What’s UP? I film stranieri in uscita al cinema… dal 19 al 20 aprile

Buoni titoli in arrivo, soprattutto sul versante transalpino. Oltreoceano, invece, meglio guardare solo all’animazione. Buona visione! 

The bye bye man   (19 aprile)

The bye bye man è esattamente il tipo di film da evitare se si voglia cambiare idea sull’horror. D’altronde Stacy Title, regista non proprio nuova al genere, mai aveva dimostrato di poter offrire qualcosa di valido e nuovo al panorama di genere. Innumerevoli i titoli dai quali la Title attinge a piene mani, basti pensare ai soli Sinister di Scott Derrickson e The mothman prophecies di Pellington. La trama è incentrata su un gruppo di ragazzi trasferitisi in un appartamento, nel quale si verificheranno strani fenomeni legati all’apparizione di un essere: il “bye bye man”, che arriva nel nostro mondo quando le sue vittime pensano a lui o ne pronunciano il nome. Nel cast ritroviamo come protagonista il Douglas Smith dello scadente teen-horror Ouija, mentre spicca la presenza di Carrie-Anne Moss, la Trinity di Matrix , e di Faye Dunaway, indimenticata musa del Chinatown di Polanski ed unico vero motivo di visione per questo titolo.

Baby boss   (19 aprile)

Per capire cosa può essere Baby boss, al netto delle possibilissime delusioni – prevedibili in un campo così già ampiamente percorso in passato – dobbiamo capire se c’è realmente una linea nella filmografia di Tom McGrath. Esponente non eccelso della nuova animazione americana della DreamWorks, lo ricorderete senz’altro come regista di Madagascar, dello spinoff I pinguini di Madagascar e di Megamind. Un filo conduttore in effetti c’è e risiede nell’ironia caricaturale e smorfiosa che fu anche del primo L’era glaciale della 20th Century Fox e della coppia Saldanha-Wedge, oltre che di Kung fu panda. Gli animali fanno effettivamente tutto il contrario di ciò che ci aspetteremmo da loro, mascherando le insicurezze del mondo esterno tra pelo, zoccoli e criniere. In Megamind, lavoro in effetti sottovalutato, troviamo forse il germe più chiaro della tendenza della DreamWorks a canzonare la parabola del potere, delegittimando al termine gli esseri umani più di ogni altra cosa. E quale migliore idea quindi, se non quella di coronare il tutto con un personaggio buffamente limitato dal suo fisico, ma furbescamente dotato di intelletto superiore? Sta tutta qui la carica parodistica di Baby boss, che punta ad esser buffo sfruttando l’estetica dei suoi piccoli protagonisti, dotati per l’occasione di un capo sproporzionato rispetto al resto del corpo. Coprotagonista è Tim Templeton, bimbo di soli 7 anni, alle prese con il suo nuovo fratellino. Il pargolo non è però un normale neonato, ed ha la maturità e l’intelligenza di un adulto. Il suo principale obiettivo? Mettere in guardia gli altri neonati dal pericolo più grande: i cuccioli, che reclamo attenzioni dal mondo degli adulti, sottraendole ai bambini. Una piccola critica sociale? Può darsi, anche se il film adotta un target sicuramente più vicino ai piccoli che ai genitori che li accompagneranno. Doppiaggio statunitense affidato ad una buona carrellata di stars, come Alec Baldwin, Jimmy Kimmel, Tobey McGuire e Steve Buscemi.

Boston – caccia all’uomo   (20 aprile)

Boston, 15 aprile 2013. Durante la maratona cittadina, sono udite alcune violente esplosioni. Tra i corpi feriti e quelli dilaniati dall’azione degli ordigni, si scatena il panico. Migliaia di persone corrono in ogni direzione, nascondendo nel confusionario via vai anche l’identità degli attentatori, due fratelli di origine cecena. Non poteva esserci firma più autorevole di quella di Peter Berg per portare sul grande schermo la narrazione di quella tragica vicenda della storia recente americana. Al suo fianco, come in ogni action del suo ultimo e florido periodo (leggasi Lone survivor e Deepwater horizon), troviamo Mark Wahlberg, paladino “umano”  del cinema eroico. Strutturalmente, Boston-caccia all’uomo non può vivere della stessa elettrica drammaticità dei due titoli precedenti, se non altro per fedeltà ai fatti accaduti, con una risoluzione delle indagini avvenuta in effetti dopo qualche giorno e che il film sceglie di non tacere, protendendo per un approccio più ragionato. Cast di tutto rispetto, che annovera anche J.K. Simmons, John Goodman, Michelle Monaghan, Melissa Benoist e Kevin Bacon.

