“Questo matrimonio non s’ha da fare”, tra crisi politiche, religiose e amori non(?) convenzionali

Impazza ormai da alcuni giorni una diatriba che, a ritmi regolari, si ripresenta all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, ovvero l’annosa questione sul riconoscimento dei “matrimoni gay”. Ha infatti riempito le prime pagine di tutte le maggiori testate il conflitto verbale, amministrativo e, soprattutto, ideologico tra il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che nella giornata di sabato ha trascritto nel registro capitolino ben 16 matrimoni di coppie omosessuali celebrati all’estero, e il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, che più volte nel corso della settimana ha ribadito il suo disaccordo sul riconoscimento di tali unioni e che ha pesantemente criticato l’operato di Marino (“Il sindaco firma autografi”), coadiuvato dalla decisa opposizione a questa registrazione da parte del prefetto di Roma, il quale ha intimato il sindaco della capitale di cancellare quelle registrazioni.

Sullo sfondo di tutta questa faccenda, sempre a Roma ma tecnicamente in un altro Stato, c’è il Sinodo dei vescovi che, partito con l’idea di attuare grandi innovazioni (a conclusione dei lavori Papa Francesco, di fronte alla folla riunitasi per celebrare la beatificazione di Papa Paolo VI, ha persino citato le parole dello stesso beato riguardo i grandi cambiamenti del Concilio Vaticano II, i cui lavori lui ha presieduto e chiuso), ha invece rimarcato l’ovvio, sottolineato se non rafforzato la morale cattolica imperante: sebbene accettati e trattati come fratelli, “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

Il vero problema, tuttavia, è che le coppie omosessuali potranno anche rimanere fuori dai piani del Creatore, ma non da quelli umani: le coppie omosessuali, l’amore, il sentimento tra persone dello stesso sesso esiste e, checché se ne dica, è sempre esistito e non si limita alla sola razza umana tra tutte le specie animali. La politica potrà imbastire discorsi basati su etiche e morali diverse, nella continua lotta tra partiti filo-cristiani e riformisti laici, ma probabilmente non si rende conto che la situazione ha ben poco a che fare con l’etica e la morale.

Religioni, filosofie e credi religiosi potranno spendere infiniti giorni, mesi, anni e persino secoli nel cercare di dimostrare che l’omosessualità sia il male assoluto o una verità eticamente corretta ed accettabile, ma il fulcro della situazione è ben lontano da qualsivoglia credo, religioso o meno: i rapporti omosessuali esistono, l’amore tra persone dello stesso sesso esiste e richiede una sua inquadratura nell’ordinamento.

Mentre correnti di pensiero si scontrano e cercano in tutti i modi possibili di stabilire cosa aprioristicamente sia giusto o sbagliato, ci sono centinaia di persone che hanno legalmente instaurato, sebbene all’estero, questo “negozio bilaterale, puro e solenne , che consiste nella manifestazione della volontà diretta a costituire tra loro un rapporto giuridico personale” (M. SESTA – Manuale di Diritto di Famiglia) volto alla creazione di una comunione spirituale e materiale tra i coniugi. Il non riconoscimento nell’ordinamento italiano di queste unioni valide in altri stati esteri, persino membri della UE, pone l’intera vicenda in una situazione che sfiora l’illegalità e che, alla luce dei tempi in cui viviamo, è diventata intollerabile.

Non è compito dell’ordinamento giuridico esprimere giudizi morali su qualsivoglia argomento; sebbene la Costituzione precluda il riconoscimento legale di pratiche che violano il comune senso del pudore e del buon costume, l’espressione in sé permette di poter adeguare l’ordinamento ai tempi che cambiano, alle necessità che di anno in anno emergono o si estinguono. Unico vero, enorme e delicato compito dell’ordinamento è quello di regolare con proprie leggi “sia i rapporti interindividuali sia i rapporti con le COLLETTIVITÀ MINORI comprese nel suo ambito” (T. MARTINES – Diritto Costituzionale).

Non passi inosservato il richiamo a due libri di testo che contengono nozioni non solo basilari, bensì fondamentali per ogni giurista, perché queste idee stanno alla base dell’intero ordinamento giuridico italiano.

Si è già parlato di matrimoni gay in occasione della creazione di un Registro per le Unioni Civili qui a Barletta, ribadendo come quello, seppur piccolo, era un primo passo verso l’eliminazione di una lacuna giuridica che presto o tardi avrebbe mandato in tilt l’intero sistema. Eppure siamo ancora qui, a combatterci l’un contro l’altro con dogmi morali mentre la società non riceve le risposte che merita.

E lo affermo da cattolico ed eterosessuale convinto: continuare a procrastinare un deciso intervento sul riconoscimento delle unioni tra omosessuali non solo sarà lesivo per le dette coppie, che vedranno calpestati i loro diritti fondamentali, ma per l’intero Stato, che ben presto si ritroverà a combattere (sprecando preziose risorse) decine e decine di battaglie legali, nazionali e internazionali, per non aver riconosciuto una situazione così diffusa e acclarata che merita, lasciando da parte ogni tipo di morale (ripeto, religiosa e non), di essere riconosciuta giuridicamente.

La legge è uguale per tutti, almeno sulla carta, e non fa “distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3). Per le diversità, è meglio rivolgersi alle filosofie e alle correnti di pensiero, la verità oggettiva è ben altra cosa.

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