“Il tessitore di vite”: quando la realtà supera l’immaginazione

Presentato a Cialuna il romanzo della giornalista Titti Marrone

Senza titolo-1Dalla cronaca al romanzo il passo non sarebbe breve, data la differenza notevole fra l’oggettività e il distacco richiesti dallo scopo informativo di un articolo e il taglio lirico e le possibilità creative che offre la narrazione letteraria. Eppure, a volte, non c’è bisogno di grandi sforzi dell’immaginazione perché la realtà sorprende con storie incredibili, anzi tanto più incredibili perché vere. Da un fatto di cronaca trae spunto il primo romanzo della giornalista Titti Marrone “Il tessitore di vite”, presentato ieri nella libreria Cialuna.

Titti Marrone, napoletana, per anni caporedattore al Mattino, esperta di questione meridionale e di Mezzogiorno in generale, spiega che l’eccezionalità di questa storia, capitata come tante altre notizie sul tavolo della redazione, è stata l’ispirazione per una scrittura più ampia com’è quella del romanzo. “Ci sono notizie che non sono come le altre, perché dicono di noi, dicono del nostro mondo”. Nella storia ci sono molti personaggi, cinque quelli principali più il sesto che è, appunto il tessitore di vite, un uomo che, in ombra, tesse un filo invisibile che lega le vite di tutti gli altri. “Ognuno di questi personaggi, dice Titti Marrone, rappresenta un tipo umano dei nostri tempi, e diventa il simbolo di una intera fascia d’età (quella fra i 50 e i 60 anni) e di una classe sociale, la borghesia, entrate entrambe in crisi a causa della perdita di un valore importante fino a qualche tempo fa, quello della collettività del “noi””.

Sullo sfondo della storia la città di Napoli nel secondo anno della crisi dei rifiuti,a sottolineare il declino di un intero paese. Eppure questi personaggi, alle prese chi con le difficoltà nei rapporti familiari, chi con l’incapacità di accettare l’età che avanza, chi con insoddisfazioni personali o professionali, scopriranno, proprio nel momento della scoperta del segreto che li riguarda, che un’altra possibilità c’è. “La salvezza, dice ancora l’autrice, o almeno la compensazione, sta proprio nella capacità di recuperare una dimensione collettiva, in fondo il mio è un romanzo sulle relazioni umane e sui legami”.

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