I Power Rangers tornano nella sale con una prova discreta, tra nostalgico passato e promettente futuro

Regia: Dean Israelite

Sceneggiatura: John Gatins

Cast:  Dacre Montgomery; Naomi Scott; RJ Cyler; Becky G; Ludi Lin; Bill Hader; Bryan Cranston; Elizabeth Banks.

Genere: Azione/Fantascienza

Durata: 124 minuti

 

Quando il film dei Power Rangers è stato annunciato, nei cuori di molti appartenenti alla mia generazione (25 – 30 anni) ci sono state due reazioni, differenti nella loro natura intrinseca.

La prima reazione, quella che maggiormente si è mostrata in pubblico, è quella di natura oggettiva: c’era davvero bisogno di un film che riportasse sul grande schermo i Power Rangers? Perché, diciamoci la verità, questa serie, portata in occidente dalla Saban Entertainment e tratta direttamente dalla serie live action giapponese Super Sentai, non è mai stata un prodotto di qualità.

È semplicemente un brand di intrattenimento per bambini e giovani ragazzi colmo di buoni sentimenti spiccioli con trucco ed effetti a dir poco posticci, con picchi di qualità in alcune delle serie che compongono questo longevo brand che comunque non hanno mai raggiunto risultati che vanno oltre la mediocrità.

Però poi c’è la reazione interiore, quella del bambinetto che, a 5-6 anni è subentrato nel mondo fantastico di questi supereroi in calzamaglia e, al momento dell’annuncio del film ha semplicemente esultato urlando: “Go Go Power Rangers!”. Perché qui sta tutto l’hype attorno a questa pellicola: tutto si basa sull’effetto nostalgia del rivedere dei personaggi provenienti da una serie di dubbia qualità ma che ha catturato i cuori di milioni di bambini grazie ai suoi superpoteri, ai mostri strani e bizzarri, ai buoni sentimenti, alle armi fantascientifiche e a dei meravigliosi (agli occhi di un bambino, almeno) giganteschi animali robot capaci di trasformarsi e diventare robot ancora più grandi!

Quando quindi è stato annunciato il nuovo film sui Power Rangers, che avrebbe riportato in auge i protagonisti della primissima serie tv, il vecchio fan della serie, ritornato bambino, è riuscito a passare oltre la consapevolezza che i Power Rangers non fossero chissà che a livello di qualità oggettivo e che il film potesse sembrare fin troppo un teen drama mascherato da film di azione/fantascienza.

E dunque “Power Rangers” è uscito nelle sale, ma è riuscito a riproporre efficacemente la formula che ha dichiarato il successo internazionale della serie da cui è tratto? Beh, si e no.

Parlando puramente del versante tecnico, il film non è affatto male: alcune trovate registiche fanno pensare a “Chronicle”, primo ed unico successo di Trank, regista dalla carriera piuttosto controversa, così come anche l’impianto generale circa dei ragazzi problematici del liceo che si ritrovano all’improvviso a ricevere dei super poteri (nella stessa identica maniera in cui avviene in “Chronicle”, tra l’altro), e soprattutto nella parte iniziale ci sono stati dei guizzi nell’utilizzo della telecamera davvero pregevoli, ma col passare del tempo la regia è diventata sempre più “operaia”, non pessima né brutta, semplicemente ha fatto il suo lavoro senza grosse pretese, quasi come se il regista si forse stancato nell’inventare nuovi espedienti.

Graficamente parlando, gli effetti speciali sono buoni, delle volte anche ottimi, per quasi tutto il film ma quando, nel finale, i Rangers si trasformano per la prima volta e si scopre che in realtà da quel momento in poi i loro corpi sono completamente modellati in una computer grafica a dir poco posticcia, la sensazione è che forse si sarebbe preferito vedere una di quelle vecchie calzamaglie della serie con dentro attori veri piuttosto che cinque pupazzoni 3D mal realizzati.

Sulla recitazione non c’è molto da dire: con Brian Cranston nei panni di Zordon, mentore dei ragazzi, e Elizabeth Banks in quelli della malvagia Rita Repulsa si è registrata un’interpretazione di certo non da Oscar ma ottima e senza sbavature. I cinque ragazzi che hanno interpretato i Rangers hanno invece reso piuttosto bene la figura degli adolescenti presi dai problemi della loro età, dal loro sentirsi fuori dal mondo e improvvisamente alle prese con un destino più grande di loro, seppur con qualche esagerazione recitativa forse voluta dal regista per strappare qualche risata facile.

