“Quando Silvio aveva un anno e mezzo, Maria si era preoccupata del fatto che non parlasse: ricordava bene che a quell’età sia Luigi sia Sandro usavano già molti vocaboli ed erano impegnati ogni minuto a chiedere un giocattolo o da bere o da magiare; se non conoscevano il nome di una cosa desiderata, si facevano capire indicando, o a gesti. La loro occupazione principale era giocare, a volte insieme, a volte con i genitori. Di rado giocavano da soli e se capitava erano attenti a cosa accadeva intorno, a chi li circondava”. (Il bambino che parlava con la luce, M. Arduino)

Solitamente in un primo incontro con le famiglie, alla domanda “Quali sono i campanelli d’allarme che vi hanno portato a chiedere una consulenza specialistica?”, i ricordi e i racconti si collocano in questa epoca: tra i dodici-quindici mesi.

In realtà, un occhio attento e scrupoloso, può cogliere i primi campanelli d’allarme già molto tempo prima, tra i sei-otto mesi; tuttavia in questi casi si potrebbero avanzare solo ipotesi, ed in ogni caso sarebbe necessario il supporto di uno specialista.

I primi campanelli d’allarme (6-8 mesi)

Ecco quali campanelli d’allarme possono suggerire il problema:

  • Il bambino non tende le manine verso la mamma per essere preso in braccio;
  • Non manifesta reazioni particolari quando la mamma compare;
  • Reagisce poco ai suoni; ha un pianto difficile da interpretare;
  • E’molto irritabile.

I possibili segnali di indifferenza verso la mamma e i giochi (12-24 mesi)

  • Il bambino non piange quando la mamma si allontana, non le sorride quando si avvicina.
  • Non manifesta interesse nei confronti di giochi come il “nascondino del viso”, non appare divertito se gli si cantano canzoncine.
  • Quando guarda un oggetto per afferrarlo non cerca con lo sguardo la collaborazione della mamma per riuscire nell’intento.
  • Non cerca di coinvolgerla nei giochi o quando osserva le figure di un libro.
  • Può non pronunciare alcun monosillabo (“ma”; “ba”; “pa”) e non comprende i divieti (“Non fare questo!”);
  • Tendenzialmente non ubbidisce a semplici ordini (“Prendi la palla!”);
  • Non è sensibile a stimoli sociali; non esprime emozioni appropriate alle specifiche circostanze.

 

La chiusura del canale comunicativo (dai 24 mesi in poi)

Dai 24 mesi in avanti diventa assolutamente inequivocabile che tutti i sistemi di comunicazione, verbale e non, siano alterati: si parla di “chiusura del canale comunicativo”. In particolare, il bambino non interagisce in alcun modo con le persone che lo circondano (non sorride, non guarda negli occhi, non dimostra gioia, sorpresa, curiosità). E inoltre:

  • Tende a non comprendere neppure uno tra i più semplici codici di comunicazione; 
  • E’ insofferente verso il contatto fisico;
  • Non è attratto dalla compagnia di altri bambini;
  • Può avere crisi di paura ingiustificata;
  • E’ più a suo agio quando è da solo;
  • Può non aver acquisito alcuna forma di linguaggio oppure può usare in modo ripetitivo solo poche parole o frasi.

Una possibile caduta delle competenze

“Intorno ai dodici mesi aveva cominciato a dire “mamma”, “nonna”,… le solite cose, ma verso i diciotto aveva smesso: dalla sua bocca non era più uscito nulla. Contemporaneamente aveva smesso di sorridere e di guardare le persone, e il suo modo di giocare, che prima prevedeva l’uso di giocattoli come bambole e piccoli strumenti musicali, si era in poco tempo concentrato su tutto ciò che poteva essere come una fune”. (Il bambino che parlava con la luce, M. Arduino)

Questo, inoltre, è quello che possono raccontare alcuni genitori: che fino agli 8-16 mesi di vita circa il bambino abbia comportamenti quasi normali e che il disturbo cominci a manifestarsi vistosamente dopo questa epoca; in una simile eventualità si parla di “caduta delle competenze”.

Quando non si tratta di un semplice ritardo del linguaggio

Normalmente un bambino inizia a comunicare molto presto. Il piccolino tende a interagire con l’ambiente che lo circonda fin dai primi stadi del suo sviluppo, attraverso il sorriso, il gesto di indicare, ed intorno ai 12-18 mesi iniziano le prime combinazioni di parole.

Il piccolo affetto da autismo prende l’adulto per mano e lo porta verso l’oggetto che desidera. Questo non è un vero e proprio scambio comunicativo, ma piuttosto il bambino usa l’altro come strumento per arrivare a ciò che desidera.

I bambini autistici molto spesso presentano una compromissione nella comunicazione, che non è necessariamente fatta solo di parole. Si tratta di un fenomeno diverso dal bambino che ritarda nell’iniziare a parlare, ma è comunque in grado di comunicare con i gesti e la mimica.

Se avete notato uno o più campanelli d’allarme potete contattare l’associazione al numero 3927679339 o potete scriverci all’indirizzo info@barlettanews.it inserendo nell’oggetto della mail le parole “sportello autismo”. La risposta dell’esperto non tarderà ad arrivare.

A cura della Dott.ssa Erica Lacerenza
Psicoterapeuta-Analista del Comportamento

 

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