situazione ambientale, sanitaria ed economico-produttiva del territorio insieme alla popolazione che lo abita e che paga le conseguenze di tali decisioni valutare, è che la legge prevede di far pagare le conseguenze economiche e ambientali alle aziende in caso di inquinamento, imponendo monitoraggi continui e capillari utili a verificare, fra l’altro, che la situazione delle matrici ambientali rimanga invariata durante l’attività oggetto dell’AIA.

Appare perciò evidente che il Protocollo d’Intesa siglato nel 2016 fra Comune di Barletta, ARPA Puglia e CNR, finanziato dalla Regione Puglia per centinaia di migliaia di euro, e propagandato dall’amministrazione Cascella come la dimostrazione di voler attuare la “volontà popolare”, in realtà sia semplicemente un adempimento amministrativo alle imposizioni della nuova regolamentazione sulle Autorizzazioni Ambientali.

Un Protocollo che, violando la normativa nazionale ed internazionale, ha escluso la cittadinanza, nonostante le innumerevoli denunce, e limitato il monitoraggio a falda e suolo escludendo quello studio sugli inquinanti gassosi che da sempre noi del Forum Salute e Ambiente riteniamo fondamentale dato che per i cementifici i limiti di legge degli inquinanti gassosi sono da 2 a 9 volte più alti rispetto agli inceneritori costruiti ad hoc per bruciare rifiuti, mentre per i soli micro-inquinanti, come metalli pesanti e diossine, si equivalgono.

Decisione quanto mai assurda dato che nel caso barlettano, un serio, approfondito e continuo monitoraggio, collegato ad uno studio epidemiologico, risulta ormai improcrastinabile, in quanto il cementificio opera in pieno centro abitato.

Nonostante questa ennesima barbarità, siamo costretti ad assistere a passerelle elettorali ad opera di chi in tutti questi anni, nonostante fosse presente in Consiglio Comunale, non ha ritenuto importante affrontare con responsabilità e chiarezza questa criticità e che oggi tranquillamente si candida alla guida della città.

I candidati a Sindaco Cannito, Doronzo e Basile, presenti negli ultimi 5 anni in Consiglio Comunale, sono in grado di spiegare come mai questo provvedimento gravissimo di proroga dell’autorizzazione ad incenerire rifiuti nel cementificio sito in via Trani non sia stato portato in Consiglio Comunale e discusso apertamente? Stesso domanda dovremmo porla al candidato a Sindaco Del vecchio, non presente in Consiglio Comunale, ma espressione di quel Partito Democratico che ha cercato in tutti i modi di impedire un serio monitoraggio sulle aziende insalubri ed un piano di riconversione produttiva delle stesse per prevenire ciò che è successo con la Timac, e cioè che alla fine sono i lavoratori e le loro famiglie a pagare i danni prodotti da tali attività.

Un giochino pericoloso quello di rassicurare la popolazione da una parte e procedere a rilasciare parere positivo alla proroga della scadenza dell’AIA dall’altra senza preoccuparsi di discutere in modo serio, aperto e partecipato una decisione che per altri 6 anni porterà la comunità barlettana ad assorbire le conseguenze del coincerimento di 65.000 tonnellate di rifiuti all’anno.

Una vergogna che smaschera ancora una volta le bugie legate anche alla Strategia Rifiuti Zero, tanto decantata dall’amministrazione Cascella, che, se realmente applicata, bandisce l’incenerimento dei rifiuti, considerandoli risorse da recuperare.

La situazione è sempre la stessa. Da una parte istituzioni e aziende, dall’altra i cittadini che vedono negati i diritti alla partecipazione per la protezione della propria salute e dell’ambiente in cui vivono.

 

 

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