Intervista esclusiva a Maria Campese: “A Barletta il Partito del Mattone ha colpito ancora”

La casa canonica con sede in via Vitrani a Barletta si farà: così ha deciso l’amministrazione Cascella.

Si sono dovute consumare ben otto sedute di Consiglio comunale – sette andate a vuoto – per consegnare finalmente al quartiere Medaglie D’Oro di Barletta una casa canonica con annesso oratorio relativa alla parrocchia Buon Pastore sita in Barletta alla via Vitrani (già Villaggio del Fanciullo).

Abbiamo ricostruito con il consigliere comunale Maria Campese (Sinistra Unita) la travagliata storia del progetto: dalla convenzione concessa dal comune alla Curia per edificare in via provvisoria la vecchia parrocchia del Buon Pastore, alla approvazione del progetto definitivo da parte del Consiglio comunale, passando per la cessione a titolo gratuito, per la durata di 60 anni, del suolo di proprietà comunale

La seduta di Consiglio comunale del 20 giugno u.s. ha approvato il progetto definitivo per l’edificazione di una casa canonica in via Vitrani a servizio della parrocchia Buon Pastore. Consigliere Campese, partiamo dalle origini: ripercorra le tappe salienti che hanno portato l’assise civica – finalmente e dopo ben 8 sedute di consiglio-ad accogliere la proposta di delibera relativa al progetto di cui trattasi.

Non affermerei “finalmente”, ma “purtroppo”. Nel 2009 l’amministrazione comunale, su richiesta della parrocchia Buon Pastore -che lamentava una carenza di spazi per svolgere attività oratoriali nella nuova parrocchia ubicata alla via Medaglie d’Oro- concesse alla stessa, per 60 anni e a titolo gratuito, l’edificio adibito ad oratorio ubicato alla via Vitrani. La concessione fu data a titolo gratuito poiché si trattava di uso per pubblica utilità. Due anni fa fu sottoposto all’attenzione del consiglio comunale il progetto in deroga per la demolizione dell’attuale oratorio e conseguente edificazione di un fabbricato avente le caratteristiche di edilizia residenziale così composto: un piano terra adibito a parcheggi (che quindi non sviluppava volumetria), due piani superiori in cui allocare 4 appartamenti e parziale piano terzo adibito a servizi con frangisole (anche questo non sviluppava volumetria). Si dichiarava nella richiesta che si trattava di opere di urbanizzazione secondaria, ma la normativa a cui si faceva riferimento era quella dell’edilizia residenziale, che prevede per le zone B un indice fondiario non superiore ai 6 mc/mq. Curioso era il fatto che non si capiva come si potesse accedere ai parcheggi a piano terra, visto che l’aiuola antistante il fabbricato veniva lasciata inalterata: una sorta di capacità di smaterializzarsi e rimaterializzarsi delle auto. Un palese tentativo di non manifestare appieno la portata dell’intervento e di aggirare furbescamente le difficoltà derivanti dal sottrarre al quartiere, oltre allo spazio destinato all’ oratorio, anche l’aiuola di cui fruiscono gli anziani del quartiere. Pur sollevato il problema, l’amministrazione comunale, piuttosto che sottoporre l’istante a procedura sanzionatoria per falso, ha operato affinché alcune delle criticità presenti nel progetto e sottolineate nel mio intervento venissero sanate.

Un progetto datato, valutato innumerevoli volte, scandagliato ripetutamente nei diversi ambiti, modificato a gennaio scorso per adattarlo alle richieste di modifiche sostanziali provenienti anche dai banchi della maggioranza, al centro di non poche polemiche e che ha visto la luce dopo mesi di infuocate sedute consiliari. Può illustrare il progetto e spiegare le motivazioni che la hanno portata a contestarlo aspramente in Consiglio comunale e attraverso la stampa locale?

Il progetto è stato ripresentato, in parte modificato, a gennaio 2017. A piano terra sono scomparsi i parcheggi e al loro posto sono stati allocati: servizi, vani tecnici, due piccoli vani adibiti ad oratorio (rispettivamente di 25 e 21 mq non contigui fra di loro), due zone indicate come porticati (per ridurre le volumetrie a piano terra e poterle sfruttare ai piani superiori per gli alloggi). Ai due piani superiori permangono i 4 appartamenti indicati come “casa canonica” (sic!). Va chiarito subito un elemento per sgombrare il campo da equivoci: l’attuale parrocchia Buon Pastore, ubicata alla via Medaglie d’oro, oltre al luogo di culto, possiede già un oratorio e una casa canonica. Quindi l’alloggio per il parroco esiste già: non si comprende pertanto la richiesta di costruire un edificio adibito ad alloggi per prelati in un area distante dalla parrocchia e che sicuramente non è destinata a soddisfare un’esigenza specifica di quella parrocchia. Pertanto, vi sono tutte le condizioni per ritenere l’edificio da costruirsi un vero e proprio convitto e siffatta destinazione è vietata esplicitamente dalle norme di PRG vigente.

