Presentato al Punto Einaudi “Wrecs/Relitti”, libro fotografico di Stefano Benazzo

 

Novanta fotografie di relitti scattate nell’arco di decenni lungo le coste del mondo. A raccontare i suoi scatti, lo scorso 16 giugno, con una mostra fotografica, è stato il fotografo Stefano Benazzo, presso la libreria Punto Einaudi di Barletta. A dialogare insieme all’autore Giuseppe Dimiccoli, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno. “Wrecs/Relitti”, edito da Skira, contiene fotografie di relitti di navi spiaggiate e un regesto con le informazioni su ogni singola nave o imbarcazione fotografica. Benazzo, fotografo, scultore e modellista architettonico e navale, ha scattato queste immagine durante l’arco della sua vita e ha deciso di fare della sua carriera fotografica un libro.

Perché si fotografano dei relitti marini?

Siamo in pochissimi a fotografare relitti. Io mi definisco “il fotografo dei relitti” perché sono – credo – l’unico che ha fatto un libro del genere. La sola raccolta che conosco dei relitti, ma in realtà si tratta di naufragi, è stata pubblicata nel 1972 in Germania ed erano fotografie di un fotografo inglese sulle coste inglesi. Perché fotografo relitti? La mia è un’equazione molto semplice: 50 anni di navigazione, 50 anni di fotografia, e tutte le emozioni che provo davanti a queste barche e navi. Indubbiamente anche una passione molto forte che mi ha portato in quattro anni a visitare 3 continenti fotografando più di 100 imbarcazioni e, infine, e forse la cosa più importante, il dovere di memoria nei confronti dei marinai che erano su queste navi. Troppo spesso ci dimentichiamo di loro e delle situazioni che vivono. Di queste navi nessuno si occupa e di questi uomini nessuno si ricorda, o pochi si ricordano.

Questi relitti che tipo di emozioni hanno trasmesso?

Da sempre sono stato affascinato dai relitti. Essi sono al confine tra l’ignoto del mare e il poco noto della terra. Alcuni di questi hanno più di 140 anni, altri sono più recenti ma tutti hanno dentro di loro l’anima degli uomini che erano su questi pescherecci. Quando scatto le foto provo emozioni forti legale a coloro che erano ne erano a bordo.

Che tipo di attenzione vi è per questi relitti?

I relitti si trovano dove non ci sono uomini, soldi, strade. Quindi è chiaro dove possono essere questi relitti. In genere, il disinteresse verso di essi è sovrano. In certi posti è proibito salirvi anche per un motivo di salvaguardia della vita umana perché sono talmente mal ridotti che camminare sulla coperta di una nave che da 80 anni è lì è pericolosissimo.  La normativa c’è in certi posti, in altri la vorrebbero togliere. Per esempio in Namibia c’è l’obbligo a smantellarli. In Mauritania un fondo dell’Unione Europea ha consentito di eliminare circa 100 relitti che erano lì.

Come fa a sapere dove si trovano i relitti?

Conosco diversi siti internet dove sono collocati, in molti posti del mondo. La maggior parte dei quali non ha un’anima e non capisco cosa esprimono, però se mi emozionano parto subito all’avventura.

C’è un relitto al quale è più affezionato. Se sì, perché?

Quello alle barche a vela alle isole Falkland. Mi emozionano perché, a parte la guerra dell’’82, sono un posto infame per la vita quotidiana. Fa freddo, ed è il posto dove meno mi sarei aspettato di trovare dei relitti di barche a vela, eppure, anche lì, c’erano persone, inglesi o argentini, che andavano per mare per diletto. E quindi mi ha emozionato. Sbarcando alle Falkland dopo 25 giorni di navigazione sono andato in una colonia di missionari laici e anglosassoni che si occupano di marinai. Ho dialogato con loro per diverse ore ed è proprio basandomi su queste cose che ho deciso di pubblicare il libro.

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