La Donna e il Mito, tra dannazione ed esaltazione – Parte II: dal Mito Greco a quello Norreno

78

Continuiamo oggi il discorso sul ruolo della donna nelle mitologie con una semplice constatazione: trovare figure femminili che facciano bella figura e siano dignitose non è cosa semplice.

È altamente probabile che, con l’imporsi nel corso del tempo di una società prevalentemente patriarcale in sostituzione della struttura matriarcale più antica, molti dei miti e delle leggende che conosciamo oggi siano in realtà frutto di un’accurata deformazione dei miti originali in modo che determinate figure venissero in un certo senso degradate.

Però in ambito greco, è una fortuna sapere che non ci sono solo la rancorosa Gaia e la ripetutamente tradita e vendicativa Era a essere emblema delle donne nel mito, ma ci sono molte altre figure femminili decisamente più potenti e rispettate.

E non si può non iniziare da Notte: Nyx in greco, Nox in latino, è una delle entità primigenie del mito greco, comparsa dal Chaos primordiale come rappresentazione divina della tenebra e della notte. In quanto membro dei Protogenoi (greco per “Primi Nati”), il potere di Nyx, la sua carica divina, è infinitamente superiore a quella degli dei dell’Olimpo: persino Zeus la teme e quando il figlio della Notte, Hypnos, minacciò di “andare dalla mammina” dopo che Zeus cercò di minacciarlo di morte per averlo fatto addormentare durante la Guerra di Troia, il signore degli dei, impaurito, decise di lasciar perdere i propositi di vendetta nei confronti del dio del Sonno.

Il potere di Nyx è sconfinato così come quello dei suoi numerosi figli, la maggior parte concepiti per partenogenesi, ovvero senza unirsi col coniuge-fratello Erebo: parliamo di divinità come Thanatos e Hypnos, Morte e Sogno; le moire, le tre Tessitrici della tela del destino; Nemesi, dea della giustizia e della vendetta; e molti altri ancora.

Facendo un salto generazionale e arrivando ad alcune tra le più giovani dee dell’Olimpo, arriviamo a due particolari figlie di Zeus: Atena e Artemide.

Partendo da Artemide, forse più semplice da trattare in poche righe, essa è la figlia di Zeus avuta con Leto o Latona, una titanide. Artemide, ancora infante, pare chiese un dono particolarmente singolare a suo padre quando fu accolta nel novero degli Olimpi, ovvero chiese di rimanere sempre vergine e di divenire, in poche parole, la Dea della Caccia, con tanto di arco forgiato dai ciclopi, cani da caccia e uno stuolo di 69 giovani ninfe di varie origini ad accompagnarla nelle sue battute di caccia fra i monti.

È chiacchierato il fatto per cui Artemide in realtà non sia per davvero vergine nel senso più assoluto del termine, con numerosi avvenimenti che fanno pensare come in realtà i greci la vedessero come una dea prevalentemente omosessuale. Tuttavia si parla, almeno in certe versioni del mito, di un unico, grande amore verso un uomo: Orione il cacciatore pare sia stato probabilmente l’unico uomo ad aver fatto vacillare il proposito di castità della dea, ma con lui sapete ormai com’è andata a finire.

A sottolineare l’importanza come dea femminile per eccellenza, assieme ad altre due dee particolarmente importanti (Selene, dea della luna piena, ed Ecate, dea della magia, dei bivi e delle scelte), Artemide acquisire in epoca più tarda la qualifica di dea lunare, così come il suo gemello Apollo col tempo usurperà Elios del suo ruolo di dio Sole.

Con Atena la trama si fa ancora più interessante: secondo la versione del mito più diffusa, Atena era in origine la figlia di Zeus e Meti, titanide della saggezza. Una profezia circa la superiorità della figlia di Meti rispetto a suo padre fece in modo che Zeus perpetrasse quanto suo padre aveva fatto con i suoi fratelli. Zeus infatti mangiò per intero Temi con nel grembo la bambina ancora non nata. Temi fu assorbita da Zeus, donandogli saggezza, ma la bambina resistette e crebbe fino al punto in cui, insediatasi nel cranio del padre, non gli provocò un forte mal di testa.

Efesto, su ordine di Zeus, spaccò la testa al re degli dei e da lì emerse Atena, già cresciuta e vestita con armatura, lancia e scudo, dea della guerra tattica e della saggezza. Da allora in poi il mito ci riferisce come Atena fosse la figlia preferita di Zeus, il quale le concederà più volte di usare le sue armi personali, come l’Egida e il Carro della Vittoria (motivo per cui Atena ha sempre in mano la dea Nike).

Da quel momento in poi il ruolo di Atena nel mito è indiscutibile: anche lei dea vergine (con qualche presunta compagnia femminile), si confrontò con lo zio Poseidone per il dominio sulla grande città che verrà chiamata, in suo onore, Atene, e giocherà un ruolo fondamentale in moltissimi avvenimenti umani fino a favorire, in maniera sostanziale, gli achei durante la Guerra di Troia attraverso uno degli eroi a lei più cari, il furbo Odisseo. L’unico neo della dea è che è solita trasformare altre donne in animali o mostri, come è capitato ad Aracne e Medusa!

