Alcune Pillole sulla Trasparenza Amministrativa

Via dei muratori

La trasparenza spiegata mettendo in discussione alcuni luoghi comuni
Analizziamo alcuni casi concreti a beneficio dei barlettani (e non solo)

A proposito di trasparenza e legalità cogliamo al volo le puntuali verifiche sul tema analizzate da Nicola Corvasce, dirigente del Servizio Legislativo della Giunta Regionale, che in “sei pillole”, somministrate quotidianamente da Barletta News, offriranno ai lettori la migliore interpretazione che qualsivoglia amministrazione ha il dovere di adottare. Sulla trasparenza dell’attività amministrativa si è detto e si dice tanto, spesso anche a sproposito. “Credo- premette Corvasce- che sia utile chiarire alcuni aspetti fondamentali su questo problema, partendo da alcuni luoghi comuni veri solo in parte o addirittura completamente sbagliati. Per andare avanti dimentichiamoci quindi la simbologia del “palazzo di vetro”, anche perché tra i tanti tipi di vetro c’è anche quello rifrangente, che non lascia vedere cosa c’è dietro. Cerchiamo invece di capire di che si tratta effettivamente, con riferimento anche a casi concreti della nostra realtà amministrativa”
Quale prima pillola proponiamo, attinente a quanto riportato ieri dalla stampa invitata a presenziare alla dibattimento in IV Commissione Consiliare, l’annosa questione di Via dei Muratori, ripresa tempestivamente dal dirigente Nicola Corvasce.

Pillola n. 1 – Perseguire la trasparenza in un Comune è compito del Sindaco e della Giunta

Affermazione vera solo in parte, perché limitata all’analisi di un solo aspetto. Certamente Sindaco e G.M. hanno un ruolo fondamentale, ma non certamente esclusivo. E la struttura tecnico-burocratica dove la mettiamo? E siamo certi che anche il Consiglio Comunale non abbia le sue responsabilità in proposito? Per capire meglio, prendiamo un caso di cui si parla molto, vale a dire quello di Via dei Muratori.
Su questa vicenda si è già detto tutto ed è inutile aggiungere altro da parte mia. Ormai è chiaro: alcuni originali del PRG non si trovano più. Ora, anche scartando l’ipotesi di un trafugamento volontario, cosa che configurerebbe un reato a norma dell’art. 490 del Codice Penale, la pura e semplice perdita degli atti rappresenterebbe comunque, a mio avviso, una responsabilità legata alla gestione (disciplinare, forse anche contabile). Dare conto in modo chiaro e inequivocabile su questa vicenda non è forse un dovere da parte della struttura tecnico-amministrativa (che, lo ricordo, detiene gli atti), prima ancora della Giunta?

Ma c’è di più: l’art. 22 dello Statuto Comunale prevede la possibilità che un terzo dei consiglieri chiedano l’istituzione di una commissione di indagine. Se la trasparenza su un fatto specifico come questo non è garantita né dalla burocrazia né dalla Giunta, perché non parte dai consiglieri una iniziativa per istituire una commissione di indagine? Si fanno tante riunioni inconcludenti di commissioni inutili, perché non si prende posizione su un caso concreto? E se la maggioranza è sorda, basterebbero anche i consiglieri di opposizione per raggiungere il numero richiesto. La trasparenza è un dovere anche pretenderla, qualora non venga rispettata da chi è tenuto a garantirla, di conseguenza anche i semplici consiglieri hanno la loro parte di responsabilità. Se non succede niente e il buon Aldo Musti viene lasciato solo in questa battaglia, come se riguardasse solo lui e non già un interesse generale, un semplice cittadino cosa deve pensare se non che alla fine la politica barlettana è un’unica maionese in cui nessuno fa niente se non c’è in ballo un interesse personale o di clientela?

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