A Barletta News racconteremo la Città che vive ancora nascosta

Da Riyad l’Editoriale di Alessandro Porcelluzzi

A volte ritornano. E succede anche oggi a noi: a me e Michele Sarcinelli. Torniamo a scrivere, con un nuovo sito e una nuova, energica ed entusiasta, squadra di redattori. Ma quello che abbiamo in mente non è un nuovo giornale, ma un giornale nuovo. Un giornale con uno sguardo acuto, in grado di mischiare registri, temi e target di riferimento, senza perdere mai di vista l’unico padrone a cui ci sentiamo legati e vincolati: il lettore.

In questi mesi alcuni scenari sono mutati. C’è un Sindaco che è rientrato da Roma dopo anni di esperienza presso le Istituzioni nazionali. Il Consiglio comunale rinnovato conta molte più donne e numerose new entry. Persone diverse guidano alcuni dei principali movimenti e partiti politici locali. Barletta è stata una delle realtà più interessate dal movimento dei Forconi. Eppure, nonostante questi scenari mutati, alcune dinamiche sono rimaste identiche. Alcuni attori sulla scena, o dietro le quinte, continuano a recitare un copione usurato. Correnti sotterranee minacciano continuamente di esplodere come geyser.

E così la politica barlettana continua a parlare quasi esclusivamente di sé. Continua a parlare e far parlare di balletti di poltrone, di richieste di rimpasti, di emendamenti polverosi, di baruffe da commedia goldoniana. Un giornale nuovo, il giornale che abbiamo in mente, dovrà raccontare invece la Barletta che non c’è: che non c’è ancora, o c’è, ma vive nascosta. Proiettare un fascio di luce per illuminare un pezzo di radura. Dentro quel segmento in ombra ci sono le situazioni di disagio e di difficoltà, di cui spesso la politica è corresponsabile. Dentro quel segmento in ombra ci sono le famiglie in cui uno o più membri sono costrette a lasciare la città per avere opportunità di lavoro, mentre la politica idrovora occupa ogni spazio disponibile per e con le clientele. Dentro quel segmento in ombra ci sono i pochi esempi virtuosi, che sopravvivono in mezzo alla palude, di professionisti, intellettuali, imprenditori e lavoratori costretti a scegliere tra la fuga o la resa. Dentro quel segmento ci sono le tante soluzioni, immaginate e mai realizzate (anche qui per cinismo e cecità della politica) per rendere la città più vivibile: dall’edilizia ai rifiuti, dalla cultura ai trasporti.

Per vedere questi segmenti, e riuscire a raccontarli, occorre un enorme sforzo. Di memoria e di cultura politica (nel senso più nobile di questo termine). Non è uno sforzo che possiamo sostenere da soli. Perciò questo giornale nuovo non è nostro. È (anche) vostro. Della vostra memoria, della vostra cultura, della vostra energia. Augurandoci di poter ripetere ogni giorno: “Veniamo da lontano e andiamo lontano”.

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32 anni, laureato in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma e docente abilitato tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha conseguito inoltre: il dottorato di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro (Fondazione Marco Biagi di Modena), il master in Counseling filosofico ed esistenziale (Università Pontificia Salesiana di Torino) e il Diploma avanzato in studi europei (Collegio europeo di Parma). Ha lavorato su temi europei presso: il Patto territoriale Nordbarese ofantino a Bruxelles, il Parlamento europeo, il Ministero della Pubblica Istruzione, l'Ufficio scolastico regionale pugliese. Ha insegnato Filosofia e Storia nei Licei ed è docente di Istituzioni e Programmazione comunitarie per il Master in Europrogettazione della società Eurogiovani. Ideatore del progetto "Punti di fuga", counseling filosofico per i detenuti. Ha svolto il praticantato da giornalista pubblicista presso Barlettalife. Attualmente è HR Assistant per la società Proger a Riyad, Arabia Saudita. Grande passione per la politica e grande allergia per i politici. Ama la musica classica e il jazz, la scrittura in tutte le sue forme, i gatti (soprattutto uno, il suo, che si chiama Garibaldi)

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