Apologia al Bianconiglio: Barletta, la politica e la filosofia del ritardo

Tra ritardi di intere ore e pause infinite, anche la mancanza di puntualità tra i mali dell’Amministrazione?

È tardi, è tardi sai! Io son già in mezzo ai guai! Non posso dirvi ciao, ho fretta, fretta sai!” questa è la battuta di entrata di un personaggio assai noto appartenente nel mondo delle fiabe. È così infatti che, nel cartone animato della Disney ispirato dalle opere di Lewis Carroll, abbiamo modo di conoscere il signor Coniglio Bianco, meglio conosciuto in Italia col nome di Bianconiglio.

Sulle opere di Lewis Carroll ci si potrebbero spendere anni e anni solo per interpretarne una minuscola frazione, e il personaggio stesso del Bianconiglio potrebbe in realtà celare un gran numero di significati nascosti e riferimenti a dir poco oscuri, celati sotto l’assurdo che permea tutta la vicenda di Alice. In questa occasione, tuttavia, è necessario fermarsi alla semplice apparenza del personaggio in sé: un coniglio, ciambellano di corte della Regina, che vive nella costante ansia dell’essere in ritardo per i suoi doveri.

Una vita infernale, degna di entrare a ragion veduta nel novero dei gironi danteschi, soprattutto qui al Sud dove il luogo comune che regna sovrano è che i cittadini meridionali fanno tutte le cose senza fretta, con estrema calma. In realtà la lentezza è un male che affligge le istituzioni in tutto il territorio nazionale e, se nascosti tra i meandri della burocrazia e degli uffici dell’apparato amministrativo si può trovare il classico gruppo di lavoratori convinti e solerti che fanno di tutto per dimostrare la propria efficienza (magari sognando le tanto decantate ricompense stabilite da un sistema meritocratico mai entrato veramente in funzione), spesso sono proprio i rappresentanti della Pubblica Amministrazione e dei cittadini a rimarcare questa caratteristica negativa del sistema attuale. E Barletta ha dimostrato, soprattutto con gli ultimi consigli comunali, di essere affetta da questo grave malanno.

Temi importanti e spinosi sono stati discussi nelle ultime due assise del consiglio, temi che hanno diviso tanto l’opinione pubblica quanto i partiti di maggioranza, ma ciò non ha impedito agli amministratori di accumulare ore e ore di ritardo. E, purtroppo, l’espressione “ore e ore” non è un’iperbole.

Nei numerosi incontri organizzati da questa o quella organizzazione o anche dall’amministrazione stessa è ormai consuetudine dover aspettare almeno 45 minuti dopo l’orario stabilito prima che tutti i relatori dell’evento siano presenti e diano effettivamente inizio ai lavori. In molti casi, si è dovuto aspettare anche due ore, delle volte per “mancanza di partecipazione della cittadinanza” altre volte perché i relatori erano stati chiamati al dovere di amministratori. In effetti, fondare un articolo su questo genere di ritardi sarebbe quanto mai azzardato.

Tuttavia, anche quando si parla di occasioni “ufficiali” i ritardi continuano ad accumularsi e, col passare del tempo, sembra che la situazione stia lentamente peggiorando. Per fare un esempio attualissimo, i consigli comunali del 6 e del 10 giugno hanno avuto inizio, rispettivamente, con quasi due e tre ore di ritardo; le sospensioni, puntualmente richieste e mai assenti dai nostri consigli comunali e formalmente concesse, abitualmente, per un arco di tempo non superiore all’ora, sono arrivate a durare addirittura tre ore in occasione del consiglio comunale del 10 giugno, la cui sospensione pomeridiana è stata da molti definita come il lasso di tempo in cui i consiglieri avrebbero potuto consumare non un semplice pasto, ma un proverbiale pranzo luculliano, a differenza di molti impiegati e lavoratori che nella più rosea delle aspettative possono usufruire di meno di un’ora per tornare alle proprie case, o recarsi in un qualche locale, e consumare in fretta e furia il pasto pomeridiano prima di ritornare a lavoro.

I ritardi così accumulatisi fanno in modo che i lavori del consiglio si protraggano fino a tarda notte, certo, ma con ore effettive di lavoro che in media non superano la giornata minima di un comune lavoratore dipendente. Per non parlare poi di chi, come gli addetti stampa ma anche, e soprattutto, tutti i dirigenti e gli uffici del comune, è costretto ad attendere la fine di questi lavori per poi, in fretta e furia, cominciare effettivamente a lavorare su quanto deliberato in consiglio (il cui contenuto meriterebbe un ulteriore commento che rimandiamo ad una prossima occasione), spesso delibere importanti che vanno attuate dagli uffici comunali con estrema celerità. Basti pensare a tutto l’iter che porta all’approvazione dei debiti fuori bilancio, un’operazione permeata dall’urgenza e che, puntualmente, è stata rimandata nello scorso consiglio comunale nonostante le dichiarazioni del dirigente del settore bilancio Michelangelo Nigro, il quale ha chiaramente spiegato il percorso burocratico dietro i debiti fuori bilancio e la loro approvazione.

Invitare la classe politica barlettana a divenire copie spudorate del signor Bianconiglio sarebbe davvero troppo, un vero e proprio supplizio ma, giunti a questo punto, forse sarebbe il caso che gli amministratori, imitando questo personaggio di fantasia, si dotassero di un grosso orologio da taschino e che finalmente, ricordandosi dei loro impegni guardando l’ora, esclamassero: “È tardi, è tardi sai! Barletta è in mezzo ai guai!”.

Ma si sa, questo succede solo “al di là dello specchio”, in un mondo lontano in cui il capo della burocrazia è un coniglio in panciotto incapace di fare ritardo per dare inizio ai propri doveri. Da questa parte dello specchio, sembra ci siano solo tartarughe.

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