Antonio Castagna presenta a Barletta il suo libro “Tutto è monnezza”

La monnezza: una risorsa trattata come rifiuto

 

Un grande entusiasmo ha fatto da cornice al confortevole salotto della libreria Cialuna di Barletta, in cui si è svolta la presentazione del libro “Tutto è monnezza” di Antonio Castagna, promossa dalle associazioni ROSSOBARLETTA e Liberincipit. A introdurre la serata, il consigliere comunale Giuliana Damato, palesemente emozionata, dinanzi ad una gremita platea che ha visto la partecipazione di alcuni esponenti politici tra cui l’assessore provinciale all’ambiente Gennaro Cefola, l’assessore comunale Irene Pisicchio, il direttore della BARSA. Presenti anche tanti cittadini nonché gli operatori del settore, i portatori di interesse e gli imprenditori che hanno accolto con partecipazione e generosità l’invito all’evento moderato da Gigi Verzillo.Antonio Castagna, presentandosi alla platea, ha spiegato come è nato il suo interesse per la problematica dei rifiuti. «Mi sono avvicinato ai rifiuti lavorando con dirigenti e funzionari della Provincia di Trento che se ne occupano. Non sono un tecnico, uno specialista, sono un antropologo, colui che osserva le persone mentre fanno le cose e quella che ho provato a raccontare è un’avventura, il tentativo di immergermi in un mondo, talmente complesso, da essere attraente per quanti risvolti presenta». Castagna, siciliano di nascita, torinese d’adozione è un formatore manageriale. Si occupa di tutto ciò che ha a che fare con la vita dei gruppi, le relazioni in azienda, i processi collaborativi. Dal 2007 collabora con la Provincia Autonoma di Trento in attività di ricerca e formazione finalizzate a dar vita ad azioni di riduzione nella produzione dei rifiuti.

«In una società come la nostra – spiega Castagna – i rifiuti vengono ancora erroneamente intesi come un fastidio, un ingombro di cui liberarsi e non come una risorsa da reimmettere nel ciclo produttivo per essere valorizzata e per produrre ricchezza, insomma per rinascere a nuova vita! Dobbiamo imparare a volgere il nostro sguardo ai rifiuti, considerandoli una risorsa che può produrre lavoro e stimolare l’economia, attraverso le tecniche che tendono non solo al loro riciclo ma soprattutto al recupero da essi di materiali ed energia». Gli interrogativi in tale ambito sono molteplici, perciò abbiamo provato a comprendere attraverso la voce di Antonio Castagna, cosa deve prevedere una corretta gestione dei rifiuti e se la sostenibilità è un concetto etico o può contemplare un congruo ritorno economico. In altri termini, se è possibile aspettarsi un’entrata dall’attività di ‘smaltimento’ che in realtà deve tradursi in attività di riuso dei rifiuti . Oppure se ci si deve semplicemente accontentare di annullare un costo.

Il brillante saggio dello scrittore da un lato prova a spiegare davvero cosa accade al ciclo dei rifiuti in Italia, ma dall’altro si interroga sulla molteplicità e varietà di interessi che gravitano intorno a tale problematica, rendendo il sistema poco credibile, ingarbugliato e anche contraddittorio. Infatti leggi e regole si contrappongono spesso al buonsenso diffuso. Per la legge impossessarsi di un oggetto ingombrante appoggiato al cassonetto è furto nei confronti del Comune, che ha la responsabilità della raccolta. «Pur comprendendo le ragioni della legge – ha dichiarato Castagna – sperare che un cittadino accetti regole come questa è veramente difficile. Pensare che l’Italia ha fatto propria nel 2010 una direttiva europea che impone di attivare la ‘preparazione al riutilizzo’, cioè un sistema agevolato per rimettere in circolazione beni ancora utilizzabili a cui è possibile evitare la discarica. L’Italia ha approvato la legge nel dicembre del 2010, ma mancano i decreti attuativi, e quindi niente preparazione al riutilizzo. Il discorso pubblico sui rifiuti è spesso concentrato sui problemi e sulle emergenze. Io ho provato a mostrare come i rifiuti siano una parte normale e inevitabile della nostra esperienza, che va trattata come una possibilità, perché se smetti di guardarli come scorie disgustose puoi scoprire che spesso contengono materia che ha valore».

