“La Seconda Stanza”, fra poesia e teatro per raccontare i sentimenti più profondi dell’animo umano

In scena al Cinema Paolillo il testo della poetessa barlettana Teodora Mastrototaro

La scommessa è di quelle ad altissimo rischio, per diversi motivi: intanto per l’idea di stravolgere un “mostro sacro” come Shakespeare, anzi una delle tragedie intoccabili come l’Hamlet; poi per la novità del linguaggio, una commistione di immagini, musiche e poesia, e infine per la potenza di una storia al femminile che guarda ad archetipi antichi ma solletica eterni dilemmi forse mai del tutto risolti. Tutto questo è “La seconda stanza”, spettacolo inserito nell’ambito del Festival delle Donne e dei Saperi di Genere, rappresentato ieri sera al Cinema Paolillo. Il testo, scritto dalla poetessa  Teodora Mastrototaro, per la regia di Maria Filograsso, porta in scena il dramma di Ophelia, interpretata da una giovanissima e intensa Adriana Gallo, che, ostacolata inutilmente dal padre Polonio nel suo amore per Amleto, poi abbandonata  da quest’ultimo, medita e mette in pratica un sanguinario piano di vendetta.  Mentre dietro la giovane attrice scorrono le immagini di Daniele Vergni, che offrono come scenario di sfondo un inquietante mattatoio,  sul palco la novella Ophelia, alienata e assetata di vendetta, racconta la storia del suo abbandono che culmina con lo strazio più grande: l’aborto del figlio che aspettava da Amleto. A rendere ancora più crudi i toni di questa tragedia, se si può dire, ancora più shakespeariana di Shakespeare, la presenza di un mucchio di ossa dello scheletro di un cavallo con cui la donna dialoga ormai in preda a sussulti di violenza e ricordi ossessivi che preludono all’epilogo di sangue.

Prima dello spettacolo, ho l’occasione di conversare con la regista, Maria Filograsso.

Non è certo la prima volta che viene attualizzata una tragedia di Shakespeare: che novità c’è nella tua rilettura?

La mia trasposizione dell’Hamlet si basa su un testo in versi e non in prosa; infatti il mio è “Teatro poetico d’immagine”, cioè un teatro nel quale si incrociano linguaggi diversi, quello verbale, quello visivo,quello sonoro.

Cos’è la “Seconda stanza”?

Entrare nella seconda stanza significa entrare nei sentimenti più profondi di Ophelia e della donna in generale,  la stanza delle nostre voci interiori, dei ricordi di bambina, del rimorso, della vendetta. Significa guardare in faccia gli interrogativi ultimi, sulla vita e sulla morte. Non è facile, infatti, anche la prova d’attrice è molto impegnativa e per questo è straordinaria Adriana Gallo che, pur così giovane, riesce a immedesimarsi  nei panni di  una donna abbandonata e madre mancata.

E’ uno sguardo solo femminile?

No. Certo, il testo ha per protagonista una donna, ma il linguaggio della poesia è il linguaggio del sentire, quindi è universale; in questo senso non è uno spettacolo di genere, ma parla a tutti.

Se vuole parlare a tutti, non è un rischio quello di adottare un codice difficile quale quello poetico?

Si, ma il teatro è ricerca. E se si vuole fare ricerca, bisogna osare, sperimentare, accettare nuove sfide.

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