Lei in Consiglio comunale ha più volte fatto riferimento alla normativa nazionale vigente in materia urbanistica nonché al PRG attualmente in vigorecheil provvedimento relativo al progetto della casa canonica sembrerebbe aver disatteso. E’ ancora di questa opinione? Quali disposizioni lei ritiene nella fattispecie siano state violate nella realizzazione di questo progetto? Può fare chiarezza in merito?

L’art. 3 del Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968 n. 1444 determina i rapporti massimi tra gli spazi destinati a insediamenti residenziali e quelli pubblici o riservati ad attività collettive.
Tale previsione di dotazioni minime ha carattere inderogabile e le relative localizzazioni sono stabilite nel vigente PRG.
In sede di adeguamento del PRG alla L.R. n. 56/80, avvenuto nel 2003, al fine di assicurare il rispetto degli standard minimali, la Regione Puglia ha vagliato quest’area, oggi oggetto di intervento, quale urbanizzazione secondaria attrezzatura religiosa “Buon Pastore”.
Quindi la destinazione dell’area è esclusiva ad usi pubblici.
Per cambiare tale destinazione e consentire un uso privatistico dell’area realizzando residenze, il Consiglio Comunale avrebbe dovuto procedere all’adozione di una variante urbanistica, con tutte le connesse garanzie di legge: VAS, pubblicazioni ed approvazione regionale; invece, ha perpetrato uno scorretto esercizio della sua funzione discrezionale approvando la “scorciatoia” del progetto in deroga urbanistica, ovvero un’attività amministrativa illegittima perché non consentita per interventi che incidono, modificandola,sulla destinazione d’uso dell’area.
Difatti, la normativa richiamata ha posto urbanisticamente un inderogabile vincolo pubblicistico della destinazione di uso ad attrezzature collettive di questo spazio: l’ex art. 3 del D.M. n. 1444/1968 inibisce su questo spazio insediamenti residenziali, quale è invece quello prospettato dall’insediamento dei quattro alloggi per prelati.
Il progetto va anche in deroga a molte norme di Piano Regolatore Generale del Comune di Barletta.

Inoltre, La normativa nazionale – DPR 380/2001, art. 14 co.3- così recita: “La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare esclusivamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati …..”.
Invece, le deroghe previste nel progetto, oltre ai limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, riguardano altri parametri previsti dall’art. 2.32 delle Norme Tecniche d’Attuazione del vigente PRG del Comune di Barletta: la superficie del lotto, che dovrebbe essere minimo di 1000 mq ed invece è di 153 mq, la superficie coperta, che può essere massimo il 60% dell’intero lotto ed invece nel progetto è il 100%, i parcheggi, eccetera. Deroghe, queste ultime, escluse dal DPR 380/2001.

Sempre all’art. 2.32 delle NTA ( Norme Tecniche di Attuazione) del vigente PRG, si riporta che:: “Nelle aree per chiese ed opere parrocchiali non è ammessa la costruzione di collegi, convitti e monasteri”.

Il progetto che sarà realizzato, invece, si appalesa – per le motivazioni sopra riportate- come un vero e proprio convitto. Ciò è in contrasto con il divieto di costruire “collegi, convitti e monasteri” previsto nel vigente PRG.

La normativa a cui si fa riferimento nel progetto è quella dell’edilizia residenziale. Confermando che si tratta non di opere collettive ma di veri e propri alloggi, l’elemento che colpisce negativamente è che per realizzare i 4 appartamenti si sacrifica lo spazio ad oratorio a piano terra portandolo dagli attuali 138 mq netti a soli 46 mq (1/3), tra l’altro anche spezzettati. Ci si inventa due zone “a porticato” a cui non si fanno sviluppare volumetrie. Nell’accezione di porticato si intende una zona pienamente fruibile da chi si trova all’esterno del manufatto. In questo caso così non è: queste due zone sono completamente recintate da muri, fioriere e cancelli; se si volesse accedere a quegli spazi si dovrà suonare e farsi aprire. Quindi piuttosto che porticati potremmo parlare di tettoie, di verande a livello del piano terra, di pertinenze esclusive, che se non sono completamente aperte su tre lati sviluppano cubatura, secondo l’interpretazione consolidata dell’Ufficio Tecnico Comunale di Barletta. Altra furbata che avrebbe dovuto indurre il consiglio comunale a rigettare con sdegno il progetto, perché non si può offendere impunemente l’intelligenza dei consiglieri comunali, ma così non è stato.

