Tra pericoli e (dis)informazione, la dura lotta per la sopravvivenza dei Vaccini

Closeup portrait of doctor injecting a patient on hand

Sapete cosa significa veramente la parola “Farmaco”? Il termine viene dal greco “pharmakon” che può significare tanto “cura” quanto “veleno”. Gli attuali medicinali sono esattamente questo.

Una comune medicina, persino la più innocua, può tanto aiutare a curare una malattia quanto, se presa in dosi sbagliate, avvelenare l’organismo e provocare gravi danni. Non a caso, e lo ripetiamo per chi tra di voi non se ne sia mai accorto così preso nell’urlare al complotto, in ogni confezione di medicinali è presente questo misterioso pezzo di carta colmo di parole, chiamato “foglietto illustrativo”, in cui sono elencati componenti, effetti benefici e i cosiddetti “effetti collaterali”, veri e propri malus che possono capitare a chi assume il farmaco in questione.

La consapevolezza del farmaco come fonte di cura e veleno alla stesso tempo è antica quanto la medicina stessa, con un certo Ippocrate, che ha il piccolo merito di essere stato il primo medico della civiltà occidentale, una cosetta da poco insomma, che è stato tra i primi a mettere nero su bianco questa particolare caratteristica delle sostanze medicamentose.

Ora, appurato questo e visto che la speranza è sempre quella di parlare con persone ragionevoli che davanti ad un dato di fatto oggettivo come l’estrema utilità dei farmaci a fronte di una sempre più bassa probabilità di avere effetti negativi, la domanda è la seguente: davvero il dibattito pubblico deve concentrarsi sui beni e i mali del NON vaccinarsi? Perché la risposta lapalissiana a questa domanda è un più che secco “No”!

La corrente anti-vaccinista non è nuova, è solo la sempre più radicata presenza dei social ad aver amplificato il dibattito, un dibattito che negli ultimi tempi si è fatto sempre più aspro. Il tutto è cominciato con le denunce di alcuni genitori i cui figlioletti hanno, purtroppo, subito effetti collaterali dall’inoculazione dei vaccini (e in molti casi comunque si è scoperto che i vaccini hanno avuto davvero poco a che fare con le patologie manifestate dalle vittime); denunce che si sono ingigantite fino a creare un vero e proprio movimento di persone che, infischiandosene altamente degli effetti estremamente benefici che l’introduzione dei vaccini ha portato nella civiltà umana, debellando numerosissime malattie spesso e volentieri mortali, hanno marciato, provocando fin troppo rumore, su quelle casistiche in cui il vaccino, in quanto farmaco, ha generato delle complicazioni.

È comprensibile che il dolore di un genitore è immenso quando il proprio figlio soffre, ma è irragionevole essere arrivati al punto in cui siamo arrivati oggi qui in Italia: i casi di morbillo dei primi 3 mesi del 2017 sono stati 765, poco meno degli 844 registrati in tutto il 2016, c’è il fondato rischio che alcune malattie debellate possano tornare, infliggendo gravi danni alla società, e per giunta gli USA hanno inserito l’Italia in una lista di paesi in cui bisogna adottare particolari precauzioni, come la vaccinazione preventiva, prima di metterci piede, proprio a causa dell’elevato numero di casi di morbillo.

Se non si è stati chiari, cerchiamo di rendere il concetto più diretto: in sostanza, per i turisti USA, da cui prendiamo dalle tasche fior di quattrini grazie al nostro patrimonio culturale e artistico, l’Italia forse non è un paese del Terzo Mondo ma poco ci manca.

La probabilità, bassissima sempre e comunque, di effetti collaterali del vaccino, come di ogni farmaco, non giustifica la presa di posizione così netta dei suoi oppositori: è comprensibile quando i dati statistici presentino valori anormali e collegamenti più netti tra determinate patologie e l’assunzione di questo o quel farmaco, ma questo non è il caso dei vaccini che, anzi, più passa il tempo e più diventano mirati, arrivando persino a rappresentare una speranza contro il cancro. E qui arriviamo alla patata bollente degli ultimi giorni: il vaccino contro il papilloma virus.

Negli scorsi giorni, il programma di approfondimento giornalistico e di inchiesta Report ha trasmesso un discusso servizio sui pericoli che l’assunzione dello stesso comporterebbe. Per quanto il direttore della trasmissione si possa difendere, è evidente dalla trasmissione che l’intento reale della stessa era ben lontano dalla semplice informazione, dato che in sé il servizio era il tripudio della disinformazione; l’intento che traspare realmente agli occhi del telespettatore medio italiano (i cui neuroni, suo malgrado, sono fritti da ore di reality show e pseudo-giornalisti che trasmettono pseudo-trasmissioni di approfondimento la domenica pomeriggio) è quello di affermare con forza la pericolosità dei vaccini in generale.

Questa volta però la voce dei veri esperti si sono fatte sentire prepotentemente e persino il Governo, in uno dei suoi pochi momenti di lucidità, ha condannato l’approssimazione di questo genere di “servizi giornalistici”, e con un buon motivo: diffondono l’allarmismo laddove ce n’è fin troppo e non dovrebbe essercene.

C’è un motivo per cui in tutte le Regioni si sta lavorando a leggi che rendono le vaccinazioni obbligatorie prima che un bambino possa frequentare asili e scuole, e non è semplicemente quello di dare soldi alle case farmaceutiche (che comunque recupererebbero i soldi persi dai vaccini producendo e vendendo i medicinali per malattie riemergenti come la rosolia o i sempreverdi morbillo e varicella), ma perché il rischio di far letteralmente rinascere malattie ormai debellate e dare inizio a nuove epidemie è palpabile.

La cosa peggiore di tutte però è proprio quello che Report e altre testate giornalistiche, nonché classe politica e demagoghi vari, stanno facendo: marciare sulla notorietà della tematica e alimentare ancora di più il panico di massa.

Fare informazione dovrebbe essere un servizio a favore del pubblico, non un servizio per alimentare il panico e comportamenti completamente illogici quali il rifiuto aprioristico della vaccinazione perché dannose per la salute. Realizzando invece servizi che inneggiano alla paura immotivata con motivazioni sì accattivanti ma completamente prive di fondamento scientifico e supportate da fonti di dubbia autorità è tutto fuorché fornire un servizio per il pubblico.

È in tutto e per tutto danneggiare la società intera, alimentando così il rischio di recrudescenze di malattie che erano considerate debellate da decine e decine di anni. Cosa faremo allora quando la “peste” di turno tornerà a flagellare l’umanità? Ci affideremo ancora alle processioni di sacre reliquie per fermare il contagio nonostante in tasca siamo ancora in possesso della cura a quella terribile malattia? “Aiutati che Dio ti aiuta” dice il brocardo, e come sempre nella saggezza popolare c’è tutta la verità di questo mondo.

Quindi, prima di lasciarvi trasportare dal rumore e dalle voci di pseudo-giornalisti e pseudo-esperti, cercate di spegnere le tv, chiudere il browser e cominciare a pensare con la propria testa sulle proprie azioni e sulle ripercussioni che le vostre azioni possono avere non su voi stessi, ma sulle future generazioni: volete per davvero che i vostri figli, i vostri nipoti tornino a contrarre la malaria? La poliomielite? Volete che torni una bella e letale epidemia di vaiolo?

Siamo sicuri che, in fondo in fondo, sapete bene quale sia la risposta corretta.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è cronista politico della testata online Barletta News, di cui è, dal maggio 2015, direttore editoriale.

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