L’Alzheimer, la malattia che cancella i ricordi, è molto diffusa in Italia: seicentomila sono i pazienti colpiti da questo tipo di deficit neurodegenerativo. Le prospettive future non sono più rassicuranti: a causa dell’invecchiamento della nazione assisteremo a un aumento dei casi del 50% nei prossimi 20 anni e un raddoppio entro il 2050.

Il morbo di Alzheimer è ancora incurabile e provoca, a causa di alcune alterazioni delle funzioni celebrali, un progressivo declino della memoria e delle funzioni cognitive. Numerosi sono i passi in avanti compiuti dalla Ricerca, ma i dubbi e i misteri che circondano la malattia sono ancora tanti.

Il declino della memoria, stando alle ultime scoperte scientifiche, è ben più lento di quanto possiamo immaginare: i primi campanelli di allarme non dovrebbero essere i ‘vuoti’ di memoria che colpiscono il paziente. Quando una persona inizia a dimenticare, anche se sporadicamente, il passato prossimo, si assiste ad una fase avanzata (sebbene ancora primordiale) della malattia.

La primissima fase dell’ Alzheimer  può addirittura durare decenni: in questa fase ‘pre-sintomatica’ bisogna prestare una particolare attenzione alla capacità di linguaggio di una persona. Un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna in collaborazione con l’Arcispedale Santa Maria Nuova IRCSS di Reggio Emilia è riuscito ad individuare specifiche alterazioni nell’uso della lingua parlata pubblicata sulla rivista «Frontiers in Aging Neuroscience».

Il team di studiosi ha esaminato 96 pazienti di cui una parte di questi con lievi disturbi cognitivi. Ad ogni partecipante è stato chiesto di descrivere a parole i dettagli di un’immagine, una tipica giornata di lavoro e infine un sogno recente ancora ben impresso in mente.

Tutte le risposte dell’esperimento sono state analizzate secondo le Natural Language Processing (Elaborazione del Linguaggio Naturale): importanti per l’esame sono stati il suono delle parole e il ritmo della pronuncia, l’uso del lessico e della sintassi e altri dettagli delle produzioni linguistiche.

I dati ottenuti sono stati confrontati tra le persone affette dal lieve deterioramento cognitivo e quelle che erano prive di disturbi: l’obiettivo era quello di riuscire ad individuare alcuni segnali della presenza di deterioramento cognitivo che i test neuropsicologici convenzionali non sono in grado di identificare.

I risultati non hanno deluso le aspettative dei ricercatori: l’allungamento delle pause, la ridotta frequenza con cui si emettono le parole e uno stile discorsivo poco fluente hanno indicato una condizione di declino cognitivo lieve (una di queste persone su cinque è destinata a sviluppare una demenza).  

L’impoverimento del linguaggio, il deficit acustico, la mancanza di informazioni e un elevato tasso di errori sintattici e grammaticali sono altri campanelli d’allarme da non trascurare. Presare attenzione a questi piccoli segnali potrebbe permettere di anticipare la diagnosi della malattia con un possibile rallentamento della stessa.

 

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Sonia Tondolo
Sonia Tondolo classe 1993, consegue la maturità classica presso il Liceo Classico “A.Casardi” di Barletta. Prosegue gli studi umanistici laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari “A.Moro”. È appassionata di letteratura e giornalismo e sta proseguendo il suo percorso di studi specializzandosi in giornalismo e cultura editoriale. Attualmente è redattrice di Barletta News e si occupa di attualità ed eventi cittadini.

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