La possibilità di utilizzare finanziamenti stanziati dalla Conferenza episcopale italiana ha indotto la parrocchia del “Buon Pastore”a richiedere la trasformazione della vecchia struttura in una canonica, avvalendosi della norma che consente interventi costruttivi “in deroga”. Così si è espresso il sindaco all’indomani dell’approvazione del progetto da parte del consiglio comunale. Al netto di queste dichiarazioni, lei, consigliere, che è un ingegnere, vuole spiegare la differenza tra un intervento in deroga al PRG e una variante urbanistica?

Intanto mi preme sottolineare che i finanziamenti CEI avrebbero potuto essere destinati per una migliore causa: per il miglioramento della struttura esistente lasciando la destinazione d’uso ad oratorio.
Come ho già detto, il progetto in deroga non cambia la destinazione urbanistica dell’area: quindi l’intervento deve essere compatibile con gli usi collettivi di destinazione dell’area. Se invece si intende passare da un uso pubblicistico ad un uso privatistico-residenziale dell’area, si deve procedere con una vera e propria variante urbanistica, seguendo un iter completamente diverso. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto procedere in tale senso e non aggirare l’ostacolo in maniera furbesca.
Lei ha inoltre sottolineato come non si sia tenuto conto di quanto disposto dall’art. 5 della convenzione -della durata di 60 anni- per la concessione a titolo gratuito del suolo comunale. A quale convenzione si fa riferimento? E cosa prevede questo articolo?
Il suolo comunale è stato concesso a titolo gratuito poiché si è riconosciuta la finalità di pubblica utilità dell’utilizzo del manufatto, attuale oratorio. Se così non fosse stato dichiarato, la concessione del suolo, per legge, non sarebbe potuta essere a titolo gratuito.

Cosa si intende per pubblica utilità?

Per pubblica utilità si intende un uso pubblico ed utile alla collettività del manufatto. E’ una dicitura riportata per le opere finalizzate a fornire servizi e beni alla collettività. Viene utilizzata ai fini espropriativi per realizzare opere pubbliche fruibili da tutta la collettività.

Si spieghi meglio: il criterio di perseguire “fini di pubblica utilità” è stato osservato? E se lei ritiene di no, perché?

Assolutamente no. Non è stato osservato. Vorrei mi si spiegasse cosa c’è di utile per la collettività nella costruzione di un convitto per prelati, per non parlare dell’uso pubblico, come se tutti potessero accedere agli alloggi ed usufruirne.
Penso sia chiaro come sia stata forzata pesantemente la mano per l’approvazione di tale progetto.

Il dirigente al ramo – architetto Laricchiuta – ha espresso parere favorevole al provvedimento motivandolo ampiamente in occasione proprio della seduta consiliare svoltasi il 20 giugno. Cosa può dirci al riguardo? E’ riuscita a modificare il suo convincimento sul provvedimento? E se no, perché?

Purtroppo le dichiarazioni rese dal dirigente in Consiglio comunale sono state evasive e non hanno chiarito quelli che erano i punti da me richiesti. Ma non me la prendo con il dirigente. Le pressioni esercitate dall’amministrazione comunale affinché si approvasse il progetto sono state tante e tali che gli uffici hanno alla fine sposato la tesi: siccome ad abitarci saranno i prelati l’uso è utile e pubblico. Non è stato reso un buon servizio alla città.

Alla luce di quanto da lei rilevato, è possibile, dunque, ritenere questo progetto frutto ancora una volta nella nostra città di speculazione edilizia da parte del partito del mattone che impera da vent’anni a Barletta? Speculazione edilizia o progetto virtuoso di riqualificazione di un quartiere?

