Dopo il ‘no’ al referendum, quale Provincia? Intervista a Luigi Antonucci

162

L’esito del voto referendario ha riaperto una serie di interrogativi circa il futuro di un ente di cui il governo, con la cosiddetta “legge Del Rio”, aveva disposto la cancellazione, ma il cui destino andrebbe ora riscritto. Al pari di quello della nostra Provincia Bat che-stando a quanto emerso dal Consiglio comunale svoltosi il 13 marzo u.s.- rischia di perdere gli uffici allocati sul territorio di Barletta. Ne abbiamo parlato con Luigi Antonucci – Direzione Italia, già Vice Presidente della provincia Barletta-Andria- Trani.

Il referendum è passato, nel senso temporale dell’espressione. Il risultato è stato netto e le province sono rimaste vive e vegete così come disciplinate dal Titolo V della Costituzione. Adesso la domanda è:  quale futuro si prospetta dunque per l’ente Provincia?

<<Di fatto il Referendum le avrebbe dovute spazzare via definitivamente. Ma con la vittoria del ‘No’, cosi non è stato. Si sta tentando ora di capire che fine faranno gli enti provinciali, i presidenti e le strutture che adesso vivono in un limbo legislativo senza precedenti nel nostro Paese. Nessuno è in grado, in realtà, di fare previsioni chiare su quello che succederà poichè in questa situazione, teoricamente, diventa incostituzionale “la legge Del Rio”. E quindi, sempre in teoria, si dovrebbe tornare allo status delle vecchie Province. La verità è una sola: non si sa cosa accadrà>>.

Dopo essere state progressivamente svuotate e riorganizzate anche dal punto di vista dell’assetto istituzionale, le Province- organi di rilievo costituzionale- non hanno mai smesso di esercitare le proprie funzioni. E’ corretto?

<<Le Province in realtà non sono mai state del tutto “ cancellate”. E la “legge Del Rio”, in teoria, è come se non esistesse più: a seguito dell’esito referendario del 4 dicembre 2016, l’ente Provincia, pertanto, ha mantenuto rilevanza costituzionale, autonomia finanziaria e continua ad occuparsi di funzioni fondamentali quali viabilità, edilizia scolastica, tutela ambiente e politiche di area vasta>>.

Le Province sono rimaste in Costituzione quali enti di rango costituzionale- enti di primo livello- che godono di una propria autonomia economica e funzionale. Ciò, però, cozza in maniera violenta con quanto previsto dalla “legge Del Rio” che dovrà necessariamente essere rivista. Giusto?

<<La Legge Del Rio di danni ne ha fatti molti: dai blocchi delle assunzioni per due anni nella Pa,al trasferimento coatto di circa 20 mila dipendenti delle Province ad altre amministrazioni Ma il danno più grande è stato quello di avere anticipato un modello organizzativo e gestionale di un ente dando per scontato che la riforma della Costituzione sarebbe andata in porto e non bocciata come è avvenuto, per fortuna, il 4 dicembre scorso.
Attualmente le Province si trovano in un limbo in attesa del legislatore. Ci sarà senz’altro bisogno di un provvedimento straordinario per ridurre i tagli enormi a cui sono state sottoposte: non ci sono soldi per la gestione di strade e scuole, non si possono predisporre i bilanci per il 2017. Pertanto non è da escludersi che occorrerà un intervento legislativo per adeguare le normative alla mancata riforma costituzionale, atteso che marcia indietro con la soppressione della Legge in questione non la faranno. Come invece sarebbe logico fare. Ma in questo Paese di logico e sensato non vi è nulla!>>

Anche in relazione alle modalità di elezione dei vertici politici delle amministrazioni provinciali, il ‘No’ al referendum ha bloccato la possibilità di nominare i senatori di quello che doveva essere il “nuovo” Senato con la elezione da parte dei consigli regionali. Sicché, anche l’attuale sistema di elezione dei vertici politici delle Province cozza non solo contro la volontà degli elettori ma soprattutto con quanto disposto sulle Province dagli articoli del titolo V della Costituzione. A suo parere, al netto di questo grande pasticcio normativo- considerato che non è pensabile a breve la riproposizione di una nuova modifica costituzionale-esiste la possibilità che il Presidente della Provincia e i consiglieri provinciali tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini?

