12 anni Schiavo

Spietato dramma sulla piaga dello schiavismo

locandinaTitolo originale: “12 Years a Slave ”

Regia: Steve McQueen

Interpreti principali: Chiwetel Ejiofor; Michael Fassbender; Benedict Cumberbatch; Brad Pitt; Paul Giamatti; Lupita Nyong’o

Genere: drammatico / biografico

Durata: 134 minuti

ValutazioneGold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)half star

 Se si chiedesse a Steve McQueen di sintetizzare in due parole il suo cinema, il regista londinese risponderebbe senz’altro citando le due componenti maggiori della sua produzione artistica : eleganza e fisicità. Il suo è un approccio asciutto, sobrio, ma allo stesso tempo carnale.  Faremmo tuttavia un grande torto a questo artista se non vi dicessimo che nel patimento delle carni riversa, con una sapienza propria solo di una stretta cerchia di autori contemporanei, una accentuata carica psicologica.

Gli uomini di McQueen alimentano la corrosione dell’animo e la prostrazione delle menti in un’ottica di estremismi e di limitazioni, dove il corpo diviene mezzo e caleidoscopio di una frammentarietà intrinseca , e in cui muscoli e sangue marciscono di pari passo con le coscienze. C’è un filo, dunque, tra “12 anni schiavo” e i suoi precedenti lavori. Un filo teso a collegare all’ultima pellicola i fasti di “Hunger” (2008) e “Shame”(2011). La triste storia di Solomon Northup, ingannato e venduto come schiavo a ricchi latifondisti americani durante l’epoca schiavista ottocentesca, è narrata in una dimensione forse estranea al cinema americano contemporaneo.

 “12 anni schiavo” è un film in cui non è in alcun modo celata la matrice biografica del racconto, e questa considerazione, al di là delle ovvietà, fa riflettere su quanto sia difficile girare oggi un film su grandi temi seguendo una visione particolaristica. La pellicola manca , difatti, di quella “tensione” all’universale, della giusta pulsione all’essere specchio dei tempi, propria di un cinema di genere che si proponga di abbracciare la collettività fuori dal singolo. E a poco, in un simile contesto, servono la crudezza sanguinolenta delle immagini e la ricercatezza stilistica nella composizione scenografica. “12 anni schiavo” ha il pregio di offrire con realismo esasperante una visione , seppur limitata, della condizione umana. Ma non è con un Fassbender in stato di grazia, o con l’immenso talento, nel suo primo ruolo di spessore, di Chiwetel Ejiofor, che si rimedia ai limiti di una vicenda chiusa in se stessa, girata senza l’audacia già mostrata da McQueen in “Hunger”.

La sequenza in cui Solomon è vittima di una tentata impiccagione è esplicativa di ciò che “12 anni schiavo” tende ad essere ma non riesce a diventare. Solomon è legato e tirato da una fune, lasciato a marcire nel fango, nel tentativo disperato di mantenere gli alluci a contatto con il terreno quel poco che basti per permettergli di respirare. E nel frattempo, giunta l’ora di lavoro, il campo riprende vita sullo sfondo, con uomini e donne che si apprestano stancamente a tornare alle proprie mansioni,incuranti del protagonista. Una metafora straordinaria, di una potenza indicibile, che vale forse da sola il prezzo del biglietto, ma che inesorabilmente dimostra come la ricerca del pathos non possa in alcun modo essere privata di un nucleo d’estrazione narrativa in grado di alimentarla. Infine una curiosità : il tema principale della pellicola, a cura, come il resto della colonna sonora, del compositore tedesco Hans Zimmer, è palesemente una copia, più morbida e privata del suo tono epico, della traccia musicale “time” del film “Inception” (Christopher Nolan, 2010), curata dallo stesso Zimmer. Non avrebbe quindi guastato una maggior attenzione sul versante sonoro, piuttosto che il mero riciclo di un tema già esistente.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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