“La diversità che non c’è”. Il R-evolution Summer Photo Festival chiude con il progetto Stonewall- The Temple di Vito Fusco

La diversità  in tutte le sue forme è ricchezza”.

Questo il leitmotiv dell’ultimo incontro del  “R-evolution Summer Photo Festival”, svoltosi domenica sera, che ha avuto quale protagonista il fotografo Vito Fusco e il suo progetto  “Stonewall- The Temple” realizzato in collaborazione con Amnesty International  e nell’occasione presentato unitamente al libro.

Tanti i presenti in sala presso palazzo San Domenico per affrontare una tematica –quella della diversità- che ancora fa tanto discutere.

La serata è stata introdotta da Ruggiero Di Benedetto, presidente nazionale del FIOF (Fondo Internazionale per la Fotografia, Video e Comunicazione) il quale ha evidenziato la finalità dell’impegno del Fondo: offrire un serio contributo in ambito sociale.

Un impegno che secondo le parole dell’Ing. Nicola Maffei garantisce continuità al concetto di cultura della fotografia che con passione esprime sentimenti.

A condurre la presentazione del progetto è stato il giornalista Luca Guerra,  il quale non ha omesso di evidenziare l’indubbia capacità di Vito Fusco di ascoltare le persone riversando le loro emozioni in scatti.

Capacità che emerge in tutta la sua evidenza dal progetto “Stonewall: The temple”.

Trattasi di un progetto nato durante un workshop a New York e che prende  il nome dallo storico locale gay “Stonewall Inn” sito in Christopher Street nel Greenwich Village.

Il relatore ha così ricordato che nel 1969 ci furono violenti scontri tra omosessuali e la polizia di New YorK che irruppe nel predetto bar e che il Gay Pride (letteralmente: “orgoglio gay”) oggi mantiene in vita la memoria dei moti di Stanewall di quell’anno.

Dure battaglie sono state necessarie per conquistare il diritto a sentirsi parte integrante della società e un contributo in tal senso è sicuramente stato offerto nel 1990 allorché l’omosessualità ha cessato di essere considerata “malattia mentale”.

Dai moti del 1969 ad oggi tanti passi in avanti sono stati compiuti ma evidentemente c’è ancora tanto da lavorare se come un cittadino barlettano ha dichiarato nel corso della serata: “Mi sono recato con il mio compagno presso un lido della nostra citta, dove era previsto l’ingresso in coppia e non ci hanno fatto entrare non ritenendoci  coppia”.

Ecco la ragione per la quale ancora oggi si deve lottare e a tal proposito Maria Lanotte ha sottolineato :”Se ci fosse stata una naturale accettazione da parte nostra oggi non ci sarebbero persone che in maniera esasperata rivendicano i propri diritti, a volte anche spaventando, perché non tutti riescono –come il nostro concittadino-  con educazione a manifestare la propria voglia di cambiamento”.

Tornando al progetto, Fusco ha trascorso intere notti nel bar che ha immaginato come un tempio, il campo di battaglia di un’estenuante e lunga lotta per l’identità di genere.

Descrivendo la realtà del luogo ha affermato: “Le persone che visitano questo locale durante la settimana del Gay Pride sono tantissime. Le storie, il genere sessuale e l’età sono molto diverse ma in comune c’è una grande propensione ad accettare questa diversità e a goderne. In definitiva, la diversità è talmente tanta che si annulla”.

Le foto scattate da Fusco nel bar avevano alla base tutte la stessa richiesta: “Chiudi gli occhi e riaprili sentendoti te stesso”.

“Questo era necessario –ha spiegato il fotografo- per entrare in sintonia con il tempio e per non dover fingere un’atra identità”.

Ha così raccontato di persone che riaprendo gli occhi hanno pianto e anche di chi non li ha mai aperti lasciando ad uno scatto con gli occhi chiusi il dubbio che forse fosse ancora alla ricerca della propria identità.

“Fotografare esternando emozioni è lavoro di grande coraggio e testimonianza” ha affermato il dott. Chieppa Lorenzo, presidente della Caritas.

Questo progetto ha il gran valore di aver unito tanti generi sessuali per annullarne le differenze entrando in un mondo ove ognuno di noi può sentirsi una semplice parte senza dover qualificare giusto o sbagliato l’altro.

A testimonianza dell’annullamento di ogni diversità lo stesso Vito Fusco ha dichiarato: “Io stesso non ho sempre capito, fotografando e parlando, quale fosse la loro sessualità ma questo… non è importante”.

Nel corso della serata sono stati mostrati video e foto e particolarmente significativa è risultata essere un’immagine che mostra una lapide di un veterano del Vietnam che tornato aveva ricevuto una medaglia per aver bene operato in guerra per poi vedersela sottrarre una volta dichiaratosi omosessuale. Vi si legge: Mi hanno dato una medaglia per aver ucciso un uomo, me l’hanno tolta per averne amato uno”.

La serata si è conclusa con un’immagine di un posto vuoto a sedere nello Stonewell dove ipoteticamente potrebbe oggi sedere chi non ha ancora trovato il coraggio di affermare la propria identità.

A noi il compito di diffondere la certezza che se l’uguaglianza è la base la diversità è la ricchezza!

 

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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