Antonio Daloiso, il più grande pasticcere, si racconta a Barletta News

Non è stato certo facile parlargli poche ore dopo essere stato proclamato vincitore de “Il più grande pasticcere”, il talent show culinario  andato in onda su Rai 2 per cinque settimane, riscuotendo davvero un ottimo successo di critica e pubblico. Abbiamo incontrato Antonio Daloiso la sera della Vigilia di Natale nella sua colorata pasticceria, circondato da un gran numero di fan e concittadini curiosi di fare la sua conoscenza. Del resto, ora è a tutti gli effetti un personaggio televisivo e l’affetto della gente si mescolerà per molto tempo al profumo dei suoi dolci. Tra una foto e un autografo però, non  ha mai abbandonato il suo lavoro nonchè la sua passione da ben 12 anni. E’ proprio l’amore per la pasticceria che gli ha concesso di realizzare un sogno così importante a soli 25 anni, risultando il migliore tra tutti i concorrenti che hanno partecipato al talent condotto da Caterina Balivo. Nonostante la frenesia del clima natalizio e di questa grande vittoria, Antonio si è concesso volentieri per quest’intervista dedicata a tutti i  lettori di Barletta News.

Come ci si sente ad essere “Il più grande pasticcere”?
Sicuramente è una bella meta. Non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Una bella responsabilità, quindi ora mi toccherà affrontare tutto quello che verrà!

Per noi spettatori (barlettani e non) la tua vittoria era praticamente annunciata. I commenti che circolano sul web sono tutti a favore della decisione presa dai tre giudici. Come pensi cambierà la tua vita adesso?
Sicuramente non so come cambierà la mia vita, perché per me  questa è stata la prima esperienza a livello televisivo, con un programma visto da più di 2 milioni di spettatori! Io sono sempre qui, aspettiamo e vediamo cosa accadrà!

Durante la finale hai detto che non avresti mai immaginato di emozionarti tanto in un talent televisivo. Ma alla fine il guerriero è crollato e con te sono crollati sicuramente molti telespettatori anche a casa. C’era molta tensione nell’aria?
E’ stato come ricevere addosso un’enorme scarica di tensione per tutto il tempo prima di arrivare alla finale! Basta pensare che tutti noi concorrenti abbiamo fatto 40-45 giorni di tour de force in giro per l’Italia, lontano dalla famiglia, con un’attività aperta e dipendenti. Devo dire che è stata dura!

Cosa ti ha spinto a iscriverti a “Il più grande pasticcere” ? Inizialmente nutrivi scetticismo per questo tipo di programmi?
Inizialmente non mi convinceva tanto, ma io sono un tipo ambizioso, mi piacciono tanto le sfide e le gare, come anche l’idea di confrontarsi giorno dopo giorno, perciò mi sono iscritto

Durante il programma hai affermato che le torte che crei sono tutte ispirate ad una persona, proprio come “Africa” che ha decretato la tua vittoria. Quali sono le creazioni a cui sei più legato?
Le creazioni a cui sono legato sono anche quelle che ho dedicato e pubblicato nel mio libro. Ogni torta è dedicata a una persona della mia famiglia come mia moglie, o ancora ai miei colleghi e agli amici che ho conosciuto nel programma come Roberto e Silvia, fino ai miei più cari amici di Barletta.

Come hai fatto, durante lo show, a ideare un dolce abbozzandone l’estetica, gli ingredienti e la composizione, solo sulla base di un tema e soprattutto in solo 3 ore?
Avendo già avuto un’esperienza di concorso, ho avuto meno difficoltà di qualche altro concorrente che forse non ha mai partecipato a dei concorsi, perché in queste competizioni funziona effettivamente così. Quando ho partecipato al campionato mondiale in cui il tema era “Le emozioni della natura”, ho rappresentato attraverso il cioccolato quello che era per me la natura, cioè una mamma, una donna stilizzata con un bimbo in grembo. Con lo zucchero ho poi rappresentato gli animali, i fiori e tutta  la vegetazione. Quindi posso dire che anche prima di partecipare al programma, ero già abituato a sviluppare un progetto a tema in poco tempo. Per gli altri invece è stato più complicato.

I tuoi dolci sono opere d’arte decorative, raffinate e scenografiche. Se ti chiedessero di allestire una mostra in un museo, cosa esporresti?
In un museo penso sarebbe più appropriata una scultura in cioccolato e zucchero come il dolce realizzato alla Triennale in tema Expo. Poi chiaramente è tutto da realizzare e da personalizzare.

Come è stato realizzare una torta ottocentesca in stile Careme? Ti sei adeguato alle tecniche di quell’epoca?
Sono molto attratto dall’antica arte della decorazione, diciamo che mi cimento abbastanza. La torta di Careme non l’avevo mai realizzata prima, ma avendo un’esperienza che richiama il cornetto e lo zucchero artistico, ho unito le due cose ed è venuta fuori una bella torta! Con la tecnica si va avanti, si evolvono le situazioni, ma le basi sono sempre quelle.

Ci racconti com’è nata questa storia d’amore con l’arte pasticcera? Sei entrato a far parte dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani a soli 25 anni, ricoprendo il primato del più giovane Accademico. Non è da tutti.
Nel mio caso la questione è un po’ diversa: di solito la passione sboccia in una persona in un determinato momento, io invece sono nato in quella che è oggi la mia passione. Tutto questo grazie a mio padre che è proprietario di una pasticceria che a sua volta era di suo papà, quindi io rappresento la terza generazione. Sono praticamente nato nello zucchero e nella farina, ho sempre respirato quest’aria, poi è stato tutto un crescendo che però ha portato l’attività di famiglia a “starmi stretta”. Così verso i 18 anni ho cercato di fare più esperienze possibili, c’è stata la mia evoluzione e alla fine a 25 anni sono entrato in accademia.

Africa, il dolce della vittoria che Antonio riprodurrà in edizione limitata il 31 dicembre
Africa, il dolce della vittoria che Antonio riprodurrà in edizione limitata il 31 dicembre


Qual è il dolce che meglio rappresenta la personalità di Antonio Daloiso?
Il  dolce che mi rappresenta di più si chiama “Ma che freddo fa”, presentato in una prova della finale. E’ un dessert al piatto. Racchiude un po’ tutta la mia personalità: una parte acida, una parte salata e una parte dolce.

A tavola che rapporto hai con i dolci?
Paradossalmente non mangio dolci! Sono sempre in pasticceria e finisco tardi di lavorare, ma sono sempre a contatto con i dolci.

Sappiamo che la tua linea sposa tradizione e innovazione. I mignon e le sculture di zucchero sono un pò la tua firma. Che rapporto hai con la clientela della tua pasticceria per rispondere alla varie esigenze?
Noi ci impegniamo e cerchiamo di dare il massimo per rispondere a tutte le esigenze della clientela. Offriamo una vasta tipologia di mousse, di bavarese e tante altre specialità anche su richiesta.

Dopo aver realizzato questo sogno, come ti vedi tra 10 anni?
Onestamente ripeterò quello che ho detto all’apertura del programma e cioè: “Non so cosa farò da grande” . Lo dico davvero, non giusto per dire. Quel che sarà, sarà. Magari tra 10 anni non farò più il pasticcere!

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