Accesso dei minorenni al test HIV senza il consenso dei genitori

Sample blood collection tube with HIV test label on HIV infection screening test form.

Sono circa 130mila le persone che in Italia convivono con l’Hiv e ogni anno vengono diagnosticati 4mila nuovi casi.

Ad allarmare ancor di più è l’aumento delle diagnosi che vedono coinvolti i giovanissimi.

 

Attualmente, per poter effettuare il test per l’Hiv, i minorenni necessitano del consenso dei genitori e questo comporta che per l’imbarazzo che inevitabilmente si prova ad affrontare determinati argomenti in famiglia, la malattia venga diagnosticata spesso con grande ritardo.

 

All’uopo, il Ministero della Salute sta pensando all’elaborazione di una norma che permetta ai minorenni di fare il test anche senza il consenso dei genitori.

Richiesto il parere dell’Autorità Garante dell’Infanzia questa si è espressa favorevolmente richiamando in primis l’art. 24 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 che sancisce il diritto del minorenne di godere del miglior stato di salute possibile e impegna gli Stati membri a garantire che nessun minore sia privato del diritto all’accesso ai servizi medici e di riabilitazione.

 

A conferma della primaria importanza della salute l’art. 32 della Costituzione Italiana riconosce la stessa come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

 

Acclarato il primario interesse della salute, il vero ostacolo lo pone l’art. 2 del codice civile che stabilisce la regola generale secondo la quale la capacità di agire si acquisisce con il compimento del diciottesimo anno di età.

 

Tuttavia, ha evidenziato il Garante, il medesimo articolo consente di derogare alla regola generale tramite il ricorso a specifiche disposizioni di legge.

In Italia sono diverse le ipotesi di deroga alla regola generale della capacità di agire ex art.2 del codice civile.

 

Si pensi, ad esempio, alla legge 194/78 recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” che prevede che il giudice tutelare, sentita la minorenne gestante e tenuto conto della sua volontà, possa autorizzarla a decidere sull’interruzione della gravidanza nei primi novanta giorni e questo in caso di rifiuto del consenso da parte dei genitori o laddove vi siano motivi seri che ne impediscano o sconsiglino la consultazione.

 

Inoltre, la citata legge, in tema di contraccezione, consente che nelle strutture sanitarie e nei consultori possa esservi prescrizione anche ai minorenni.

 

Alla luce pertanto dei precedenti casi di deroga alla regola generale della capacità di agire, l’Autorità garante si è espressa pienamente a favore di una legge che consenta ai minorenni di effettuare il test Hiv senza dover ricorrere ai genitori, ovviamente l’accesso al test dovrà aver luogo in un contesto protetto del SSN.

 

E’ bene precisare che tale auspicata apertura normativa non tende certamente ad escludere i genitori da un’eventuale diagnosi che coinvolga il proprio figlio/a atteso che il Garante chiarisce che in caso di positività al test dovranno essere informati i genitori (in deroga al regime della riservatezza) al fine di assicurare al minore l’adeguato supporto affettivo nella gestione della notizia.

Nell’attesa che venga introdotta una norma in tal senso, il consiglio è sempre quello di instaurare un buon dialogo con i propri figli!

 

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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