Ancora batoste dal Tar per la vicenda Aldo Musti

E’ in piena attività legale l’imprenditore al quale viene negata, con scarsa trasparenza, la risoluzione pur semplice della vicenda. Individuare e sanzionare i responsabili della famosa maglia.

E adesso cosa succederà? Niente.
Non succederà nulla, perché nessuno al Comune vuole dire quello che tutti dovrebbero dire: le tavole del P.R.G. inviate alla Regione Puglia per l’approvazione sono diverse da quelle adottate dal Consiglio comunale. Il Comune ne ha adottata una, la Regione ne ha approvato un’altra, diversa. La nuova variante che si vuole fare, per come la si vorrebbe fare, non serve a fare la strada di via dei Muratori, ma serve a mettere oggi il “coperchio” sulla “pentola” fatta allora.
Tutto qui.
Questa è la risposta che ascoltereste da Aldo Musti dopo l’ennesima sentenza (n. 327/2014) favorevole ottenuta pochi giorni fa dal T.A.R. contro il Comune di Barletta, stavolta per il ritardo di dodici mesi con cui l’Ufficio Lavori Pubblici ha consegnato a Musti le carte che aveva reiteratamente richiesto.
Quali carte?… Si! proprio quelle che ci parlano del “coperchio”.
Questo perché le istanze di Musti, anche le più semplici, vengono “trattate” alla stregua di qualcosa di eccezionale. A sentire Musti alcune istanze (anche telefoniche…) vengono evase al volo, alle sue, invece, viene fatta la radiografia (ed è inutile dire che il ticket alla fine lo paga il Comune, nuovamente condannato alle spese di lite dal T.A.R., dopo altre sei sentenze, tra dinieghi e silenzi della P.A.).
Andreotti diceva che in Italia, quando non si vuole fare qualcosa, si nomina una commissione; a Barletta, quando un Ufficio non vuole fare qualcosa, si inventa una richiesta di pareri e lumi ad altri uffici comunali. Come nel romanzo “La donna della domenica”, quando, per boicottare la realizzazione di un progetto edilizio, si sospende il procedimento in attesa del parere di un fantomatico “Ufficio Acque”; parere che però non arriva mai perché l’Ufficio Acque esiste solo sulla carta, ma non nella realtà (nel romanzo la porta d’ingresso dell’Ufficio Acque è coperta da un pesante armadio…).
Un atteggiamento dilatorio e defatigante, per stremare l’interessato (che però con Musti non sembra funzionare molto).
La maggiore amarezza viene dal constatare come anche chi all’epoca non c’era, e non ha quindi responsabilità, ancora taccia od assecondi tutto questo, nonostante gli appelli in tal senso.
Ma, in fondo, meglio tardi che mai. Il Sindaco Cascella è l’ultima speranza.

Tar_327_2014          Le 7 sentenze TAR

 

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