Passando però al lato soggettivo, quello dell’emozione e della nostalgia, l’analisi si fa più complicata.

Innanzitutto i cinque protagonisti non sono più, come già accennato, i “migliori della loro generazione” come accadeva nella serie originale, bensì dei ragazzi con problemi di disciplina, afflitti da vari tipi di problemi e situazioni difficili da affrontare. È una cosa che ha portato poi a caratterizzazioni ben diverse dei protagonisti, che tuttavia sono ben resi e caratterizzati nonostante tutto.

Altro cambiamento rispetto alla serie originale è quello riguardante il background: se la trama di base è infatti quella classica di ogni puntata della serie originale, ovvero affrontare e sconfiggere con successo la cattiva Rita Repulsa e i suoi scagnozzi, nel metterla in atto troviamo i cambiamenti più importanti rispetto alla trama della serie originale.

Zordon, mentore dei Power Rangers, e Rita si sono sì combattuti e sconfitti a vicenda, ma in qualità di precedenti Power Rangers, con Zordon come ex-leader e Red Ranger che sacrifica il proprio corpo per intrappolare la sua ex collega Rita, Green Ranger che, sentitosi escluso, ha deciso di ribellarsi al sacro compito dei Rangers, ovvero preservare la vita nell’Universo.

Rita Repulsa, inoltre, è il personaggio che subisce forse i maggiori cambiamenti: da macchietta dal costume bizzarro e dalla risata farlocca, diventa nel film un’aliena assetata di sangue e oro con cui costruire la sua enorme creatura, Goldarr (che nella serie era sì un mostro, ma sostanzialmente un’altra macchietta comica), con abilità, movenze e aspetto fisico almeno nella prima mezz’ora di film che ricordano più Samara della serie “The Ring” che un cattivo da Super Sentai.

Questi cambiamenti inficiano non poco sul fattore nostalgia, spegnendolo un po’ e mostrando il film per quello che è: un più che discreto film di azione con un nuovo concetto di Power Rangers alla base. Non è un brutto film, anzi è a tratti davvero godibile, ma la mancanza totale di azione per quasi tutta la pellicola e la concentrazione di quest’ultima solo nell’ultima ventina di minuti (a fronte di due ore abbondanti di film) con una comparsa del celeberrimo Megazord solo per cinque minuti scarsi rendono il film un po’ duro da digerire, specie in alcune sequenze che avrebbero potuto benissimo essere accorciate o inglobate in altri momenti del film, rendendo il tutto più rapido da portare avanti.

Un film quindi che rallenta il ritmo in alcuni momenti per poi avere delle accelerazioni brusche in altri e che un po’ tradisce la struttura base dei singoli episodi della serie da cui è tratto, una struttura non perfetta ma che il 90% degli spettatori in sala sperava fosse rispettata.

Ad alleviare un po’ queste mini-delusioni però ci sono i numerosi riferimenti alla serie originale, come il robottino Alpha 5 che spesso (forse anche a caso) pronuncia la famosa esclamazione “Ahiaiahiahiai!”, il riferimento costante ai cristalli Zeo (alla base della seconda stagione del brand storico), persino l’esclamazione “It’s morphing time” che i Rangers pronunciano nel finale.

La scena della cavalcata degli Zord è invece puro oro per i vecchi fan, che torneranno bambini nel vedere quella scena trasposta fedelmente nel film con tanto di tema principale della serie appena riarrangiato. Un’espediente che farà venire le lacrime agli occhi agli appassionati, così come il cameo di due degli attori protagonisti della serie originale.

A parte questo, non c’è molto altro da dire: pur giocando sul fattore nostalgia, il film dei Power Rangers vuole portare sul grande schermo una nuova versione degli stessi, adatta soprattutto ai giovani, in una veste tutt’altro che scadente; non si sta parlando di un film capolavoro del suo genere, ma di un film discreto, coi suoi errori ma che comunque, nonostante le due ore abbondanti di durata, riesce ad intrattenere anche il neofita del brand.

Il fan di vecchia data deluso dai pochi richiami alla serie originale dovrà purtroppo capire che questi non sono più i suoi Power Rangers e che, dopo 30 anni dalla loro prima messa in onda, forse è anche meglio così. La speranza personale è che questo film non sia solo un caso isolato ma possa, in futuro, vedere il brand espandersi ancora, magari anche attraverso serie Tv che, con un po’ di coraggio, facciano un salto di qualità rispetto al suo, sì glorioso ma forse un po’ stantio, passato.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è cronista politico della testata online Barletta News, di cui è, dal maggio 2015, direttore editoriale.

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