Menzione di onore fa ad Estia, la più anziana dei sei figli di Crono, che è anch’essa dea vergine ma anche signora del focolare, non solo domestico ma anche, e soprattutto, quello sacro, il braciere che arde nell’Olimpo e che contiene il Fuoco divino. È probabilmente la più saggia tra gli dei perché, pur di fermare lo spargimento di sangue del nipote Dioniso, decise di abbandonare la sua carica di una dei Dodici Olimpi per far posto a Dioniso stesso. Una dea spesso dimenticata ma che riveste in realtà un ruolo particolarmente importante.

Freyja

Come è evidente, molte divinità donna dall’indiscutibile importanza sono figure anche molto dignitose e forti, a dimostrazione di una certa elasticità di pensiero ai tempi del mito greco. Passando al mito norreno la situazione cambia drasticamente.

Le principali rappresentanti del gentil sesso nel mito norreno sono Sif e Freyja, le quali non spiccano per essere ritratti di virtù: da quanto ci viene riferito, la divina Freyja, dea dell’Amore e della passione, è nota per aver barattato le proprie grazie con quattro fabbri nanici in cambio di una collana, Brisingamen(che è anche la più bella collana mai creata, ma comunque è stata pagata in natura), inoltre Loki la accusa più volte di essere insaziabile e disposta a giacere con qualsiasi essere di sesso maschile, che sia un elfo o un troll; Sif altrettanto ha su di se voci di lascivia e tradimento nei confronti del marito Thor ed è perlopiù nota per essere la dea della Bellezza e dai capelli d’oro.

Sif

Eppure queste dee, pur avendo queste connotazioni dispregiative, hanno in realtà compiti guerreschi di un certo livello: Freyja instilla nei guerrieri la Passione, non intesa però come passione sessuale bensì come passione per il sangue e la lotta. È la dea del furore e anche, in un certo qual senso, dei morti, selezionando lei le anime dei morti in guerra che andranno accolte tanto nel Valhalla che nelle sue dimore ultraterrene, Folkvangar; Sif è invece notoriamente membro e forse capo delle Valchirie, carica che condivide (presumibilmente per confusione tra le due dee) con Freyja stessa, ed entra quindi di diritto nell’elite combattiva del mondo norreno.

Ed in effetti è nelle armate che le donne norrene vengono valorizzate: se in Grecia abbiamo le Amazzoni, in scandinavia si parte dal generico gruppo delle Disir, dee della natura legate alla vita e alla morte, a gruppi ben più specifici, ovvero le Valchirie e le Norne.

Le Valchirie sono le guerriere a cavallo di cavalli alati a servizio di Odino, le quali conducono nel Valhalla le anime dei guerrieri valorosi morti in guerra, ma sono anche le guardie di Asgard e combattenti micidiali; le Norne invece sono le dee del destino, un gruppo di esseri scelti tra tutte le razze (possono essere quindi donne degli Aesir, dei Vanir ma anche umane, elfi, gigantesse e così via) che hanno il compito di intessere il destino, scrivere rune protettive nel lego e letteralmente innaffiare l’Albero Cosmico, Yggdrasil, per far sì che l’universo non collassi.

Hel

Ci sono figure di donne forti oltre queste nel mito norreno, ma spesso sono figure “malvage”: la gigantessa Angrboda e la strega Gullveig, che probabilmente sono anche la stessa entità, sono esseri antichissimi e dai grandi poteri ma che in definitiva spingono per la caduta degli dei e la fine del mondo; la dea dell’oltretomba Hel, figlia di Angrboda e Loki, è spesso vista in senso negativo per il suo poco fausto ruolo ma c’è da dire che le sue apparenze fisiche, per metà di donna florida e viva e per metà cadaveriche, potrebbero essere un indizio per cui in origine questa dea sia stata una dea paragonabile alla Grande Madre poi divenuta una sorta di metafora dell’equilibrio tra vita e morte.

Un ultima menzione prima di darci l’appuntamento alla prossima settimana la dobbiamo fare alla Magia della Donne: nel mito norreno è infatti presente una distinzione tra la magia runica, prettamente maschile, e quella del Seidr, magia sciamanica che andrebbe praticata solo dalle donne, la cui maestra assoluta è Freyja, e che permette di prevedere il futuro, eseguire incantesimi a distanza e anche trasformarsi in esseri animali.

La volva è la principale utilizzatrice di questa magia ed è, in sostanza, il prototipo delle streghe della cultura popolare moderna ma che, ben lungi dalle connotazioni negative e sataniche attuali, era una figura largamente rispettata e tenuta (nel senso più positivo del termine) per le proprie abilità. La magia femminile acquisisce valenza negativa solo quando la praticano gli uomini, cosa che costerà a Loki e Odino accuse reciproche di omosessualità e perversione (cosa che vi fa pensare come l’omosessualità in Scandinavia riceveva un trattamento decisamente più aspro che in Grecia, almeno riguardo agli dei).

Ma le figure divine femminili di incredibile autorità e potere non finiscono qui e alcune delle più importanti vengono da una terra decisamente vicina alla nostra ma con radici a dir poco antichissime…

Per approfondimenti, visitate il canale youtube “Mitologicamente…”

LASCIA UN COMMENTO