Nella vertenza che riguarda i lavoratori dei call center si torna all’anno zero: l’Assocall, l’associazione delle aziende del settore con cui la Cgil Bat stava tentando di percorrere la strada della negoziazione per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori, firma contratti pirata a livello nazionale, nel frattempo l’ Adn, con sede a Barletta e Bisceglie, licenzia gli iscritti alla Cgil Bat.  È questa la sintesi di una storia cominciata esattamente un anno fa con l’iscrizione di alcuni lavoratori al sindacato di via Guido Rossa ad Andria, una storia fatta di negazione di diritti e di atteggiamenti discriminatori. L’azienda contestò quelle tessere non riconoscendo le deleghe e la nomina di un Rsa, furono licenziati quattro lavoratori, compreso il delegato. Successivamente l’Adn fece un passo indietro reintegrando gli operatori e firmando presso lo studio legale del prof. avv. Domenico Garofalo un accordo al quale seguì un’intesa con l’associazione finalizzata a regolamentare la collaborazione degli addetti dei call associati ad Assocall. Questo accadeva alla fine del 2017.

Sono passati pochi mesi ed in Adn si torna indietro, infatti “l’azienda senza curarsi di nessun accordo o norma ripone in essere una strategia tesa a mettere in discussione i più elementari diritti in materia di lavoro ed il ruolo stesso del sindacato, mentre l’Assocall sottoscrive di nuovo un contratto pirata con una sigla comparativamente non rappresentativa che sostanzialmente pone notevoli differenze rispetto al contratto sottoscritto dalle confederazioni di Cgil, Cisl e Uil, parliamo di 300 euro in meno in media in busta paga e di altre disparità. Non solo, si introducono anche i minimi salariali orari quindi paragonabili ad un lavoro a cottimo, tentando di mascherare la subordinazione parlando di lavoro parasubordinato e cadendo in una serie di contraddizioni”, spiegano Daniela Fortunato e Giuseppe Deleonardis, segretaria generale Nidil Cgil Bat e segretario generale Cgil Bat.

“In questo scenario, sette nostri iscritti (delegato compreso) vengono di nuovo licenziati in tronco, nonostante le continue richieste di incontro inoltrate ai vertici di Adn alle quali sono seguiti rinvii fino alla fine di marzo, il momento della cessazione dei rapporti di lavoro. Siamo, naturalmente, pronti al contenzioso e verificheremo con i nostri legali se ci siano gli estremi per un art. 28 per atteggiamento antisindacale. Ciò che contestiamo è la natura di questi contratti occasionali a scadenza mensile che pendono sulle teste dei lavoratori come vere e proprie spade di Damocle: o fai come dico io o il mese prossimo stai a casa. Abbiamo deciso di attivarci anche presso l’ispettorato del lavoro perché vogliamo mettere in  discussione questi contratti pirata in quanto svolgono una funzione di deregolamentazione del lavoro e di negazione dei diritti, così come vogliamo mettere in discussione la natura parasubordinata degli stessi in quanto, secondo noi, ci sono, invece, tutti gli estremi del lavoro subordinato. Ad Adn – concludono Fortunato e Deleonardis – chiediamo l’immediato reintegro dei lavoratori licenziati e che si smetta con questo atteggiamento da selezione della specie nei confronti dei nostri iscritti”.

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