Il pugno nello stomaco di “Tredici”, la serie TV che parla di bullismo, fronzoli non inclusi

Che le serie tv si siano ormai sdoganate e spesso e volentieri raggiungono vette qualitative pari a quelle dei migliori film è un fatto ormai risaputo: negli ultimi anni sono stati prodotti serial di culto così ben fatti da essere ritenuti dagli spettatori dei veri e propri capolavori. E merito per l’esistenza di queste serie, spesso e volentieri, è di Netflix.

Il colosso dello streaming “legale” approdato solo da pochissimo qui in Italia si è infatti impegnato per produrre contenuti propri (e quindi non presi semplicemente in licenza da altre emittenti o produttori) davvero di qualità e, a parte qualche cantonata, i risultati sono quasi sempre stati ottimi a dir poco. Vi basti pensare che “House of Cards”, serie acclamata persino da molte figure politiche e purtroppo anche dal nostro ex-premier (che avrebbe fatto bene a scindere realtà da finzione), è una serie originale Netflix, per quanto qui in italia sia stata Sky a prenderla in licenza e a conservare tutt’oggi i diritti di trasmissione infischiandosene altamente dell’approdo della piattaforma di streaming qui in Italia.

Tra le decine di produzioni molto valide, ad inizio di questo mese si è aggiunto “Tredici”, o “13 Reasons Why” se preferite il titolo originale, basato sull’omonimo romanzo di Jay Asher, ideato da Brian Yorkey e prodotto da Selena Gomez, non proprio sinonimo di qualità, e Steve Golin, vero sinonimo di qualità, invece, essendo stato il produttore de “Il Caso Spotlight” e “Revenant”.

La serie tv ruota attorno alle vicende di Hanna Baker, ragazza di 17 anni che, vessata dai suoi compagni di scuola per una serie infinita di fraintendimenti, dicerie e insulti basati sul nulla, decide di suicidarsi. Prima di farlo però registra su delle vecchie audiocassette (così da non rendere facile la fruizione delle stesse) dei messaggi rivolti alle 13 persone che in un modo o nell’altro hanno contribuito alla sua morte e incaricando un amico, esterno a questa situazione, di far girare le cassette e obbligare i 13 a sentirle e a mantenere il segreto, pena la consegna all’opinione pubblica della vicenda sotto forma di registrazione, con conseguente caos dovuto ai mille segreti covati nella scuola.

Il protagonista della serie è Clay, ragazzo timido e decisamente fuori dal suo tempo, che suo malgrado riceve le cassette e che, al contrario degli altri suoi compagni di classe, ne rimane sinceramente colpito e abbattuto. La serie si svolge quindi su due filoni: il primo è quello del racconto di Hannah che, in ogni lato delle otto cassette registrate (per un totale di 13 registrazioni, per l’appunto) si rivolgerà direttamente alla persona a cui è dedicata quella parte del racconto e illustrerà le vicende che, piano piano, l’hanno portata al limite della sopportazione; il secondo è quello di Clay che, nel suo essere sconvolto a causa anche del forte affetto che provava per l’amica e collega di lavoro part-time, rimarrà sempre più sconvolto dalla storia e deciderà di cercare di fare giustizia su tutti i “colpevoli”, persino su se stesso, fino ad arrivare all’ultima idea che cambierà per intero la situazione e lo porterà a salvare anche un’altra vita.

La serie, le cui vicende si concludono nei 13 episodi che la compongono (pur lasciando spiragli per una possibile continuazione), è eccelsa sotto ogni punto di vista, da quello registico alla sceneggiatura e agli effetti visivi, ma il suo vero punto di forza è la narrazione e, in particolare, la durezza della stessa, lungi dall’essere quella leggera e sconclusionata di un classico quanto insipido teen drama, categoria a cui questa serie decisamente non appartiene, pur essendo un racconto sulla vita di alcuni adolescenti.

