Venne combattuta mercoledì 1° ottobre 1018 quell’altra battaglia di Canne. Meno popolare e di sicuro assai meno conosciuta della vittoria-capolavoro di Annibale sui Romani del 2 agosto 216 avanti Cristo. Ma resistente comunque al tempo storico ed alle ingiurie dell’amnesia umana. Tanto da aver compiuto, proprio ieri, il Millenario.

Difficilissimo stabilire a chi può importare, come oggi stanno le cose, la memoria di questo scontro militare negli stessi luoghi che videro la catastrofe dell’esercito di Roma: luoghi “premiati” dalla legge regionale n.31/2011 Valorizzazione e divulgazione dei luoghi e della storia relativi alla Battaglia di Canne“, con cui la Regione Puglia ha inteso riconoscere il valore storico e militare della Battaglia di Canne, avvenuta nell’agosto del 216 a C. tra Romani e Cartaginesi. Legge, dichiarata urgente, promulgata e pertanto entrata in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale regionale n. 188 del 2 dicembre 2011. Ma sono dovuti passare oltre sei anni affinché venisse finanziata dall’iniziale dote simbolica di appena 7.000 euro ai 300.000 euro con i quali si è (finora) sostenuto il primo palinsesto di animazione spettacolare ed eventi vari “D’estate a Canne della Battaglia” fra luglio-settembre 2018.

Ma a chi importa, dunque, di quell’altra battaglia medievale di Canne datata 1018? Chi ha stabilito, nelle istituzioni politico-dirigenziali-culturali preposte, e soprattutto chi ha scelto, fra queste, di abbandonare a se stessa la rievocazione storica di questo Millenario nel vuoto e nell’oblìo? Annota Vito Sibilio, Università di Bari (“Il papato, la Capitanata e la battaglia di Canne del 1018”) negli atti del convegno tenutosi sotto l’egida dell’Archeoclub d’Italia a San Severo nel 2005: “La vicenda della Battaglia di Canne, come punto di svolta della Rivolta di Melo, è sicuramente uno di questi percorsi metaforici, nel quale s’incontrarono le vicende dei potentati dell’epoca e si prepararono molti dei loro destini, compresi quelli che, dopo secoli, avrebbero definitivamente riportato il Mezzogiorno nell’orbita dell’Occidente latino, a cui appartiene naturalmente. Nella vicenda furono protagonisti Bisanzio, l’Impero romano-germanico, la Santa Sede, i Normanni: ossia i grandi poteri che si contendevano e si sarebbero contesi l’egemonia sulla nostra regione e su tutto il Meridione, secondo disegni strategici che però travalicavano di molto i confini di queste terre. La Curia Romana fece dell’appoggio a Melo un punto qualificante della sua politica, per svariate ragioni, e considerò – non a torto – la battaglia di Canne del 1018 un punto di svolta”.

All’inizio dell’XI secolo, in terra italica, Longobardi e Bizantini erano in conflitto semipermanente da quasi 450 anni. Semplificando giornalisticamente: il Sacro Romano Impero dominava al nord, il Papato al centro, mentre ai Duchi di Benevento (in realtà il ducato si era diviso nei principati di Benevento e di Salerno) e al Catapano era rimasto solo il Sud Italia per guerreggiare (fra di loro, contro i musulmani, tutti contro tutti, ecc.). Già, Melo da Bari: nel capoluogo gli hanno dedicato una via del centro, vicinissima alla stazione in Piazza Moro. Personaggio, forse di origini armene, della storia medievale pugliese nel bene e nel male. Protagonista controverso e misterioso di quella sconfitta ad opera dei bizantini: egli, a capo delle milizie longobarde rinforzate da mercenari normanni comandati da Gilberto Buatère, fuggì riparando prima nello Stato Pontificio e poi in Germania, dove morì pochi anni dopo. La battaglia fu disastrosa per i longobardi, che furono massacrati. Gilberto Buatère cadde durante la battaglia e con lui anche la maggioranza dei normanni. Tuttavia, ciò che rimase di questo gruppo di normanni fu il primo nucleo di quelli, più numerosi, che in seguito saranno protagonisti della conquista del meridione d’Italia.

Tutto questo racconto, lecito interrogarsi in pubblico, perché non offrirlo nel medesimo format messo in campo per le Giornate Europee del Patrimonio durante lo scorso weekend dai rievocatori della Seconda Guerra Punica? Ci si era pensato fattivamente con un progetto sottoposto, come si dice, alle “competenti autorità” ma rimasto lettera morta perché inevaso da parte di queste ultime.

A chi scrive rimane la documentazione fotografica scattata sulla Cittadella di Canne in un freddissimo mattino nel lontano 2005, domenica 16 gennaio, dove numerosi rievocatori di casa nostra hanno fisicamente ridato corpo e vita a quella Battaglia del 1° ottobre 1018, filologicamente corretta negli equipaggiamenti e nelle schermaglie. Il tutto come demo tecnico-tattica di living history altrimenti detta archeologia sperimentale in armi. Il tutto senza pubblico, ovviamente data la stagione. Il tutto in una situazione di quasi chiusura del sito archeologico. Il tutto con un solo ed unico testimone e fotografo. Qui sottoscritto con tanto di firma… Peccato per chi si è dovuto perdere una lezione di vita militare del Medioevo in stile Apulia. Peccato…

Nino Vinella, giornalista

Archeoclub d’Italia Onlus Sede di Canne della Battaglia Barletta

Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia Barletta

 

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