<<Premesso che , a mio parere, un riassetto di compiti e funzioni tra Sato, Regioni, Province e Comuni sia necessario. In particolare, pensando alle Regioni, ad esempio, bisognerebbe ricordarsi come e perché sono nate e cosa invece sono poi diventate: da fondamentali enti territoriale di programmazione a enti pachiderma che gestiscono, oltre a legiferare. Basterebbe ricordare e riaffermare i sacrosanti principi di sussidiarietà e di prossimità per ridisegnare le competenze più adeguate ad ogni ente territoriale. La gente dovrebbe poter controllare da vicino i propri amministratori per poter decidere chi ritiene più meritevole e mandare a casa chi non è capace di governare una città o un territorio. Dal punto di vista normativo l’esito del referendum non comporta al momento il ritorno all’elettività degli amministratori provinciali da parte dei cittadini o al ripristino della vecchia ripartizione di funzioni e competenze. Ma a quanto pare trattasi di  un quesito che al momento non è certo in cima all’agenda della politica. Tuttavia a mio modesto parere è una ipotesi che non dovrebbe essere elusa. Anzi!>>

Abbiamo visto che con la bocciatura del referendum le Province restano a pieno titolo in Costituzione e chiedono certezze anche sui conti. L’eterna “abolizione” di questi enti ha vissuto finora una sorta di equivoco che ha puntato a cancellarne il nome dall’orizzonte legislativo e costituzionale ma non ha potuto azzerarne le attività. Le province restano in piedi e ciò significa che il Governo dovrà rifinanziare le funzioni delle province. E’ corretto? E con quali soldi?

<<Bisognerebbe rivolgere questo interrogativo al Governo Gentiloni. Per quel che mi riguarda ritengo che siano a rischio servizi essenziali per i cittadini. A confermare questo dato è stato proprio il Presidente dell’Upi – l’Unione delle Province italiane che ha reso nota la situazione di stremo finanziario in cui versano le Province sono dopo i tagli che dal 2015- anno successivo alla riforma Del Rio del 2014- hanno tolto loro rispettivamente 650 milioni: 1 miliardo e 300 nel 2016 e 1 miliardo e 950 milioni nel 2017. Siffatte questioni non sono di poco conto. E la sola cosa sensata da fare sarebbe quella di cancellare la legge Del Rio poiché la tanto decantata semplificazione sbandierata ai quattro venti da Renzi ha dato esiti devastanti per il Paese: la annunciata lotta alla casta si è tramutata in disservizi per i cittadini e i politici non più eletti, ma nominati, continuano a fare il bello e il cattivo tempo>>.

Veniamo ai fatti di casa nostra. Il Consiglio comunale consumatosi il 13 marzo u.s., a seguito di un intervento del consigliere Gennaro Cefola. è tornato ad affrontare il problema dell’individuazione di immobili pubblici comunali in grado di ospitare gratuitamente gli uffici della provincia- attualmente allocati in p.zza Plebiscito- atteso che il contratto di affitto sta per risolversi tra pochi giorni: esattamente il 23 marzo. Ma il comune di Barletta non dispone ancora di un sito agibile, idoneo e sufficientemente confortevole per poter trasferire questi uffici. Come mai il sindaco non si è mai posto questo problema? Eppure Barletta ha lottato per lunghi anni prima di riuscire a raggiungere l’ambito obiettivo di diventare co-capoluogo di provincia unitamente al comune di Andria e a quello di Trani. Qual è il suo parere al riguardo?

<<Già nel mio precedente ruolo di Vice presidente della Provincia ho instaurato un contatto interlocutorio con il sindaco Cascella per tentare una proficua collaborazione finalizzata all’individuazione di una sede adeguata ad ospitare gli uffici della Provincia Bat. E’ doveroso però fare un passo indietro per ricordare  anche l’invito del primo ed unico Presidente elettivo della Provincia Francesco Ventola che già durante il suo mandato chiese all’istituzione dell’Ente tutte le disponibilità pubbliche da potersi valutare e utilizzare per individuare un sito comunale idoneo e funzionale ad allocare gli uffici provinciali. Ma tale invito fu ignorato dal primo cittadino di Barletta. Tornando ai giorni nostri, io stesso avevo individuato e proposto l’edificio di Palazzo San Domenico. Ma il sindaco– poiché aveva l’idea di destinarle questo sito alle associazioni locali- ha preferito, in un primo momento, mettere a disposizione l’Orto Botanico: un immobile che non sarebbe stato immediatamente fruibile per questo scopo, tanto è vero che i sopralluoghi che furono eseguiti con i tecnici della Provincia non diedero esito positivo e il sito fu valutato inidoneo. Ergo, se non si fosse  intervenuti “a gamba tesa” in Consiglio comunale, si sarebbe persa ogni opportunità per poter avere gli uffici provinciali a Barletta. In ogni caso, si sta perdendo altro tempo. E’ da un anno che Provincia e Comune si stanno scrivendo senza pervenire ancora ad una soluzione condivisa e definita..>>