Probabilmente le vicende di Hannah sono esagerate e difficilmente è possibile trovare in un liceo americano una ragazza che abbia subito tutte le vessazioni che la ragazza subisce nella serie (e che qui non elencheremo per evitare spoiler, anche piuttosto pesanti), ma il punto di forza della serie è proprio questo: tutto ciò che è descritto è, purtroppo, possibile che accada in una qualsiasi scuola, silenzio delle istituzioni e degli adulti compreso, e tutto quello che è descritto è fatto come meglio andava fatto: in maniera cruda e diretta.

La serie è infatti altamente sconsigliabile per un pubblico facilmente impressionabile, ma fa il suo dovere. Perché di dovere parliamo quando l’argomento trattato sono i fenomeni di bullismo sempre più diffusi nelle scuole di tutto il mondo, in quella che sembra essere un’escalation di veemenza e violenza nel perpetrare quelli che molti considerano ancora essere semplici scherzi, “ragazzate”, a cui i ragazzi devono rispondere “tirando fuori le palle”.

E le virgolette sono la vera risposta che è stata fornita da un segretario scolastico quasi 15 anni fa ad un ragazzo vittima di bullismo, fisico e verbale, in una delle più rinomate scuole medie di Barletta, almeno al tempo.

Perché il bullismo è visto ancora come qualcosa di fanciullesco, con pochissimo impatto nella personalità dell’adulto che quel bambino vittima di bullismo diventerà. “Tredici” mostra esattamente, quasi con una volontà masochista, quali sono gli effetti delle peggiori esternazioni dei comportamenti di branco tra i teenagers.

Molte associazioni si sono lamentate della durezza della serie, in special modo alcune associazioni si sono lamentate di come il suicidio di Hannah sia mostrato integralmente e senza censura alcuna, col pericolo di indurre altre persone, molto sensibili psicologicamente e già afflitte da patologie particolari, ad emulare il gesto. È un rischio in effetti esistente, ma la serie avverte chiaramente che in certi episodi ci siano scene molto esplicite e qui ritorniamo al discorso sul principio di affidamento sancito dalla costituzione e che qui non riprenderemo.

Il punto è che una serie come “Tredici” era necessaria per illustrare, seppur in maniera molto cruda e prendendosi le licenze poetiche del mezzo utilizzato, un fenomeno come il bullismo che ha bisogno di essere mostrato per quello che è: un male capace di annientare le personalità di un ragazzo nelle fondamenta più profonde del suo Io.

Consigliare di mostrarla in tutte le scuole medie e superiori è forse un po’ troppo, vista l’elevata durezza di alcune scene, ma di certo la diffusione di questa serie non va limitata proprio perché il tema trattato deve essere finalmente riconosciuto. Tutti devo rendersi conto che, sotto il velo del silenzio dei ragazzi e della lontananza degli adulti, si può nascondere un mondo pieno di efferatezze.

Il consiglio personale che vi posso rivolgere e di recuperare il prima possibile questa serie, anche in binge watching (dal vocabolario Treccani: Visione ininterrotta di una grande quantità di episodi appartenenti a una serie televisiva, che è interamente disponibile in rete o in cofanetti di dvd), e riflettere profondamente su quanto nella serie narrato.

Consiglio caldamente la serie, inoltre, a tutti quei ragazzini ed ex-ragazzini ormai cresciuti colpevoli di atti di bullismo, anche quelli di lieve entità, e a quegli adulti, professori e personalità vicine ai giovani, che, alle denunce di atti di bullismo, hanno sempre minimizzato senza mai prendere posizione: cosicché i primi capiscano che le loro bravate non sono state solo ragazzate, mentre i secondi possano rendersi conto di quanto un minimizzare oggi possa diventare un domani, in situazioni estreme, una vera e propria omissione di soccorso, punita dalla legge penale.

Accuse e recriminazioni a parte, il punto è che questa serie va guardata, perché farà fare agli spettatori, e specie ai telespettatori incalliti, qualcosa che forse, e purtroppo, hanno smesso di fare molto tempo fa: pensare.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteB come Barletta: trent’anni da una promozione leggendaria – VI parte
Articolo successivo
Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è cronista politico della testata online Barletta News, di cui è, dal maggio 2015, direttore editoriale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here