Cantieri di cittadinanza. Dopo i convegni, capiamo di che si tratta e cosa avverrà

Rispondendo a diverse sollecitazioni che mi sono arrivate da più parti, cerco di spiegare in modo schematico cosa sono i cantieri di cittadinanza, che possibilità danno e quali prospettive aprono, a vantaggio soprattutto dei più diretti interessati che, essendo persone in condizioni di particolare disagio, non godono normalmente delle attenzioni che meriterebbero, anche da parte della stessa stampa.

Cosa sono, in cosa consistono

 Incominciamo col dire che i “cantieri di cittadinanza” sono una delle tre modalità (le altre sono il “lavoro minimo di cittadinanza” e il “contratto di collocamento e/o ricollocamento”) che fanno parte del protocollo di intesa sottoscritto tra la Regione Puglia e le organizzazioni sindacali lo scorso 28 luglio. Questo accordo ha dato origine ad una norma di legge regionale (art. 15 della L.R. n. 37/2014), dalla quale è nata poi la programmazione dell’intervento, riportata nella Deliberazione della G.R. n. 2456 del 21.11.2014. Citati i documenti ufficiali, tutti reperibili sul sito istituzionale della Regione, non per formalità ma a vantaggio di chi volesse approfondire la questione direttamente sugli atti, ci occupiamo qui di questa misura in particolare perché, a differenza delle altre, non riguarda particolari fasce di popolazione ma è di carattere generalistico, rivolgendosi a tutte le persone senza lavoro e in condizioni di disagio personale o familiare.
Cosa sono dunque i “cantieri”? Sgombrato il campo dall’equivoco “edilizio”, si tratta di progetti lavorativi che interessano tutti gli Ambiti territoriali della Puglia (che dovranno quindi proporli) e nei quali verrà impiegato un certo numero di persone. Ci vuole poco a capire che, essendo al centro il fabbisogno dei Comuni, si tratterà di attività gestite da questi e che di conseguenza riguarderà prevedibilmente, a mio avviso, prevalentemente il campo dei servizi alla persona (assistenza agli anziani, disabili ecc.) o dello smaltimento dei rifiuti.

Chi sono gli interessati

Gli interessati potenziali sono:

  • i disoccupati da almeno 12 mesi che non godono di cassa integrazione né di altro sostegno al reddito;
  • gli inoccupati (persone che non hanno mai avuto un lavoro) purchè maggiorenni;
  • le persone in condizione di particolare fragilità sociale, secondo la casistica presente nel programma regionale.

Non possono accedere ai “cantieri”, oltre ai percettori di CIG, come detto, anche coloro i quali sono già impegnati in lavori socialmente utili (LSU), in esperienze di formazione-lavoro come Garanzia Giovani o comunque fruitori di sostegno pubblico o di altro percorso di inclusione. La misura si rivolge quindi a quelle persone che, a causa delle caratteristiche personali, della situazione familiare o dello status sociale, non hanno avuto la possibilità di inserirsi in altri interventi pubblici di contrasto al disagio. Esse, qualora avviate al “cantiere” e per la sua durata, continueranno a conservare lo stato di disoccupazione registrato presso i Centri per l’impiego.

I benefici previsti

Ogni “cantiere” non potrà (salvo giustificate eccezioni) durare meno di 6 mesi né più di 12 mesi. Ogni persona impegnata potrà prestare lavoro in modo da non percepire più di 500 € al mese, naturalmente limitatamente al periodo di durata del cantiere. Per la parte economica mi fermo qui, riservandomi alcune considerazioni più avanti.

