“Io so’ Carmela”, in un fumetto la storia della ragazza che si uccise dopo uno stupro

Incontro con Alfonso Frassanito, papà di Carmela, organizzato da Se non ora quando.

“Carmela non si è suicidata. Carmela è stata violentata dagli uomini, uccisa dallo Stato, oltraggiata dalla giustizia”. Parole dure e taglienti come lame, quelle di Alfonso Frassanito, papà di Carmela, la ragazza di 13 anni che, dopo essere stata ripetutamente stuprata, morì il 15 Aprile del 2007 gettandosi dal settimo piano di un palazzo a Taranto. L’ incontro è stato organizzato da Se non ora quando, La Caramella Buona e il Centro per la famiglia, nell’ambito della seconda edizione del Festival delle donne e si è svolto presso l’atelier “Studio moda 17”, un’impresa femminile, non a caso situata nella periferia della città. La storia incredibile di Carmela è diventata un fumetto, dal titolo “Io so’ Carmela – Storia di Carmela e della sua vita infranta”.  La graphic novel, realizzata da Alessia di Giovanni e Monica Barengo ed edita da BeccoGiallo,  si basa sul diario in cui Carmela aveva descritto le violenze subite, ed è stato realizzato in collaborazione con l’associazione `Io so´ Carmela’, alla quale è devoluto il ricavato delle vendite.

Frassanito, padre adottivo della ragazza, ripercorre le tappe di questa vicenda che lascia senza parole: “Ho conosciuto Carmela quando ho incontrato sua madre, vedova come me, che poi ho sposato. Allora aveva due anni ed era una bambina che aveva solo bisogno di amore; forse il suo destino era già segnato”.  Nel 2005 Carmela si era salvata miracolosamente dopo un incidente e da allora ripeteva questa frase “Io so’ Carmela”, come per rassicurare tutti sulla sua forza, la sua capacità di resistere alle avversità. “Era come un urlo per darsi la carica nei momenti di difficoltà e ora voglio continuare a urlare per lei”. Dal primo episodio di abusi sessuali da parte di un sottoufficiale della Marina, quello che Frassanito chiama “il pedofilo di San Vito”, inizia il calvario di Carmela e della sua famiglia. Il caso viene archiviato e la ragazza interrogata dal Tribunale dei Minori, “ma nessuno le crede”, dice il papà con amarezza.

Il secondo stupro si consuma quando Carmela a seguito di un rimprovero dai genitori, scappa di casa. La ritrova il padre dopo quattro giorni di ricerche, in stato confusionale e in condizioni disperate.  Per 4 giorni era stata nelle mani di 5 aguzzini, di cui due minorenni. Carmela viene affidata (“rinchiusa” secondo il padre) ad un Centro per minori vittime di violenza e qui le vengono somministrati psicofarmaci. “Non chiedono nemmeno il permesso a noi genitori, forse perché Carmela doveva per forza passare come incapace di intendere e il suo racconto come frutto della fantasia di una bambina”. Inizia qui la battaglia di Alfonso Frassanito che in tutti i modi cerca di affermare la sua verità. Viene denunciato per diffamazione dal Tribunale di Taranto per essersi indignato nei confronti di un avvocato che, durante il processo, ha dipinto Carmela come una ragazza di facili costumi, accusato addirittura di aver lui abusato della figlia.

“Una giustizia capovolta, quella italiana, che avrebbe dovuto tutelare un minore e invece fa passare Carmela per colpevole; nemmeno i giudici le hanno creduto, definendola, una poco di buono, una provocatrice, addirittura una prostituta. I suoi stupratori sono tutt’ora liberi, dopo una breve “messa in prova” agli arresti domiciliari che suonava come “fai da bravo per un po’ che il reato si estingue”. Non fa sconti, Frassanito né ai magistrati né agli operatori dei Servizi sociali: “Carmela chiedeva solo di tornare a casa e invece è stata allontanata sempre di più dalle persone che le volevano bene”. Il messaggio finale è rivolto a chi ancora può fare qualcosa, a chi ha la forza di lottare perché questa cose non accadano più e per affermare una giustizia più giusta, per equiparare il reato di stupro a quello di omicidio.

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