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La domanda che sorge spontanea è: come mai facciamo così fatica a vederli in questo modo? La risposta è presto data: viviamo nella società del consumo, in cui la gente si disfa di oggetti, anche di valore, poiché li ritiene ormai non più di moda, non più utili a soddisfare il proprio interesse. In altri termini, spesso si attribuisce la denominazione di rifiuto a ciò che, in realtà, rifiuto non è. Ciò accade poiché viviamo in una società altamente industrializzata in cui si è perso il valore delle cose e la sacralità che è sottesa alle stesse. Sicché, la civiltà dei consumi è anche, come è noto, quella dei rifiuti. E gli scarti sono connaturati al modello di sviluppo e ai nostri desideri di godere del benessere e delle merci. L’approccio che, invece, l’autore del saggio intende e suggerisce di adottare rispetto alla problematica dei rifiuti si concretizza in un atteggiamento che consenta di inserire, dunque, il ciclo dei rifiuti all’interno di quello della vita, affinché tutti noi possiamo guardare ad essi con minore disagio ed inquietudine, come ad una nuova esistenza della materia.

Ciò che manca nella nostra società è la non abitudine a maneggiare la materia, così come avveniva un tempo in cui l’uomo produceva una esigua quantità di rifiuti poiché aveva l’abilità nelle mani di trasformare la materia, conferendole una nuova vita e un nuovo valore. Sì è perso, dunque, l’interesse al lavoro artigianale e al generare intelligenza attraverso il lavoro manuale.

«Quando parliamo di rifiuti – spiega Castagna – pensiamo alle tre R: riduzione, riciclo, riuso. La soluzione sta nel riscoprire la seconda delle tre. Tra riciclo e riduzione, meglio il riuso: più sostenibile del riciclo, più facile, forse più umano della riduzione. Tutto ciò che generiamo ci appartiene e dobbiamo imparare a farci i conti. Ad esempio? Procurarsi vecchie tappezzerie di auto e farci borse, andare a spasso portandosi dietro un pezzo di storia del passato, scoprire quanto può essere interessante e appagante tutto ciò, rispetto al destinare un oggetto vecchio in un cassonetto, sbarazzandocene e disinteressandoci della sorte che questo subirà».
Castagna ha spiegato come il vasto campo del riuso sia una fonte di guadagni per il settore formale ma anche per quello informale, composto essenzialmente da rigattieri e rovistatori. Spesso però è considerato un settore marginale e residuale, sia dai consumatori che dai politici.

«Questo vuol dire che per promuovere il riuso come pratica diffusa e settore in grado di creare lavoro e ricchezza bisogna valorizzare la bellezza dell’oggetto e della relazione che caratterizza lo scambio. Non è certo facile, ma mi sono reso conto che il vero cambiamento non è la raccolta differenziata. Quella è importante, e va fatta al meglio, però forse quello che serve è cambiare sguardo, imparare che tutto ciò che degrada è semplicemente il frutto normale e naturale di tutti i nostri processi vitali. Se accettiamo questo tutto diventa più facile».

Quello che lo scrittore intende trasmettere attraverso la lettura del suo saggio è la ritrovata passione per l’esplorazione di un mondo,come quello dei rifiuti, che può essere restituito a nuova vita, attraverso il ritrovato interesse per ciò che erroneamente riteniamo vecchio, ingombrante, superfluo. Questo ci consente di avviarci alla riscoperta del vero sé, alla ricerca inesausta della propria identità attraverso la riscoperta del valore dell’inutile. «Si tratta di un cambio di punto di vista che non prevede ricette e facili soluzioni. Secondo me, però, c’è un modo per cominciare a farlo, cominciare a osservare i comportamenti di tutti, compresi i nostri, come occasioni per capirne di più. Ho scoperto, che nella monnezza c’è bellezza e vita e prima di scrivere questa mia opera, non lo avrei mai ritenuto possibile» ha concluso Castagna.

 

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