Le procedure

Perfezionato il programma regionale, la parola passa ora agli Ambiti territoriali. Per quanto riguarda la provincia BAT, i Comuni di Andria e Barletta, data la loro popolazione, non sono associati ad altri e quindi costituiscono ciascuno Ambito territoriale a sé. E’ importante dire questo in quanto, nei casi suddetti, quando si parla di competenze di Ambito ci si riferisce automaticamente alle rispettive Amministrazioni comunali. Per quanto riguarda gli altri Comuni della BAT, sarà sempre un Comune a gestire la fase attuativa, ma come capofila anche per gli altri, secondo la seguente organizzazione territoriale:

 

AMBITO TERRITORIALE COMUNE CAPOFILA
Margherita di S. – Trinitapoli – S. Ferdinando Margherita di Savoia
Trani – Bisceglie Trani
Canosa – Minervino Murge – Spinazzola Canosa

Ogni Comune-Ambito o Comune-capofila dovrà, limitando l’elenco alle fasi principali:

  • presentare le proprie proposte di “cantiere”, ossia programmi di utilizzazione delle risorse disponibili in attività utili per il territorio, anche non gestite direttamente, ma, per esempio portate avanti da agenzie o aziende pubbliche. Possono essere coinvolti anche i privati, limitatamente però a ONLUS o organizzazioni del terzo settore in genere. Le proposte non possono essere sostitutive, ma soltanto aggiuntive o integrative rispetto alle attività che vengono già esercitate;
  • organizzare lo sportello e attivare la procedura pubblica per la raccolta delle domande di accesso al beneficio;
  • selezionare le candidature, in costante collaborazione con i Centri per l’impiego e con i Servizi sociali comunali;
  • sottoscrivere un patto individuale con gli interessati;
  • erogare le spettanze ed esercitare i controlli necessari.

     Per avere le idee già un po’ più chiare, non ci resta dunque che aspettare il primo passo, che non dovrebbe tardare, vale a dire l’individuazione dei “cantieri” da parte dei Comuni, con la conseguente programmazione delle attività e delle risorse.

Le risorse disponibili e le prospettive

Lo stanziamento complessivo per la Puglia ammonta a € 4.000.000, di poco inferiore a 1 € per abitante residente nella Regione. La stessa proporzione viene rispettata anche nel riparto dei fondi per ciascun Ambito, per cui i cinque Ambiti della BAT registrano le seguenti dotazioni:

AMBITO TERRITORIALE DISPONIBILITA’ FINANZIARIA €
Andria 98.800
Barletta 93.200
Trani 108.800
Canosa 45.600
Margherita di Savoia 40.000

Ho messo assieme risorse e prospettive non a caso, ma perché esse sono legate tra di loro e impongono alcune considerazioni, anche alla luce del fatto che si tratta di una misura sperimentale.

Iniziamo con il dire che obiettivamente non è molto in rapporto alla vastità del problema e basta fare alcuni conti elementari per capirlo. Se il beneficio massimo è di € 500/mese per singolo lavoratore (e già siamo di fronte ad una cifra che non risolve certo da sola i problemi personali e familiari di una persona in stato di disoccupazione e senza altro reddito) e il cantiere ha una durata che va da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno, le risorse, per esempio destinate al Comune di Barletta o Andria, saranno appena sufficienti per poche decine di persone e per un periodo molto limitato. Non è certo la soluzione del problema, ma non bisogna dimenticare, come detto, il carattere sperimentale di questo intervento, realizzato con i residui delle risorse della programmazione 2007-2013, a chiusura del programma. Se la sua attuazione andrà bene, e cioè se:

  • i Comuni saranno efficienti nella gestione;
  • ci sarà una risposta effettiva agli stati di maggior bisogno;
  • saranno realizzati lavori utili anche a beneficio della popolazione e del territorio

insomma, se si concretizzerà quel collegamento virtuoso tra bisogni individuali di lavoro e di reddito – fabbisogni del territorio – richiesta di forza lavoro degli Enti interessati, non è escluso, e anzi a mio avviso è del tutto probabile, che un intervento come questo o similare possa essere riproposto nella nuova programmazione 2014-2020 e questa volta con risorse ben più consistenti. E’ un auspicio che traggo non da atti, ma più semplicemente da un ragionamento logico e fondato sull’esperienza.
E con questo auspicio concludo augurando ai lettori un 2015 migliore dell’annus horribilis che sta per finire (e non ci vuole molto). Visto l’argomento, e non soltanto per questo, un augurio particolare va proprio alle persone in stato di particolare disagio, nella speranza che quello che è stato fatto e ciò che ancora si farà, che è e sarà comunque sempre insufficiente, possa servire a loro innanzitutto, ma anche a tutti.

 

 

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