Il Palazzo della Marra e la Pinacoteca di Barletta riaprono dopo quindici giorni con “Casa De Nittis”. La Pinacoteca, in cui è conservata e custodita una collezione di dipinti del pittore barlettano, ha previsto una rivisitazione del museo; le importanti opere dell’artista adesso non si trovano solamente al secondo piano del Palazzo della Marra, ma anche al primo. Il catalogo è stato gestito da Christine Farese Sperker, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bari, presente ieri pomeriggio al vernissage.

La collezione che ha lasciato Leontine ha fatto strada – ha commentato la professoressa – La mia storia e la mia vita da studiosa è sempre stata legata a Giuseppe De Nittis. Quello di oggi è il frutto di un lavoro per il quale abbiamo lavorato molto e spero che il risultato sia buono. La collezione che ci è stata lasciata non era stata pensata per un museo ma fu quello che era stato trovato alla sua morte. Possediamo, oltre numerosi bozzetti e schizzi, anche diversi capolavori, tra cui i ritratti della moglie e dei suoi affetti più cari, ma nonostante i molti quadri non finiti, abbiamo voluto raccogliere le diverse opere e abbiamo deciso di dare una immagine organica del pittore”.

Durante il vernissage sono emersi i vari linguaggi sperimentati nel corso del tempo dall’artista barlettano ed è stata posta l’attenzione, tramite la visione di documentari, anche sulla moglie di Giuseppe De Nittis, Léontine Gruvelle, che nel 1913 donò al Comune di Barletta le opere dell’artista. Presenti ieri anche il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, e diversi assessori.

Oggi, dopo due anni, giunge a compimento quest’operazione – è intervenuto il sindaco – Raggiungiamo una tappa molto importante per la nostra città, in questo palazzo, un bene prezioso per Barletta. Nella collezione De Nittis, che la moglie ha voluto donare per ricucirne un rapporto con la città d’origine e rendere onore al compatriota, vi sono i suoi disegni, alcune opere incompiute e persino una bozzetta al re. Il suo patrimonio ha viaggiato molto: è stato prima ospitato in una sala, poi in una Galleria, passando per il Castello, arrivando fin qui che oggi chiamiamo “Casa De Nittis”, perché è una casa come un museo e non poteva avere dimora più bella di questa”.

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