Anna Karenina, storia di un’anima in continua ricerca

Intensa interpretazione di Sonia Bergamasco nello spettacolo “Karenina – Prove aperte d’infelicità”

Come nasce un personaggio nella mente di un autore? Perché ad un tratto uno scrittore sente l’urgenza di raccontare la storia proprio di quel personaggio? Non è facile rispondere, tanto più quando il personaggio in questione è uno dei più amati dai lettori, quello di Anna Karenina, e l’autore è uno dei più grandi romanzieri della storia letteraria di ogni spazio e tempo: Lev Tolstoj. Ci hanno provato Emanuele Trevi  e Sonia Bergamasco, autori dello spettacolo teatrale “Karenina – Prove aperte di infelicità”, in scena in questi giorni alla Tana. Lo spettacolo, che poi è diventato anche un libro omonimo, racconta proprio il “prima” di Anna Karenina, la lunga e complessa storia, cioè, che ha portato alla stesura definitiva di uno dei romanzi più famosi di tutti i tempi.

Una gestazione piena di ripensamenti e di modifiche, nutrita dalle suggestioni della cronaca e della letteratura dell’800 (in un racconto di Puskin, nume tutelare di Tolstoj, si parla, ad esempio di una donna dell’alta società che finisce suicida). Una decina le stesure in tutto testimoniate da vari scritti privati dell’autore che man mano cambia il nome della donna, aggiunge dettagli, arricchisce e abbellisce il personaggio rendendo Anna Karenina la donna che tutti hanno amato, un’anima profonda e tormentata alla ricerca di assoluto.  Una mole di materiale imponente,quella con cui si sono trovati a lavorare Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco, un’ampiezza narrativa che resisteva ai tentativi, pur necessari, di selezione.

E’ a questo punto che è diventato determinante l’intervento del regista, Giuseppe Bertolucci, grande amico dell’attrice, morto poi due anni fa. Bertolucci  ha concentrato la sceneggiatura in un’ora di spettacolo, ridotto alla sola voce di Sonia Bergamasco il testo, che inizialmente prevedeva la presenza anche di Trevi sul palco, e soprattutto ha impreziosito il tutto con una regia intensa e profonda.  Intensa anche l’interpretazione della Bergamasco che, proprio con questo spettacolo si è aggiudicata il premio della Critica 2012. Sul palco, un grande pianoforte a coda che l’attrice suona (la Bergamasco fra l’altro diplomata in pianoforte) e che diventa elemento di scena ad accompagnare sia il tormento creativo di Tolstoj,  sia l’infelicità di questa eroina eterna, il cui ultimo istante si consuma sulle rotaie di una ferrovia,qui simbolicamente rappresentate dall’interno del pianoforte dove l’attrice si sdraia e sul quale cala il buio.  Ad applaudire, fra il pubblico, il marito di Sonia Bergamasco, l’attore Fabrizio Gifuni, insieme alle loro due figlie.

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