E quali precauzioni avrebbe dovuto adottare il sindaco Cascella per scongiurare per tempo l’ormai incombente rischio della perdita degli uffici della provincia a Barletta?

<<Innanzitutto Cascella avrebbe dovuto evitare di arrivare con l’acqua alla gola. Ma sappiamo bene che lavorare in emergenza è peculiarità di questa amministrazione. Inoltre, avrebbe dovuto ratificare gli accordi e le formalità necessarie così come, ad esempio e per certi versi, è stato fatto a Trani. In soldoni cosa comporterebbe per la città della Disfida questa eventuale perdita?

<<Innanzitutto verrebbe meno la policentricità voluta dal legislatore e fatta propria dallo statuto. Barletta, inoltre, perderebbe molto in termini di rilevanza, di considerazione e soprattutto di immagine.>>

Alla luce di quanto accaduto nell’ultimo Consiglio comunale, il  Sindaco Cascella- che ricopre anche il ruolo di consigliere provinciale- sembrerebbe aver finalmente preso in considerazione la fattibilità di trasferire gli uffici della provincia presso  Palazzo San Domenico, nonostante l’edificio sembrerebbe non essere ancora dotato della necessaria certificazione di agibilità, tant’è che nella giornata di giovedì 16 marzo ha effettuato un sopralluogo ad hoc in concerto con le istituzioni provinciali. Può fornirci aggiornamenti in merito agli esiti del sopralluogo?

<<Proprio grazie alla insistenza del nostro gruppo politico e all’intervento del Consigliere Gennaro Cefola, il sindaco Cascella si è deciso nuovamente ad interloquire con la Provincia. E nella mattinata del giorno 16 marzo u.s. in un vertice presso il comune di Barletta – a cui ha fatto seguito un sopralluogo del presidente della Bat, Nicola Giorgino, e del sindaco, Pasquale Cascella, è stato deciso che: a Palazzo San Domenico – un immobile di proprietà del comune situato in corso Cavour-saranno trasferiti il Genio civile, Ambiente ed Ufficio Tecnico; presso l’Orto Botanico, invece, sarà istituito un laboratorio di educazione ambientale rivolto agli studenti. Finalmente anche questo progetto vedrà la luce e troverà ospitalità all’interno del giardino della “zona Patalini” dove nascerà anche la sede distaccata delle Guardie ambientali regionali.>>

Riuscire a mantenere il presidio della provincia a Barletta è solo una questione di campanilismo- così come sostenuto dal consigliere de “ La Buona Politica, Sabino Dicataldo- o lo si deve fare per ragioni di funzionalità e per restituire dignità politica alla nostra città?

<<Questa volta i campanili non c’entrano: la Provincia deve fare i conti con le ristrettezze finanziarie imposte dalla famigerata legge Del Rio. Ritengo, dunque, si tratti di una scelta obbligata. E’ chiaro che, se si porge uno sguardo al passato, sicuramente, e per la storia- e nel rispetto del compianto sindaco Salerno nonché della memoria di barlettani quali Don Luigi Filannino, Pino Dicuonzo e il Senatore Borraccino- si tratta anche di una scelta dovuta: sarebbe davvero inaccettabile veder perdere a Barletta gli uffici della Provincia. Speriamo di essere ad una svolta decisiva per Barletta e che il sindaco non cambi idea.>>

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteTimac: “Lo stabilimento è stato oggetto di approfonditi controlli”
Articolo successivoWhat’s UP? I film in uscita al cinema… dal 21 al 23 marzo (parte 1)
Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

LASCIA UN COMMENTO