È davvero così importante essere perfetti? E soprattutto, siamo sicuri che l’eccessiva magrezza sia sinonimo di perfezione? Il fenomeno anoressia da molti concepito come problematica esclusivamente  femminile in realtà non risparmia nessuno. Ne abbiamo discusso con la dott.ssa Liliana Bruno, psicologa e psicoterapeuta, che ha gentilmente risposto ad alcune domande per Barletta News.

anoressia liliana brunoLa frequenza con cui si manifestano i disturbi alimentari, in particolare l’anoressia, è sempre più alta. In base alla sua esperienza, quali crede siano le cause che portano a sprofondare in questo abisso?

I disturbi dell’alimentazione sono gravi disturbi mentali che colpiscono sia adolescenti che giovani adulti, con una maggiore prevalenza nelle donne rispetto agli uomini. Sicuramente sono diversi i fattori che giocano un ruolo importante nel favorire lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare. Vi è la presenza di problemi psicologici, quali depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi affettivi e instabilità emotiva che possono incidere sulla nascita di questa problematica, difficoltà nei rapporti sociali, vissuti dolorosi fuori e dentro il nucleo familiare; la presenza di casi psichiatrici in famiglia, inoltre, può incidere notevolmente sulla nascita di questi disagi. Non dimentichiamoci la pressione culturale verso la magrezza, sempre più legata all’immagine e all’apparire. Pensiamo ai modelli femminili estetici che ci propongono tv e riviste, spesso inarrivabili e sbagliati. Di fronte a quei corpi longilinei una giovane donna può restare insoddisfatta del proprio corpo reale rispetto a quello ideale e perciò dare inizio a precise pratiche dietetiche.

L’anoressia e la depressione spesso s’intrecciano tanto da non riuscire a comprendere quale abbia determinato l’altra. Qual è il rapporto causa-effetto?

Molte persone affette da anoressia soffrono di depressione maggiore (si va dal 25% all’80%). Nella maggior parte dei casi sembra che la depressione sia una conseguenza della perdita del peso corporeo, della dieta e del vomito, ma non esistono oggi prove certe in grado di dimostrare che essa preceda o predisponga alla malattia. Elemento comune sia alla depressione che ai problemi alimentari è la scarsa autostima che può spingere gli individui depressi a mettersi a dieta per migliorare il proprio aspetto fisico ed ottenere un aumento del tono dell’umore, ma non dobbiamo dimenticare che durante i periodi di digiuno si può anche avere un peggioramento del tono dell’umore con conseguente apatia, irritabilità, perdita di interesse per le relazioni sociali, affettive e sessuali.

Viviamo in una società in cui il bullismo e il cyber bullismo sono fortemente presenti; quanto questi fenomeni possono influire sulla mente di un’adolescente inducendola a non mangiare? E soprattutto, com’è possibile che individui incontrati sul web possano plagiare e condizionare così gravemente la vita di una persona?

Oggi internet è un mezzo potentissimo, ci consente di mantenere contatti con le persone; è fonte di ricerca, di conoscenza e condivisione. Ognuno di noi ne fa un uso differente, a volte in maniera errata: di recente è stato difatti chiuso un blog “pro-ana” il quale dava consigli su come perdere peso, su cosa mangiare e come punirsi dopo aver trasgredito. Non mi soffermerei sulle caratteristiche di questi blog o su coloro che dispensano consigli, ma sul bisogno che una persona ha di effettuare tali ricerche, sul suo disagio e sul suo malessere, ovvero su chi sono i possibili fruitori di tali siti. Può accadere che una ragazza, che si senta grassa o è presa in giro per il proprio aspetto fisico, che non vive serenamente la propria adolescenza, si senta inadeguata, non accettata dalla società che richiede specifici standard di bellezza e per questo cerchi su Google dei rimedi veloci per dimagrire o qualcuno con cui condividere questa sofferenza. Non è difficile trovare consigli su “come diventare anoressica in una settimana” o i famosi “dieci comandamenti”. Le ragazze sentono di appartenere ad un gruppo, seppur virtuale, nel quale possono essere se stesse, esprimere liberamente i propri pensieri e stati d’animo e questo le fa sentire accolte, comprese, non più sole, ed ecco che iniziano a fidarsi ciecamente di ciò che qualcun altro, senza nessun titolo, dice loro di fare. Più iniziano a perdere peso, più sono motivate a continuare.

È possibile tracciare un identikit della potenziale anoressica? Quali comportamenti e ossessioni la contraddistinguono?

Gran parte delle ragazze che sviluppano l’anoressia nervosa sono state bambine condiscendenti, timide, solitarie, con notevoli difficoltà a sviluppare relazioni con i coetanei, scarsa autostima, insicurezza e mania del perfezionismo. Tipica dell’anoressia è la restrizione calorica che porta ad una condizione di grave sottopeso, l’eccessiva preoccupazione per il peso e l’aspetto fisico, tutti comportamenti  finalizzati ad evitare anche il minimo aumento di peso attraverso l‘uso di lassativi, il vomito autoindotto, una dieta ferrea, l’eccessiva attività fisica, il pesarsi frequentemente o, al contrario, non pesarsi affatto. La perdita di peso diventa l’unico obiettivo, più importante di qualunque altra cosa ed è considerato una conquista. L‘ossessività è un tratto distintivo delle anoressiche: si preoccupano per l’ordine, la disciplina, la perfezione, prestano molta attenzione ai dettagli, alle regole, all’organizzazione, sono scrupolose, rigide e inflessibili, ma l’ossessione più importante è quella nei confronti del cibo, nel rifiuto di questo.

