Approvato il Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R.) della Puglia. Ora si faccia presto e bene.

Nella riunione del 28 ottobre, la Giunta della Regione Puglia ha approvato la proposta di Programma di Sviluppo Rurale. Si tratta del primo atto pianificatorio della Regione cofinanziato dall’Unione Europea tramite i Fondi Strutturali (in questo caso è il Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale – FEASR) per il periodo di programmazione 2014-2020. Ora il documento verrà inviato a Bruxelles per l’esame da parte della Commissione Europea, a seguito del quale potrà considerarsi operativo e potranno quindi partire le procedure per la sua attuazione.

Si tratta di un documento particolarmente complesso che sarà alla base di investimenti pubblici pari a 1.637 milioni di Euro, di cui circa un miliardo di provenienza europea, per la Puglia, da effettuarsi nel settennio, per un comparto molto diversificato al suo interno, come quello agricolo-forestale, e su un territorio notevolmente vasto e vario come quello pugliese. La programmazione regionale si fonda su tre “pilastri”, la Strategia Europa 2020, la Politica Agraria Comune (PAC) e il Regolamento UE n. 1305/2013, e si articola in 6 priorità, 5 argomenti-chiave e molte misure di intervento.

In un convegno organizzato il 20 ottobre scorso alla Cantina Sociale (vedi servizio del 21 ottobre su questa testata) c’è già stata una anticipazione, su questo argomento, di carattere “politico”. Non è mia intenzione togliere valore a questa fase: essa riveste la sua importanza perché lì si illustrano obiettivi, si assumono impegni, si stringono accordi. Ora è necessario aprire un’altra fase, diversa e altrettanto importante: quella tecnico-organizzativa, quella dell’operatività, della formazione e dell’informazione, dei progetti e dell’accesso ai finanziamenti.

Per fare questo è indispensabile una analisi puntuale del documento, considerandone tutti gli aspetti. Bisognerà farlo, poi, cercando di collegare l’allocazione delle risorse disponibili con le caratteristiche specifiche del nostro territorio. Ed è importante farlo tempestivamente, di modo che si possa partire col piede giusto, trovandosi pronti e con obiettivi chiari quando si metterà in moto l’attuazione del programma. Questo è particolarmente vero per una città come Barletta, a cui è capitato spesso di svegliarsi in ritardo su questi temi, ma che da ora in poi non potrà più permettersi questo lusso, anche in quanto capofila dell’area vasta.

Personalmente penso che la chiave sia proprio quest’ultima: le problematiche della città e della sua economia agricola (per ora stiamo parlando di questa, ma la considerazione è di carattere generale) non sono fronteggiabili se non nell’ambito del territorio di cui fa parte, per omogeneità culturale, economica e delle produzioni. Lo sforzo da fare è dunque quello di capire non soltanto ciò che è possibile fare, ma soprattutto ciò che è utile e prioritario fare, non solo cosa fare, ma anche con chi fare e come organizzarsi per fare. Da questo punto di vista riveste una importanza particolare la tematica dei Gruppi di Azione Locale (GAL), rispetto alla quale, come lo stesso sindaco ha rilevato, Barletta è sempre stata assente (e io aggiungo in modo imperdonabile).

Rispetto a tutto questo cercherò di non far mancare il mio contributo, con proposte concrete e un metodo e un linguaggio il più possibile comprensibili per tutti. Non è un impegno di poco conto, come si può capire, ed è peraltro da rendere compatibile con i miei primari impegni di lavoro. Per questo, rimandando a interventi successivi di approfondimento, faccio appello alla costanza e alla pazienza dei lettori di Barletta News interessati all’argomento.

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