Purtroppo non è da vent’anni che impera a Barletta il partito del mattone, ma da molto prima. Tenga conto che il PRG è del 1971 e con quello strumento si sancì la possibilità di poter realizzare volumetrie fino a 18 mc/mq, mentre la normativa nazionale del 1968, quindi già operante, sanciva come limite 6 mc/mq.
Spiace dirlo, ma bisogna prendere atto che la Curia in questo caso si è piegata alle stesse logiche che hanno animato l’azione degli imprenditori edili dagli anni ’60 ad oggi e che hanno devastato la nostra città: cementificazione pesante di tutto il territorio, sottrazione di spazi pubblici, carenza di verde, di spazi per la socialità, di centri sociali. La cosa che fa ancor più riflettere è che sia stata proprio la Curia -che dovrebbe avere al centro della propria azione la funzione sociale- a rendersi promotrice un’operazione che può essere tranquillamente definita di mera speculazione edilizia, dimostrando così di non essere in sintonia con la Chiesa sociale professata da Papa Bergoglio.
Con lo stesso criterio potrà in futuro avanzare altre richieste per edificare, e sugli attuali oratori e su terreni dati in concessione dal Comune, palazzine per civile abitazione: basta che affermi che ad abitarci saranno prelati, come se la funzione di residenza venisse meno solo perché ad abitarci non sono comuni cittadini ma religiosi.

Dagli scranni de “La Buona Politica”sono state sollevate al provvedimento più o meno le stesse perplessità da lei avanzate: il consigliere Dipaola ha paventato addirittura il rischio che ci si possa ritrovare a fare i conti con una “Montaltino-bis”. Lei è dello stesso parere?

Stiamo chiaramente parlando di interventi di portata differente in quanto a cementificazione e sfruttamento del territorio. Si è fatto notare che anche nel caso di Montaltino il parere del dirigente all’urbanistica era favorevole, e ciò però non ha impedito alla magistratura di procedere contro i consiglieri che avevano approvato quell’atto. L’ignoranza non è ammessa in politica, soprattutto dopo che con il mio intervento avevo esplicitato tutte le criticità per me presenti in quel progetto.
Ho comunque avanzato richiesta di annullamento della delibera alla Provincia Barletta-Andria-Trani, ente preposto alle funzioni di controllo e di verifica di legittimità.

Anche i ragazzi che i cittadini del quartiere Medaglie D’Oro e i parrocchiani del Buon Pastore, hanno fatto sentire lapropria voce attraverso i media esprimendosi a favore del progetto che investirà la casa canonica. Eppure, come da lei rilevato durante l’ultima seduta di Consiglio comunale, le dimensioni dell’oratorio dovrebbero essere notevolmente ridotte. Come giustifica lei questo entusiasmo?

Non so cosa li entusiasmi di tale intervento. Ognuno esprime il proprio punto di vista che comunque va rispettato. Io ho ritenuto di svolgere il ruolo di rappresentante istituzionale cercando di assolvere al meglio il ruolo per il quale sono stata eletta e svolgere la funzione di controllo sul rispetto delle norme e delle leggi al fine di salvaguardare quello che per me è il bene sovrano: l’interesse collettivo della città.

Per concludere: l’amministrazione Cascella è, a suo parere, promossa o bocciata con riguardo alle politiche urbanistiche e di gestione del territorio? Sono state rispettate o disattese le linee di mandato?

Nell’operato della giunta Cascella ci sono luci (poche) ed ombre (tante).
Bisogna dare atto che in materia urbanistica non sono state operate varianti, fatto salvo l’escamotage utilizzato per non andare in variante urbanistica sull’attuale oratorio, come ho già sopra specificato.
Fra le ombre va ricordato che nel 2015 si è verificato un evento increscioso, che ha determinato la estromissione della componente di sinistra dalla maggioranza: l’amministrazione comunale ha provato ad adeguare il PRG vigente alla vecchia normativa paesaggistica, il PUTT, per non doversi adeguare al PPTR, normativa che ha introdotto maggiori tutele e vincoli al territorio. Tale tentativo fu sonoramente bocciato dal Consiglio comunale. Se così non fosse accaduto l’amministrazione Cascella sarebbe stata responsabile di aver scritto una pagina nera per il futuro urbanistico del nostro territorio.
Altro elemento di criticità è quanto si sta attualmente vivendo circa la pianificazione urbanistica. E’ paradossale che siano trascorsi inutilmente 4 anni senza che l’amministrazione comunale abbia prodotto nulla di concreto nel percorso per l’approvazione del PUG. Sono mesi che la giunta ha adottato una bozza di DPP ( Documento Programmatico Preliminare)che su mia denuncia è risultata essere piena di errori, ambiguità, omissioni. La bozza è stata modificata apportando delle correzioni, che però a quanto sembra non sono ancora sufficienti: negli uffici si continua a lavorare a modifiche, correzioni, integrazioni. Va ricordato che sulla bozza di DPP il sindaco Cascella aveva posto la questione di fiducia, la stessa che chiese sull’adeguamento al PUTT al consiglio comunale. Fiducia data dalla giunta su un atto pieno di errori.
Il giudizio non può che essere negativo.

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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