“La rivincita”, una ricetta per provare a resistere

L’autore e attore pugliese Michele Santeramo presenta a Cialuna il suo primo romanzo

La rivincita non sempre significa riuscire a superare un problema, quanto piuttosto rimanere attaccati ostinatamente ad una possibilità di sopravvivenza. Un messaggio tanto più attuale in un momento così drammatico, come il nostro.  Un messaggio di speranza che, nonostante tutto, emerge dalla storia dei  fratelli  Vincenzo e Sabino, due contadini della Murgia barese a cui la sorte non risparmia alcun colpo e che si ritrovano a fare i conti con la miseria. E’ la storia del romanzo “La rivincita”, opera prima del pugliese Michele Santeramo,  nato a Terlizzi, attore e autore di numerosi testi teatrali. Il romanzo, che è stato presentato  ieri sera nella libreria “Cialuna”, è in effetti tratto dal testo teatrale, già portato in scena da Santeramo con successo.

“Ho immaginato, dice l’autore, che  Vincenzo e Sabino, che non sono personaggi  reali, ma la somma di tanti volti e voci di persone che ho ascoltato, mi abbiano mandato una lettera con cui da un lato mi ringraziano per il titolo scelto perché quello che ho voluto raccontare non è la loro sconfitta ma la loro maniera di stare al mondo, di prendersi il diritto di sopravvivere;  dall’altro, però mi chiedono di approfondire cosa significa davvero per loro “rivincita”. La vera rivalsa, infatti, non è quella di ribaltare una situazione di miseria economica, perché, dice ancora Santeramo, “ la vera miseria sta nel non trovare più la strada per ridere”.  E’ questa la risposta dei due fratelli  di fronte alle sventure che, incombendo verghianamente sulla storia, si susseguono senza  respiro: dall’indebitamento, all’incontro con gli strozzini fino all’esproprio del terreno ordinato dal comune per consentire il passaggio della ferrovia.

Sarà la forza primitiva del legame familiare («Se non ci aiutiamo in mezzo a noi») che li porterà a lottare insieme per la sopravvivenza. In un viaggio vorticoso fra cravattari, avvocati falchi, burocrati ladri e ottusi, i due contadini rispondono a ogni colpo della vita con coraggio: «Mai ti devi rassegnare, mai!» L’espediente di Marta per aggirare l’infertilità del marito Vincenzo causata dall’uso di pesticidi, il ricorso al gioco della cognata Angela come ultima risorsa e anche il sangue venduto come merce, sono lo specchio impietoso della realtà italiana contemporanea e alla fine della discesa all’inferno i due fratelli riusciranno a trovare la propria rivincita contro la “porca miseria”.

“Non volevo una storia che terminasse con una corda e un albero, conclude Santeramo, nonostante la cronaca di questi ultimi tempi sia piena di suicidi causati dalla crisi economica; ma nemmeno un finale buonista che all’improvviso offrisse un improbabile ribaltamento del destino. L’invito è solo a trovare dentro di noi le risorse per non dargliela vinta, a chiunque sia il responsabile di questa situazione”

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