A tu per tu con il fashion designer barlettano Ruggiero De Santis – Parte II

Definirlo in un ruolo professionale è impossibile: creativo, designer uomo di abiti sartoriali, art director, collabora e segue lavori di vario tipo dai servizi fotografici ai progetti moda, ai costumi, e anche quando si cimenta nei panni di dj in qualche serata, ha carta bianca dalla musica alle maschere e scenografie. Non per questo ha studiato arte e ha passione nell’esprimersi in questo, e affronta un discorso per lui importantissimo: “non è possibile esprimersi artisticamente, non ci si può definire in qualcosa di definito, chiuso, viviamo in un’epoca dove alla fine definirsi in un ruolo non serve molto, prima di tutto perché non c’è più la certezza di un lavoro solo e per sempre, inoltre possiamo prenderci del tempo per poter capire cosa ci piace veramente fare e se hai fatto un percorso, uno studio che magari ti ha portato in una strada e poi ti rendi conto alla tua età con la tua maturità e le tue esperienze di vita che su quella strada non vuoi stare più di tanto ma vuoi prendere una piccola scorciatoia per fare anche un’altra esperienza, è brutto rinchiudersi in quella gabbia perché poi diventa un obbligo di fare per forza quello che ti sei imposto di fare o quello che magari hai creduto che fosse il tuo lavoro, anche perché io penso che ognuno di noi abbia delle passioni, quindi magari puoi approfondirle e vedere alla fine dove si arriva”.

Ma in un periodo dove c’è crisi e la gente non sa cosa fare e si sente persa, lui afferma positivamente che “non deve diventare un limite, uno stop anzi deve dare stimolo perché la vita è una non bisogna avere rimpianti di quello che si vuole fare e io non ne voglio avere, faccio tutto quello e che mi passa per la testa”. Giusto per intenderci: una mattina si sveglia e disegna sulla parete di casa sua solo con un pennarello una finestra sul mondo con tutti i posti in cui è stato. Il preferito è sicuramente Tokyo, un posto magico per lui dove vorrebbe addirittura finire la sua vita: “è una nazione dove c’è rispetto e cultura e manca di ignoranza e maleducazione, aspetti che ci sono nel nostro Paese, abbiamo tanto in positivo ma a livello umano abbiamo delle lacune, nonostante loro siano più freddi, ma soprattutto hanno passione per l’arte e per la musica e sono all’avanguardia in tutto e per me è stato fondamentale”.

Infine un consiglio per chi volesse intraprendere il mondo della moda: “bisogna essere preparati nel senso che quando si parla d moda bisogna essere sempre aggiornati, seguire stagione per stagione le collezioni uomo/donna, tutti gli stilisti, capire le tendenze, i materiali, approfondire la ricerca, partecipare alle sfilate e nei posti dove vanno tutte queste persone e farti conoscere, così puoi crearti dei contatti e comprendere certi meccanismi forti o entrare nel giro giusto tramite agenzia ma è abbastanza dura, non è tutto lustrini e scintille ” detto da lui che tramite l’università londinese ha cominciato così ad aiutare i modelli o a seguire tutto il team ma dove ha conosciuto Donatella Versace, Vivienne Westwood e molti altri. Ma come mai bisogna spostarsi per intraprendere questo “mondo”? Purtroppo qui non c’è ancora cultura e se il Gos desse la possibilità a me e agli altri di insegnare un minimo di metodo, si possono ottenere situazioni coinvolgenti e se si ricevesse richiesta di fare dei corsi di design o fashion design, andrebbe ad incrementare la manodopera nella nostra zona. Siamo pieni di aziende e sartorie rimaste indietro e che non sviluppano, quindi c’è bisogno di formare una piccola squadra che voglia imparare anche i piccoli meccanismi: insieme magari si riesce a far capire come funziona”. Un buon motivo per riportarlo alle sue radici.

 

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here