È passata una settimana dalla fine della Festa Patronale a Barletta, ma la polemica è ancora accesissima. Il motivo è l’ “esodo” dei barlettani durante i tre giorni di festa coi quali avrebbero dovuto essere celebrati i Santi Patroni, giornate che sono state sempre attese con ansia dalla popolazione e che adesso vengono sfruttate per trascorrere una vacanza in altre località turistiche, portando quindi risorse economiche altrove. Questa situazione va avanti già da diverso tempo, ma pare che quest’anno si sia arrivati a una percentuale altissima ben superiore a quella delle estati precedenti.

Qualcosa è evidente che sia cambiato, dato che fino a qualche anno fa la Festa Patronale era un vero e proprio evento che tutti attendevano con entusiasmo. Forse sarebbe ora che ci si cominci a chiedere cosa. L’obiettivo, in questa sede, non è certo quello di trovare dei colpevoli né di fare un’analisi tecnica o politica, ma di offrire il semplice punto di vista di una cittadina – che certamente potrebbe non essere condiviso.

 N.1 LE LUMINARIE

Fin dai tempi antichi le luci notturne sono servite per creare atmosfere suggestive, dare idea di bellezza, grandiosità ed eleganza e così è ancora oggi. Sicuramente, come in molti ricorderanno, le luminarie di un po’ di anni fa erano molto diverse da quelle che vediamo oggi per le vie centrali della città: avevano un effetto più maestoso e suggestivo. Forse potrebbe sembrare una banalità, si potrebbe pensare che sia un dettaglio che non faccia poi così tanta differenza, ma in realtà non così. Si pensi alla città di Molfetta che durante la sua Festa Patronale si riempie di cittadini e visitatori provenienti da tutte le città limitrofe che vi si recano appositamente per vedere le luminarie meravigliose che vengono allestite per l’occasione. Stessa cosa dicasi per la salentina Scorrano, eletta addirittura capitale mondiale delle luminarie. Non importa quanto i presenti siano pressati e schiacciati tra la folla, queste luci sono una “calamita” per la gente e su questo non c’è molto altro da aggiungere.

N.2 LE BANCARELLE

Ecco un punto piuttosto spinoso, la posizione delle bancarelle. Il fatto che siano state spostate da Corso Garibaldi e Corso Vittorio Emanuele alla zona compresa tra la Cattedrale e il Castello potrebbe essere un bene per varie ragioni che in molti sostengono, ma una cosa è certa: l’effetto di attraversare le bancarelle sotto la luminaria nel pienissimo centro di Barletta è insostituibile e inimitabile in alcun altro punto della città. E aveva un suo perché, c’è poco da fare. Se poi ci siano delle motivazioni più valide, questo lo stabiliranno i lettori stessi in base alle loro idee e opinioni e ovviamente qui non si escludono a prescindere.

N.3 LA DISORGANIZZAZIONE

Le bancarelle non si mantengono ne si gestiscono da sole come dei robot automatici, ma vengono montate e gestite da delle persone, extracomunitari e non. E a delle persone dovrebbe essere dato almeno un posto in cui accamparsi con le proprie risorse e come minimo dei bagni chimici, senza che siano costrette a dormire, urinare e defecare per strada, riducendo quella zona centrale della città a una latrina a cielo aperto (i lettori concedano il termine) e un accampamento non autorizzato. Risale proprio all’anno scorso la notizia di alcuni venditori che si erano accampati nei pressi di Piazza della Sfida. Fortunatamente la nostra città potrà mancare di molte cose, ma non certo di spazi.

N.4 DOV’È FINITO LO SPETTACOLO?

Arriviamo a un tasto abbastanza dolente e qui si passerà a un tono più personale perché utile al fine. Intendo risalire ai miei ricordi di bambina, quando i miei genitori mi portavano ogni anno nei pressi della statua di Eraclio dove allestivano un palco coperto sul quale un’orchestra suonava musica classica meravigliosa e io, incantata, ascoltavo con piacere e vedevo Corso Vittorio Emanuele riempirsi pian piano di gente. A Piazza Aldo Modo allestivano spettacoli comici e musicali che riuscivo a sentire fin da casa, concerti tenuti da Nomi di un livello sicuramente più alto rispetto a quelli degli ultimi anni. E in aggiunta a questo, a volte almeno un giorno dei tre c’era un concerto al Fossato del Castello. La festa patronale si concludeva con fuochi d’artificio grandiosi. Dove sono finite tutte queste cose? Una cosa tristemente comica è che ormai si usa dire da noi che chi viene a Piazza Roma in concerto, ci lascia le penne poco dopo per quanto è anziano e ormai dimenticato. Il Fossato è invaso da un silenzio assordante (salvo eccezioni) da un tempo che non è ben definibile da chi non ha documenti sottomano.

Nessuno di questi motivi da solo può giustificare il fatto che gli stessi barlettani “scappino” dalla propria città. Potrebbero sembrare le solite polemiche banali. Tutti insieme possono costituire un problema. Qualcuno ha detto che le temperature a luglio sono troppo elevate o che tre giorni di festa sono troppi. Da che se ne sappia, a luglio ha sempre fatto caldo e un giorno in più di festa non è mai dispiaciuto a nessuno. Ma da che mondo è mondo è anche vero che l’uomo è sempre andato dove gli è stato offerto offerto di più. Non sarebbe l’ora che anche la città di Barletta offrisse di più?

Foto a cura di Giovanni Ferrini

 

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