Famiglia all’improvviso   (20 aprile)

Omar Sy e la commedia strappa lacrime: un binomio che crediamo non sia più in grado di stupire, ma che potrebbe ancora riuscire ad emozionare. Dall’exploit carico di vitalità in Quasi amici al più riflessivo ma non per questo riuscito Samba, sempre diretto dalla coppia d’oro Olivier Nakache – Eric Toledano, passando per il biografico Mister chocolat, la carriera dell’attore francese è ormai chiaramente connessa a ruoli di una certa sensibilità. È peraltro facile immaginare una sua ennesima buona prova nel film diretto da Hugo Gélin, un ritratto “mucciniano” che cede al drammatico per raccontare la bellezza di un incontro e l’imminenza di una perdita. Tra i due poli opposti, Sy rappresenta senz’altro un riferimento recitativo di indubbio fascino e sicurezza, un’ancora gettata nel mare di un genere ormai esplorato in ogni sua piccola sfumatura, ma al quale possiamo immaginare Gélin sia riuscito, con l’aiuto dell’attore di origini senegalesi, a fornire nuova linfa, a patto di riprendere il vissuto dei personaggi nella semplicità del gesto e del sorriso. Samuel, uomo poco avvezzo alle responsabilità famigliari, si ritrova letteralmente per le mani una bambina, lasciatagli da una donna che ha frequentato in passato. La bimba, di nome Gloria, è sua figlia, e con la sua smodata energia lo metterà dinanzi alle responsabilità di padre e di uomo da cui è sempre fuggito. Il film, che è il chiaro remake di un titolo messicano, riporta sul grande schermo anche la Clémence Poésy di 7 minuti e di Harry Potter.

Le cose che verranno   (20 aprile)

Mia Hansen-Løve ci racconta la storia di Nathalie, un’insegnante di filosofia parigina segnata dalla propria cultura fin nel modo di vivere. Riflessiva e pacata, ha sposato un’esistenza abitudinaria che le permette di coltivare la sua inesauribile passione per il sapere filosofico, trovando nell’insegnamento un modo per riproporre gli studi che ama alle giovani generazioni. I suoi equilibri famigliari, resi a volte tragici da una madre problematica, sono definitivamente sconvolti quando il marito e padre dei suoi figli ammette di provare un desiderio per un’altra donna. Nathalie si troverà quindi per la prima volta dopo anni a scegliere cosa fare della sua esistenza, in un momento in cui non può più permettersi di lasciarsi cullare dalle sue gelide e fragili sicurezze. È possibile riscoprire la bellezza della semplicità, dopo anni di duro e cosciente esercizio pragmatico? In suo soccorso arriverà un suo ex studente, disposto ad aiutarla in questo suo nuovo cammino. Splende ancora una volta la stella di Isabelle Huppert, attrice baciata da un magnetismo seducente, impegnata in un personaggio assieme simile e diverso dalla Michele dell’ultimo Verhoeven. Se quel fascino e quell’intelligenza erano le armi attraverso le quali la donna si riappropriava della propria vita, in Le cose che verranno è l’errore di un mondo precostituito, in cui Nathalie si muove ad occhi sempre chiusi, a tramutare le sovrastrutture del sapere in una gabbia dalla quale evadere per riscoprirsi. Nel cast anche André Marcon.

Wilson   (20 aprile)

In tempi di padri che fuggono, Wilson, uomo strambo e fuori dagli schemi, scopre di aver avuto una figlia dalla sua ex moglie. La ragazza è adesso una buffa adolescente sovrappeso, che Wilson cercherà a suo modo di accogliere sotto la sua ala paterna. La commedia di Craig Johnson molto ricorda quella leggerezza che lo statunitense Delivery man,e ancora meglio la controparte originale canadese Starbuck, riuscivano a trasmettere pur nella serietà della vicenda. Nei panni del protagonista troviamo il sempre convincente Woody Harrelson, qui impegnato in un umorismo di marca anarchica con vene demenziali. Al suo fianco Laura Dern, figlia d’arte del grande Bruce, Cheryl Hanes, Margo Martindale e Judy Greer.

 

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