Abolito il limite di 68 anni per il pensionamento dei professori universitari: e i “senatori” esultano!

Storie (vecchie) di mali e mezzi rimedi del mondo universitario 

Con l’approvazione dei quattro emendamenti soppressivi sul decreto legge della Pubblica amministrazione presentati alla commissione Affari costituzionali del Senato, verranno apportate importanti modifiche soprattutto in ambito di pensionamento d’ufficio.

Infatti, oltre all’abolizione della “quota 96”, che permetteva lo sblocco di quattromila pensionamenti nella scuola pubblica (per la maggior parte, maestri e professori che hanno visto, con le recenti riforme, il limite di età pensionabile proprio pochi mesi prima di andare in pensione), è stato eliminato anche il limite di età per primari e, figure su cui in questa occasione vogliamo puntare l’attenzione, per i professori universitari.

Il limite di 68 anni stabilito per il pensionamento di ufficio è stato quindi rivisto ed eliminato, perché determinante di “oneri non quantificati”; persiste, secondo al legge Gelmini, il limite dei 70 anni. Forse però molti si sono dimenticati che il limite di età per i professori universitari mirava diventare, nel tempo, più basso non tanto per una qualche strana voglia di concedere prima agli eminenti professori degli atenei la loro pensione, ma perché era ormai evidente come certi “senatori” dei vali poli universitari, come la stampa amava definirli non molto tempo fa, avessero cominciato ad influire pesantemente sulle politiche di assunzioni degli stessi.

E noi ci fregiamo di avere nell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari il massimo esempio di nepotismo universitario in Italia: solo due anni fa, la allora facoltà di economia del campus barese registrava che almeno un professore su quattro avesse un qualche grado di parentela con i propri colleghi; le indagini, venute alla luce anche grazie agli interventi di trasmissioni televisive nazionali come “Striscia la Notizia”, hanno rivelato più volte che, ai vertici di questa fitta rete di parentele, c’era quasi sempre uno di questi anziani ed eminenti “senatori”.

Saranno passati anche due anni, ma la situazione non è migliorata, anzi, è in pratica sotto gli occhi di tutti: non solo presso l’adesso dipartimento di economia, ma in tutte le facoltà della vicina Università di Bari, che molti barlettani hanno frequentato, frequentano e continueranno a frequentare, gli studenti sono ben consapevoli che determinati professori sono stati piazzati dal un qualche loro importante parente e collega, tessendo le trame di un fenomeno che corre sottopelle, ben a conoscenza di tutti ma che tende sempre a rimanere nascosto, o meglio tenuto in silenzio. Forse la proporzione non sarà esagerata come quella registratasi due anni fa nella facoltà di economia, ma il fenomeno ancora esiste.

L’abbassamento del limite massimo sembrava, quindi, una buona soluzione per non far cadere in tentazione tutte quelle figura accademiche di spicco che, con anni e anni di servizio, hanno lentamente, e speriamo non volutamente, accumulato un certo grado di influenze nel loro campo e nel loro posto di lavoro.

Eliminare quel pur piccolo passo in avanti perché, improvvisamente, la Ragioneria di Stato ha sollevato e  confermato rilievi che le erano sfuggiti in sede di approvazione di quelle nuove disposizioni, sembra quindi quasi una beffa per chi, comunque cittadino, professore o studente (come il sottoscritto, se mi si permette questo piccolo sfogo personale), vorrebbe vedere ardentemente il mondo universitario libero dai meccanismi poco “puliti” che tutt’ora lo dominano.

E così, insieme all’aumentare dei limiti di età in tutti i campi lavorativi, torna a crescere anche quello dei professori universitari, con l’unica differenza che, se i comuni lavoratori, nella maggior parte dei casi, ascoltano con orrore la notizia di un nuovo aumento dell’età pensionabile, i senatori dei campus d’Italia sicuramente si rallegreranno di questa “buona nuova”. Sarebbe però l’ora che il governo si rendesse conto che, al di là delle casse dello stato da risanare, si dovrebbe pensare anche al futuro e, soprattutto, alla salute non solo “fisica” ma soprattutto morale dei propri atenei, prima che la loro reputazione scenda ancora più in basso di quanto già non sia.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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