Amministrazioni locali e Federalismo: che sia la volta buona?

Alle camere il 2 dicembre nuovi tentativi di Federalismo

Da oltre dieci anni il Titolo V, parte Seconda, della nostra costituzione è stato riformato in modo, e sia permessa questa impropria espressione, da “potenziare” il principio di sussidiarietà e introdurre nel nostro ordinamento il tanto lodato “federalismo fiscale”.
L’esclamazione “balle!” non è sufficiente a sottolineare quanto vuoto sia il significato di federalismo che i nostri governanti hanno avuto in mente negli anni trascorsi dall’ormai lontano 2001, anno di una svolta mai avvenuta.

Ovviamente le critiche non sono dirette al concetto di federalismo in sé, anzi; il federalismo, il potenziamento delle autonomie locali, la distribuzione di poteri più penetranti in seno alle amministrazioni locali, lo strumento dell’Unione e della Fusione di Comuni sono tutte introduzioni legislative lodevoli e dai risultati storicamente e scientificamente accertati, basti pensare alla Repubblica FEDERALE di Germania, oggi lo stato più influente dell’Unione Europea per ovvie ragioni.
Le vere critiche, provenienti non solo da un qualsiasi redattore ma da molti giuristi e accademici, vanno alla lentezza, e a quello che molti chiamano “timore”, dello Stato Italiano nell’applicare in pieno un concetto che, senza troppi fronzoli, è di rango costituzionale.

Eppure, la vera ampiezza del federalismo non è mai stata raggiunta nonostante i buoni propositi espressi dalla creazione di alcuni organi di collaborazione tra enti sovraordinati e subordinati (Conferenza Stato-Regioni su tutte); perché se è vero che certi organismi sono stati creati a seguito della riforma del 2001, è indubbio anche che, sul piano sostanziale, questi organi danno ancora allo Stato Centrale una superiorità schiacciante e poteri fin troppo accentranti in paragone alle presunte finalità che si volevano raggiungere col novellato art. 117 della Costituzione.

Perciò è impossibile commentare la proposta di legge n. 1737,in discussione alle Camere il prossimo lunedì, senza fare questa introduzione. Tale proposta (d’iniziativa dei deputati Guerra, Fabbri, Arlotti, Baruffi, Bazoli, Borghi, Braga, Bruno Bossio, Capodicasa, Casellato, Cenni, Censore, Cominelli, De Menech, Marco di Maio, D’Incecco, Folino, Fragomeli, Gandolfi, Giacobbe, Ginoble, Giulietti, Gozi, Gregori, Giuseppe e Lorenzo Guerini, Iori, Lodolini, Manzi, Marantelli, Marchetti, Marchi, Mariani, Martella, Melilla, Melilli, Minardo, Morani, Narduolo, Pastorino, Peluffo, Plangger, Rampi, Ribaudo, Rughetti, Sanga, Scuvera, Simoni,Taricco, Tentori, Tidei e Verini) non fa altro, infatti, che mettere nero su bianco, esplicitamente, tutta una serie di disposizioni riguardanti le Province e le Aree Metropolitane, riformando quelle già stabilite nel 2000, che in realtà avrebbero dovuto essere già decise, messe per iscritto e poste in essere se non nel momento stesso in cui fu approvata la riforma, perlomeno nell’arco di pochi mesi successivi, mesi che invece hanno regalato solo una disciplina a detta di molti lacunosa e soggetta a numerose sviste e modificazioni, di cui questa proposta è solo l’ultima.

Non stupisca quindi la nota di disappunto che potrebbe permeare queste parole, ma nel corso degli anni gli interventi legislativi in ambito di amministrazioni locali e federalismo sono stati all’ordine del giorno, tutti estremamente promettenti e tutti nella pratica, se non ignorati, interpretati e applicati in maniera del tutto limitativa.
Tuttavia, questo nuovo disegno di legge propone una disciplina specifica e organica che regola nei dettagli struttura, compiti e poteri degli organi riformati, tramutando in parola scritta tutti i principi (facilmente) desumibili in via interpretativa dal solo art. 117 della carta costituzionale.

“Scripta manent” solevano dire i nostri antenati Romani, un brocardo che applichiamo tutt’oggi, ma si sa che quando si parla di leggi, i semplici confini della parola scritta sono solo labili costrutti dottrinali; che sia estensiva o riduttiva, un’interpretazione fatta secondo principi sbagliati porta sempre a risultati deludenti, addirittura erronei.

Se nelle alte sfere della Pubblica Amministrazione verrà finalmente abbandonato quel timore nei riguardi del federalismo, forse questo nuovo disegno di legge, e la proposta n. 1737 contenuta in esso, sortirà gli effetti sperati; ma tra decadenze, equilibri di potere e voti di fiducia, è difficile pensare che nelle Camere a qualcuno importi più dell’interesse dei cittadini, distrutti dalla crisi, che del proprio tornaconto e di un posto assicurato sulle comode poltrone di Palazzo Madama o di Montecitorio. Ma questa, sfortunamente, è un’altra storia.

 

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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