L’anoressia colpisce anche bambini di 8-10 anni ma se ne parla pochissimo. Come può accadere in così tenera età? Quali sono le cause e quali i campanelli di allarme da non sottovalutare?

L’età di esordio del disturbo è compresa tra i 12 e i 25 anni ma negli ultimi tempi sono stati diagnosticati casi a incidenza più precoce, fin sotto i 10 anni quando l’identità individuale non è ancora ben definita e quando cominciano a comparire i primi cambiamenti fisici, in particolare un aumento del grasso corporeo. La pubertà può essere non voluta, non accettata (fobia e fuga dal corpo adulto) ed è un periodo di grande cambiamento che non riguarda solo il fisico ma anche le aspettative e i ruoli sociali. Quindi, durante la pubertà l’anoressia diventa la copertura di conflitti interiori più profondi e il risultato di una mancata integrazione tra il “vecchio” corpo, quello da bambino e il nuovo corpo totalmente trasformato. Ad un occhio attento, il primo campanello d’allarme è l’uso che bambini, anche molto piccoli, possono fare del cibo per comunicare un malessere emotivo. Il rifiuto del cibo in età infantile si esprime quasi sempre con queste affermazioni: “Ho nausea”; “Ho mal di pancia”. Si può ipotizzare un disturbo del comportamento alimentare se si presenta anche la preoccupazione per la propria immagine e l’ansia di essere grassa. Le bambine iniziano a selezionare il cibo, a masticarlo lentamente, a ridurre le calorie. Si sentono subito sazie e accusano nausea e gonfiore, si vedono più grasse di quanto sono. Anche il loro umore cambia: all’euforia iniziale data dalla perdita di peso, subentra l’ansia, vogliono mantenere il controllo. Questo poi interferisce con la scuola e le relazioni sociali, che subiscono un netto peggioramento.

Con riferimento all’anoressia maschile, esistente sia pure in misura limitata rispetto a quella femminile, le motivazioni e i comportamenti sono analoghi o c’è qualcosa che sottovalutiamo?

Nella nostra società, raramente si sente parlare di anoressia maschile, ancora oggi vi sono poche informazioni sull’argomento.  Sempre più ragazzi sono ossessionati dal peso e dalla propria fisicità, ricorrono a drastiche diete, ricche solo di proteine e ad eccessiva attività sportiva (circa il 5-10%). I sintomi sono sovrapponibili a quelli delle ragazze, tranne per gli aspetti legati al ciclo mestruale. Oltre al marcato dimagrimento, i disturbi alimentari nei ragazzi si possono manifestare con problematiche inerenti la definizione muscolare e l’ossessione per un raggiungimento di una determinata massa corporea. L’immagine mediatica dell’uomo ideale non è incentrata sulla magrezza, bensì sulla forma fisica e i muscoli a tutti i costi. Gli uomini, più delle donne, presentano una maggiore gravità nei disturbi della sfera psicosessuale, una maggiore tendenza all’iperattività, alla sintomatologia ossessiva. Inoltre, i maschi, presentano minori condotte eliminatorie rispetto alle femmine (lassativi-vomito autoindotto); hanno invece, rispetto a quest’ultime, una più intensa attività fisica. Hanno probabilità maggiore di sviluppare anoressia maschile uomini che praticano sport ad alti livelli (come atleti, body builders, ballerini, nuotatori ed altri); in questi individui sono presenti tratti di perfezionismo, alte aspettative ed una certa compulsività.

Quale deve essere il ruolo della famiglia quando in casa c’è un figlio/a che soffre di disturbi alimentari? E soprattutto a quali professionisti occorre rivolgersi ai primi segnali?

Il primo sentimento che colpisce il familiare di una persona affetta da disturbi del comportamento alimentare è il disorientamento. Spesso quando in una famiglia un figlio ha qualche problema psicologico, inizia la ricerca del perché: non chiedetevi “di chi è la colpa?” “perché proprio a me?”, ma “qual è la cosa migliore da fare adesso?”. L’atteggiamento più efficace è ascoltare, essere equilibrati, comprensivi e rispettosi nei confronti delle difficoltà del proprio figlio, avere un dialogo aperto e sincero; non focalizzatevi unicamente sul cibo, cercate di parlare anche di altre cose: evitate atmosfere pesanti durante i pasti; ascoltate le richieste che vi vengono fatte.

È molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura e che si rivolga il prima possibile ad un’equipe multidisciplinare di professionisti (medico, psicoterapeuta, psicologo, nutrizionista) per poter intervenire tempestivamente e prendersi cura della persona a livello globale.

Crede che nei contesti scolastici si parli abbastanza di anoressia e bulimia o sono considerati ancora una sorta di tabù?

Non ho molti elementi per rispondere a questa domanda, ma so che durante la giornata mondiale sui disturbi alimentari (15 marzo) in molte scuole interrompono le attività didattiche per riflettere insieme su questa grave malattia. Mi auguro che in futuro possano essere introdotti specifici corsi per gli insegnanti, al fine di migliorare le proprie conoscenze in queste tematiche e, con l’aiuto dello psicologo scolastico, individuare gli studenti affetti da questa malattia e porvi gli opportuni rimedi.

Grazie per la sua disponibilità e buon lavoro.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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