L’ Aquila dieci anni dopo: criticità e prospettive

Alle 3.32 del 6 aprile 2009, un forte terremoto ha colpito L’Aquila e tutta la Valle dell’Aterno, un territorio già tante volte sconvolto da terremoti di grande energia.
Ancora una volta un sisma ha causato l’inaccettabile perdita di 309 vite umane, con un enorme impatto sociale ed economico e la perdita di un patrimonio storico ed architettonico unico. Ancora una volta un fenomeno naturale, per quanto severo, si è trasformato in “catastrofe”, in un’epoca in cui la scienza e la tecnica erano già sufficientemente mature per mitigare “fortemente” il rischio sismico.
 
Il terremoto dell’Aquila (magnitudo-momento 6.3) giunse al culmine di una sequenza con caratteristiche di sciame, iniziata nell’autunno 2008. La faglia sismogenetica che lo ha generato si colloca nell’ambito di un sistema ben noto di faglie estensionali che corre lungo l’Appennino. L’Aquila ricade proprio su tale faglia e si sono perciò generate grandi accelerazioni al suolo, determinando notevoli danni e crolli, soprattutto nell’edificato di epoca relativamente recente che presentava vizi costruttivi. Emblematico è il crollo della casa dello studente! Il sisma è stato particolarmente distruttivo in alcune aree, come “Campo di Fossa” e Onna, caratterizzate da notevoli amplificazioni del moto sismico, in buona misura già note. 
 
Queste differenze nella risposta sismica, che caratterizzano i terremoti, sono oggetto di studio della Microzonazione Sismica, i cui risultati dovrebbero essere determinanti sia nella ricostruzione, sia nell’adeguamento dell’edificato al rischio sismico e sia nella selezione di aree per nuovi insediamenti.
Il terremoto dell’Aquila ha costituito un’occasione straordinaria di ricerca scientifica e tecnologica che ha coinvolto tutta la comunità operante nel campo delle Scienze della Terra, fungendo da “palestra” per efficienti indagini per la ricostruzione.
 
È, infatti, del tutto intollerabile continuare a soccombere per terremoto ed è improrogabile intraprendere azioni virtuose per passare dalle politiche emergenziali e di faticosa ricostruzione, a politiche di prevenzione del rischio sismico.
Ma la prevenzione necessita di studi geologici e geofisici per meglio valutare la pericolosità sismica, avvalendosi di un’aggiornata cartografia geologica e di indagini di microzonazione sismica nel dettaglio necessario.
Ne abbiamo parlato il 4 aprile in un evento ricco di propositi virtuosi, da me organizzato nella sala Nassirya di Palazzo Madama del Senato, in occasione del decennale del terremoto dell’Aquila.
 
Oggi, con l’attuale Governo stiamo assicurando un notevole impegno nella microzonazione sismica e nelle misure di prevenzione. Sottolineo l’attuazione dell’articolo 11 del decreto-legge 39/2009 in materia di contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico e il sismabonus. 
Voglio, infine, rimarcare quanto sia necessaria un’efficiente sinergia tra enti, dipartimenti, professionisti, università e livelli politico-amministrativi, per una efficace prevenzione del rischio sismico. 
 
 
Ruggiero Quarto
portavoce al Senato del M5S

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